Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/217

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robinson crusoe 183


abitante dell’Inghilterra si fosse scontrato in tal creatura qual io appariva allora! Se non moriva dallo spavento si sarebbe senza dubbio smascellato dalle risa; ed io spesse volte stando a contemplar me medesimo non poteva fare altrimente, immaginandomi di passeggiare in quella forma e con quell’abbigliamento per la contea di York. Permettetemi che vi dia un abbozzo della mia figura.

Io aveva un grande, alto, informe berrettone di pelle di capra: una larga falda che ne sporgeva di dietro mi riparava il sole ed impediva alla pioggia di cadermi giù per le spalle, nulla essendovi di così pernicioso in questi climi come l’acqua piovana che s’introduca tra i panni e la carne.

Il mio abito era una specie di saio di pelle di capra anch’esso, i cui lembi mi venivano giù sino alla coscia, ed un paio di brache aperte al ginocchio della medesima pelle, che per altro appartenne ad un vecchio caprone, il cui pelo mi scendea da entrambi i lati sino a mezza gamba formandomi una specie di pantaloni; calze, scarpe io non ne avea di veruna sorta; nondimeno io m’avea fatto un paio di cose, che non so come nominare: chiamiamole borzacchini, che coprendomi il resto della gamba, si allacciavano da una parte come le uose; ma d’una barbarissima forma come, per dir la verità, era di barbarissima forma tutto il restante del mio abbigliamento.

Aveva una grande cintura di pelle, sempre di capra, tenuta stretta da due coregge della stessa pelle che prestavano ufizio di fibbie; ad entrambi i lati le pendeano da una specie d’anello di fune, come se fossero spada e pugnale, una da una parte una dall’altra, una piccola sega ed un’accetta. Aveva pure una tracolla non larga quanto la cintura, assicurata alle mie spalle nello stesso modo, che veniva ad unirsi sotto al mio braccio sinistro e da cui pendeano due borse, già fatte anch’esse di pelle di capra, una delle quali contenea la mia polvere, l’altra i miei pallini. Dietro a me portava il mio canestro e su la spalla il mio moschetto, e sollevato al di sopra del capo un tozzo, deforme, enorme ombrello, già della pelle medesima, ma che, dopo il mio moschetto, era la cosa più importante e necessaria che avessi indosso. Quanto al colore del mio volto non era veramente tanto quel d’un mulatto, quanto si sarebbe potuto aspettare da un uomo che non si curava niente di comparire e che vivea tra i nove e i dieci gradi dell’equatore. La mia barba avrebbe potuto naturalmente crescere sino alla lunghezza di un quarto di braccio; ma non mancando io punto