Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/444

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la rinnovazione dell’investitura dei feudi, che quel convento riconosce dalla Chiesa di Trento[1]. E perchè niuno dei vassalli potesse addurre ignoranza o altra scusa, Bernardo fece pubblicare una citazione (sotto le consuete pene di caducità) a presentarsi entro il termine di mesi sei per chiedere la debita rinnovazione delle investiture. Dei 28 settembre di quest’anno v’è una sentenza pubblicata da Antonio de Leudro, vicario generale, a nome del vescovo, contro Guglielmo Propst, professo dell’Ordine dei canonici regolari di S. Agostino in Gries, per varii delitti da esso commessi[2]. Li 25 decembre dell’anno medesimo i consoli e governatori di Bagolino esprimono con lettera la loro contentezza di divenir sudditi della Chiesa di Trento e promettono a Bernardo di mandare loro procuratori a giurargli fedeltà[3]. Riguardo a cotesto affare, il vescovo Bernardo ricevette dall’imperatore Massimiliano il comando di far distruggere la Rocca d’Anfo e due altre fortezze nei confini del Tirolo e di Brescia, onde rendersi libera e aperta la strada per quelle parti. Sullo stesso affare di Bagolino, vi sono più lettere scritte dai consoli di quella terra al vescovo Bernardo nell’anno susseguente 1516. In una si lagnano seco che i capitani cesarei li abbiano, contro i loro privilegi, aggravati di un’imposta di fiorini 1200, costituendone l’esattore. Nell’altra ripetono al vescovo la loro soggezione e gli esibiscono i loro

  1. Miscellanea Alberti, T. III, fol. 191.
  2. Miscell. Alberti, T. VII, fol. 39.
  3. Miscell. Alberti, T. VI, fol. 167.