Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/129

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robinson crusoe 105


delfino. Io mi avea fatto una lenza di gomona sfilata, ma mi mancavano gli ami; ciò non ostante io pigliava spesso tanto pesce quanto poteva aver volontà di mangiarne; seccato tutto al sole il pesce pigliato, lo mangiava dopo questa preparazione.

5. Giorno impiegato lavorando su gli avanzi del naufragio. Fatto in pezzi un altro trave, m’impadronii di tre grandi tavole d’abete che legate insieme feci navigare alla spiaggia appena sopravvenuta la grossa marea.

6. Impiegato nello stesso lavoro; e trattine parecchi catenacci ed altri ferramenti; ottenuti con grande stento e portati a casa con tanta fatica, che mi trovai stanco da vero ed in procinto di abbandonare l’opera.

7. Pure ci tornai ancora, ma non con intenzione di lavorare. Trovai che il corpo del vascello si era fracassato sotto il proprio peso, perchè le travi ne erano rotte e molti pezzi di esso ne pareano staccati; il fondo della stiva era sì aperto, ch’io ci poteva guardar dentro, ma quasi affatto pieno di acqua e di sabbia.

8. Portatomi allo stesso genere di lavoro, presi meco un rampicone di ferro per disfare il ponte che lasciai questa volta libero di acqua e di sabbia. Trattene due tavole, portai anche queste al lido con l’aiuto dell’alta marea, e lasciai ove gli aveva portati i rampiconi per valermene nel dì seguente.

9. Tornato all’opera e apertomi strada nell’interno col mio rampicone, sentii parecchie botti, che mossi col ferro stesso, ma senza poter levarle di lì; sentii pure un fascio di piombo inglese e mi riescì anche di smoverlo, ma era troppo pesante per tirarlo via di dov’era.

Dal 10 al 14. Ognuno di questi giorni fu impiegato nella stessa natura di lavoro, e mi fruttò molti pezzi di legname, assi o tavole, e due o tre quintali di ferro.

15. Portai meco due accette per provare se potessi tagliare un pezzo del fascio di piombo, collocandovi sopra il taglio di una di esse e battendola con l’altra; ma siccome questa rimaneva per un piede e mezzo nell’acqua non potei imprimerle alcun colpo che facesse effetto.

16. Era spirato un gran vento tutta la notte, onde lo scheletro del vascello appariva rotto anche di più dalla forza dell’onde. Ma io era rimasto sì lungo tempo ne’ boschi a procacciarmi colombi pel mio nudrimento che, sopraggiunta la grossa marea, m’impedì in questo giorno di andare al consueto lavoro.