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132 robinson crusoe


Seconda metà di ottobre
Novembre
Decembre
Gennaio
Prima metà di febbraio
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\left\{
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\end{matrix}
\right.
} Asciutta, il sole essendo a mezzogiorno della linea.

Le stagioni piovose duravano talvolta più, talvolta meno secondo la parte donde soffiava il vento.

Dopo avere esperimentate le triste conseguenze dell’andare attorno quando piovea, ebbi la previdenza di far tali anticipate provvigioni che ne’ tempi cattivi mi salvassero da questo bisogno; poi me ne rimaneva in casa il più ch’io poteva durante i mesi delle piogge. Non mi lasciai mancar lavoro in questo intervallo, che mi tornò anzi giovevole assai, perchè mi diede campo a procurarmi parecchie di quelle cose che mi sarebbe stato impossibile il conseguire senza molto dispendio di applicazione e di continuata fatica. Soprattutto io avea tentate molte prove per fabbricarmi un canestro; ma tutti i rami ch’io potea procacciarmi a tale effetto erano sì fragili che non mi servivano a nulla. Certo io sentiva allora il vantaggio di essermi dilettato nei giorni di mia fanciullezza a passar le ore nella bottega di un fabbricatore di tali mercanzie, che dimorava nella stessa città ove viveva mio padre: era in quei giorni, come sono in generale tutti i fanciulli, e uficiosissimo nel prestargli servigio e attentissimo all’andamento del suo lavoro, cui diedi più volte una mano. Io avea pertanto una perfetta conoscenza degl’ingegni da operarsi per tale manifattura, ma non mi mancava poco mancandomi i materiali. Stava affliggendomi di ciò, quando mi venne in mente che gli alberi adoperati per averne i pali or crescenti della mia palizzata, avrebbero dovuto essere tigliosi quanto i salci ed i vimini dell’Inghilterra. Risoluto di farne l’esperimento finchè i giorni erano asciutti, mi trasferii nel dì seguente a quella ch’io chiamava mia casa di villeggiatura, ove tagliati alcuni ramuscelli di tali alberi, li trovai perfettamente al mio caso. Laonde nel giorno appresso tornato quivi con un’accetta, ne tagliai una grande quantità che non durai fatica a rinvenire, perchè ve ne avea grande copia. Fattili seccare entro la mia palizzata, li trasportai indi alla mia grotta, ed impiegai la stagione seguente nel fabbricarmi parecchi canestri ad uso sia di trasportare or terra da un luogo all’altro or provvigioni a casa, sia di conservar queste. Non dirò