Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/221

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robinson crusoe 185


postomi a guardare la punta degli scogli sporgenti all’infuori, quella punta intorno alla quale fui costretto passare con la mia navicella, come già narrai, rimasi attonito al vedere la somma calma e placidezza del mare: non un increspamento, non un moto, non una corrente più quivi, che in qual si fosse altro luogo. Non sapendo menomamente spiegare a me stesso come ciò avvenisse, risolvetti d’impiegar qualche tempo in osservazione, per vedere se mai tutto ciò fosse stato opera della marea; nè andò guari che dovetti convincermi donde fosse derivato il tutto. La marea venendo da ponente, ed influendo sul corso di qualche torrente ingrossato della spiaggia, potè sola essere stata l’origine di quella corrente; e secondo che il vento soffiava con maggior forza da ponente o da tramontana, la corrente stessa si sarà estesa più vicino alla spiaggia o ne sarà andata più lontana. Di fatto trattenutomi in que’ dintorni fino a sera, e tornato su la stessa eminenza che il riflusso si era già fatto, vidi di bel nuovo la corrente siccome in passato: solamente non radea tanto la punta, perchè questa volta ne era lontana di mezza lega all’incirca; mentre nel caso mio le stava sì da presso, che trascinò me e la mia piroga in sua compagnia: ciò che ora non mi sarebbe accaduto.

Questa osservazione mi persuase ch’io non aveva a far altro che notare i momenti del flusso e del riflusso della marea, e che dietro una tale osservazione non mi sarebbe stato difficile il ricondurre nuovamente alla mia parte d’isola la piroga; ma quando io m’apparecchiava a mandare ad esecuzione questo mio disegno, tale atterrimento s’impadronì dell’animo mio che, al rimembrare unicamente il pericolo in cui mi trovai, non solo non fui più capace d’intertenermi nel primo pensiere, ma presi al contrario una nuova risoluzione più sicura, se bene più faticosa: quella cioè di costruirmi un’altra piroga e così averne due, una per ciascun lato dell’isola.



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