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entro cui preparare veruna sorta di lesso o stufato; due o tre uova di testuggine per la mia cena.

Nel tempo parimente di tal prigionia cui la pioggia mi costringea, impiegai due o tre ore di ciascun giorno nell’allargare la mia grotta. In un fianco di questa scavai tanto che venni a riuscire del monte e ad aprirmi una porta posta fuori della mia trincea per la quale poteva entrare e venir fuora a mio talento. Pure non mi trovai troppo contento di essermi messo così allo scoperto, perchè di riparato come io viveva in una perfetta chiusura, adesso al contrario io mi trovava più indifeso. Ad ogni modo non sapeva persuadermi che in quest’isola vi fossero viventi da far paura; i più grossi che avessi veduti erano capre.

30 settembre. Eccomi ora arrivato all’infausto anniversario del mio tristo approdare in quest’isola. Contate le tacche del mio stipite, vi trovai di esser rimaso trecento sessantacinque giorni. Distinsi questo giorno con un solenne digiuno, dedicandolo unicamente ad esercizi di pietà, prosternandomi a terra con la più sincera umiliazione, confessando a Dio le mie colpe, riconoscendo la giustizia de’ suoi giudizi adempiutisi sopra di me, e pregandolo ad usarmi misericordia pei meriti di Gesù Cristo. Non avendo preso alcuna sorta di refezione per dodici ore, solo al tramontare del giorno mangiai un pezzetto di biscotto ed un grappolo d’uva secca, terminando la mia giornata come l’aveva incominciata. In tutto questo tempo erano state trascurate da me le domeniche, perchè, priva su le prime d’ogni sentimento di religione la mente mia, io non facea nissuna differenza tra un giorno e l’altro della settimana. Ma ora tornai a tenere il registro dei giorni, siccome aveva divisato su le prime, e partendo dal principio di essere rimasto qui un anno, lo divisi in settimane, notando con un segno suo proprio ogni settimo giorno, cioè ogni domenica; benchè trovai in fin del conto di aver perduto uno o due giorni nel mio computo. Poco appresso, essendo cominciato a mancarmi l’inchiostro, mi ridussi a valermene con maggiore risparmio, ed a notare soltanto gli avvenimenti più memorabili della mia vita senza continuare un giornale espressamente per l’altre cose.