Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/208

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giugnessi a ricompormi. Primieramente mi facea maraviglia che questo animale fosse venuto qui, nè capiva poi perchè fosse venuto piuttosto qui che in un altro luogo; ma appena fui certo che chi mi chiamava era il fedele Poll, gli stesi la mano, lo chiamai anch’io pel suo nome; quella cara bestiuola venne a me, si posò sul mio pollice, come era solita fare, e continuò con le sue esclamazioni e domande come se veramente si rallegrasse al rivedermi; dopo di che me la ricondussi all’antica casa.

Aveva già dismessa, e per qualche tempo, la voglia di far corse sul mare; ed aveva ancora abbastanza occupazione per alcuni giorni nel rimanermene tranquillo meditando i pericoli cui m’era esposto. Certo mi sarebbe piaciuto assai tornare ad avere la mia navicella dal lato dell’isola ove abitava; ma non vedeva come fare per ottenere tale intento. Alia parte orientale già costeggiala, ben sapeva che non era più via da tentarsi: mi si restringeva il cuore e mi si agghiacciava il sangue al solo pensarci sopra. Quanto all’altro lato dell’isola, ignorava come fossero le cose colà; ma se l’impeto della corrente era forte su la spiaggia orientale, come era stato a questa, io correva lo stesso rischio di esserne trascinato e portato lontano dall’isola, come fui l’ultima volta; con sì fatte considerazioni pertanto mi contentai a restarmene senza la mia navicella, ancorchè fosse stata il frutto di tanti mesi di fatica impiegati a fabbricarla e d’altrettanti per metterla in acqua.

Mantenutomi in questa moderazione d’animo per un anno circa, condussi una vita assai pacata, ritirata, solitaria non ho bisogno di dirvelo; ed essendosi le mie idee perfettamente conformate al mio stato, e confortato affatto dalla mia rassegnazione nelle disposizioni della Provvidenza, sembrommi di condurre una vita felice in tutto e per tutto, se si eccettui l’esser fuori della società.

Divenni in questo tempo più abile in tutti quegli esercizi meccanici, cui m’obbligava dedicarmi la natura dei miei bisogni, e credo che ad un caso avrei potuto divenire un eccellente falegname, tanto più ove si consideri la scarsezza degli stromenti che aveva.

Oltre a ciò pervenni ad una inaspettata perfezione ne’ miei lavori di terra cotta, in che m’ingegnai sì bene, che arrivai ad eseguirli col soccorso di una ruota: trovato che mi fu utilissimo a far le cose mie e più facilmente e infinitamente meglio, giacchè riduceva a forme tonde e ben proporzionate quelle manifatture che dianzi mettevano