Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/453

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di Ceniga del contado di Arco dall’una, e Battista Gariolo, capitano di Castel Toblino, pei diritti del castello, e ser Guglielmo Travaia di Cavedine, colono del maso di Pietramurata, spettante alla mensa vescovile di Trento, dall’altra, intorno ai confini, che in quella occasione vennero fissati e diedero norma ai tempi avvenire[1]. Il primo di aprile dello stess’anno, la città di Trento ottenne da Carlo V la conferma de’ suoi privilegi[2]. Il vescovo Bernardo, avendo invano aspettati all’obbedienza i conti d’Arco, riguardo alla rinnovazione dell’investitura feudale dei castelli di Spineto e di Ristoro, appartenenti alla Chiesa di Trento, ed anzi avendo inteso che i medesimi conti ed alcuni loro antenati s’erano fatto lecito di chiederla, contro ogni giustizia, dall’Impero, spedì li 16 aprile di quest’anno in Vormazia, ove risiedeva l’Imperatore, Giovanni Gaudenzo Madruzzo, in qualità di suo legato, con ordine di produrre dinanzi il supremo Consiglio della Germania l’atto di protesta di nullità contro il suddetto attentato; il che eseguito, ne fu fatto pubblico rogito[3]. Nel maggio di quest’anno, dopo molte sollecitudini usate, il vescovo Bernardo ebbe il contento di ottenere dall’Imperatore la restituzione di Riva e suo territorio[4]; contro un reversale, col quale obbligavasi di mettervi un capitano o trentino o tirolese, che presti il giuramento

  1. Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 120.
  2. Miscell. Alberti, T. IV, fol. 218.
  3. Miscell. Alberti, T. III, fol. 232. T. VI, fol. 119.
  4. Bonelli, Notizie istorico-crit., T. III, P. I, pag. 297, 299, 300.