Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/209

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schifo a guardarle. Ma non credo di essere mai stato così vanaglorioso della mia abilità o più contento d’alcuna delle mie invenzioni, siccome quando mi scopersi capace di farmi una pipa da tabacco; e benchè mi riuscisse assai sgarbata e sol di terra cotta rossa, come tutte l’altre suppellettili di tal genere della mia fabbrica, pure era sì dura e salda, e conduceva il fumo sì bene, che ne ebbi il massimo dei conforti, perchè era stato sempre avvezzo a fumare. E trovavansi delle pipe nel vascello naufragato; ma su le prime non pensai a cercarne, perchè non m’immaginava che vi fosse tabacco nell’isola; in appresso, accortomi del tabacco, non rinvenni pipe quando andai a rintracciarne.

Anche nella mia arte d’intessere vimini feci grandi progressi, onde mi procurai in copia quanti canestri mi furono necessari e di quante fogge mi suggeriva la mia immaginazione; e ancorchè non fossero molto eleganti, pure erano tali che si maneggiavano comodamente, e mi servivano o per riporvi o per tirare con essi alla mia abitazione le cose mie. Per esempio, se fuor di casa io ammazzava una capra, la sospendeva ad un albero, la scorticava, la rimondava, la faceva in pezzi, e portava ciò che era buono a casa mia entro un canestro; così faceva d’una testuggine: toltole il guscio, ne traeva fuori le uova e due o tre pezzi di carne, che era quanto bastava per me, e poste queste cose in un canestro per portarmele a casa, lasciava indietro il restante. Ampi canestri parimente ricevevano le mie spighe ch’io sempre sgranava quando erano secche, e rimondate le conservava in altri grandi canestri.

Cominciava ora ad accorgermi che la mia polvere scemava notabilmente. Essendo questa una mancanza che mi era impossibile il riparare, mi diedi a pensar seriamente a qual partito mi sarei appigliato quando non ne avrei avuto più, o sia come avrei fatto per provvedermi di capre. Nel terzo anno del mio soggiorno nell’isola io m’avea già, come dissi, allegata e addimesticata una giovine capretta nella speranza di prendere un maschio della sua razza che la facesse madre; ma non potei mai giungere a questo intento, e la mia capretta intanto divenne una vecchia capra che per altro non ebbi mai cuore di uccidere e che morì sol di vecchiaia.

Io era già all’undicesimo anno del mio soggiorno in quest’isola, e le mie munizioni, come osservai, andando a finire del tutto, mi diedi a studiare qualche insidia opportuna ad accalappiare capri in modo