Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta/Avvertenze

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Conclusioni Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta

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Avvertenze


Alla pag. 9. Riferendo la descrizione del tipo del cacciatore segestano fatta da C. O. Müller, confesso di aver letto per riesiger la parola reisiger; accortomi dell’equivoco, noto che questa voce (del resto abbastanza antiquata) potrebbe in questo caso rendersi in italiano per armato.

Alla pag.27. Il signor cav. Fraccia, autore di molti scritti sulle antichità segestane, con estrema cortesia ha voluto mostrarmi l’obolo pregevolissimo ond’è parola più sopra alla nota 1, della pagina 20 ed ho trovato che ebbi ragione a dubitare dell’accusativo ΠΟΡ(ΠΑ)ΚΑ.

La monetina pesa gr. 0,69, e mostra, in generale, i tipi di quella che è qui disegnata alla Tav. I, n. 9; ma la rendono singolarissima le seguenti varietà: nel dritto, l’iscrizione EPVKINA, retrograda, accanto alla figura muliebre; e nel rovescio, sopra del cane, una testa barbata e cornuta con capelli irti, e intorno, una nuova leggenda [p. 39 modifica]retrograda. Della quale, sopra la testa del cane, si leggono le lettere Greek Pi archaic.svgΟΡ nitidissime; dietro di questo si vede un K, che potrebbe anche essere un N, e sotto, nell’esergo, A.

Se l’iscrizione, come pare, è intera, avremo dunque Greek Pi archaic.svgΟΡΚΑ o Greek Pi archaic.svgΟΡΝΑ secondo il diverso valore che si vorrà dare alla quarta lettera; ma poiché la prima parola non ha significato alcuno e la seconda lo ha, mi intratterrò solo di questa. Egli è da ricordare il nome di Venere ericina espresso nel dritto; e con quello par che accordi inesorabilmente il nome del rovescio. È noto come i Greci dessero all’Afrodite non celeste il nome di Ἑταῖρα1; ma pure troviamo tolto quel che poteva restare di gentile in questa voce, e gli abitanti di Abido adoperare addirittura lo sconcio soprannome di Πόρνη2. Il quale doricamente è espresso nella moneta dell’Erice, ove il santuario di Venere ebbe tanta rinomanza per le non caste grazie delle sue sacerdotesse. L’iscrizione del dritto prova che la figura muliebre è al certo quella della dea.



Note

  1. Welcker, l. cit. II, 713.
  2. Ateneo, 572 c., 573 a.