Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/318

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(4367-4368) pensieri 309



*    Alla p. 4347. È cosa dimostrata che il piacer fino, intimo e squisito delle arti, o vogliamo dire il piacere delle arti perfezionate (e fra le arti comprendo la letteratura e la poesia), non può esser sentito se non dagl’intendenti, perch’esso è uno di que’ tanti di cui la natura non ci dà il sensorio; ce lo dà l’assuefazione, che qui consiste in istudio ed esercizio. Perché il popolo, che non potrà mai aver tale studio ed esercizio, gusti il piacer delle lettere, bisogna che queste sieno meno perfette. Tal piacere sarà sempre minore assai di quello che gl’intendenti riceverebbero dalle lettere perfezionate (altrimenti non sarebbe in verità un perfezionamento quello che le mette a portata de’ soli intendenti); e quindi ci sarà perdita reale; ma a fine che la moltitudine riacquisti il piacere perduto, e del qual solo ella è capace. Vedi p. 4388.


*    Alla p. 4357. Il romanzo, la novella ec. sono all’uomo di genio assai meno alieni che il dramma, il quale gli è il piú alieno di tutti i generi di letteratura, perché è quello che esige la maggior prossimità d’imitazione, la maggior trasformazione dell’autore in altri individui, la piú intera rinunzia e il piú intero spoglio della propria individualità, alla quale l’uomo di genio tiene piú fortemente che alcun altro.


*    Alla p. 4351. È anche insufficiente il dire che la lingua dell’immaginazione precede sempre quella della ragione. Nel nostro caso, cioè nella Grecia a’ tempi di Solone, ed anche a’ tempi stessi d’Omero, già molto colti, (e similmente in tutti i casi dove trattasi di poesia e di prosa colta e letteraria), l’immaginazione avea già dato alla ragione tutto il luogo  (4368) che bisognava perché questa potesse avere una sua lingua (5 settembre 1828).


*    Col perfezionamento della società, col progresso dell’incivilimento, le masse guadagnano, ma l’indi-