Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/59

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54 pensieri (4130-4131)

in produzione conservazione e distruzione dei suoi componenti, e quindi la distruzione di ogni animale entra nel fine della detta natura almen tanto quanto la conservazione di esso, ma anche assai piú che la conservazione, in quanto si vede che sono piú assai quelle cose che cospirano alla distruzione di ciascuno animale che non quelle che favoriscono la sua conservazione; in quanto naturalmente nella vita dell’animale occupa maggiore spazio la declinazione e consumazione, ossia invecchiamento (il quale incomincia nell’uomo anche prima dei trent’anni), che tutte le altre età insieme (vedi Dialogo della natura e di un Islandese, e Cantico del Gallo silvestre), e ciò anche in esso animale medesimo indipendentemente dall’azione delle cose di fuori; in quanto finalmente lo spazio della conservazione, cioè durata di un animale, è un nulla rispetto all’eternità del suo non essere, cioè della conseguenza e quasi durata della sua distruzione. Similmente mille cose e mille animali che non hanno in niun modo per fine la conservazione di un tale animale, hanno bensí una tendenza assoluta a distruggerlo, o per la conservazione propria o per altro. E ciò s’intenda di individui e di specie. E il numero di tali individui o specie, animali o no, tendenti naturalmente alla distruzione di una qualsisia specie o individuo di animale (siccome di quelle tendenti al suo dispiacere) è maggiore di quello tendente alla sua conservazione (siccome al suo piacere).

Del resto che il fine naturale dell’animale non sia la propria conservazione direttamente e immediatamente, cioè per causa di se medesima,  (4131) si è dimostrato nel Dialogo di un Fisico e un Metafisico. L’uomo ama naturalmente e immediatamente solo il suo bene, e il suo maggior bene, e fugge naturalmente e immediatamente solo il suo male e il suo maggior male: cioè quello che per tale egli giudica. Se gli uomini preferiscono la vita a ogni cosa, e fug-