Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/265

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256 pensieri (4308-4309)

vere la storia delle gesta di esso Vero nella guerra partica, mi par proprio di leggere una lettera di qualche moderno scrittore a un giornalista sopra qualche sua opera. Lo stesso amor proprio, esagerazione, noncuranza del vero ec. E in verità quella lettera (vedi anche quella di Cicerone a Lucceio) ci mostra quanto dobbiamo fidarci di storie, anche contemporanee. Ma che differenza tra gli antichi e i moderni ancor qui! Questi raccomandano 1o, delle operucce, 2o, a un giornalista, 3o, per un articolo; quelli: 1o, de’ fatti militari o civili, 2o, a uomini famosi, 3o, per una storia ec. ec. La lettera di Vero è senza niuna diversità nell’edizione milanese e meriterebbe di esser citata tradotta (Firenze, anniversario del mio primo arrivo a Firenze, 1828, 21 giugno).  (4309)


*   Tanto è vero che tra gli antichi la prima lode era quella della felicità, che noi vediamo nelle Orazioni funebri, e in simili casi, gli Oratori dovendo lodare, per esempio de’ soldati morti per la patria, cominciar dal mostrare che essi non sono stati infelici, che la loro morte non è stata una sventura. Oggi al contrario: si cercherebbe d’intenerir gli uditori sopra il loro caso: il muover la compassione in tali circostanze era cosa al tutto ignota, era un vero controsenso presso gli antichi. Le loro Orazioni funebri sono tutte consolatorie.


*    Dionigi D’Alicarnasso nei giudizi sopra gli scrittori antichi biasima Tucidide per aver preso un argomento di storia che conteneva le sventure della sua patria (Atene), e loda al paragone Erodoto per aver preso a tema le vittorie de’ greci sui barbari. Anche nelle storie questi rispetti, e a’ tempi di Dionigi (Firenze, 29 giugno, dí di s. Pietro, e mio natalizio, 1828).


*    Solone appo Erodoto, I, c. 32, parlando a Creso