Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/25

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robinson crusoe 13


al di fuori. Oh! i miei occhi non si sono mai incontrati in una sì spaventosa veduta: il mare si accavallava in montagne che si rompevano sopra di noi ad ogni tre o quattro minuti. Quando potei guardare all’intorno, mi trovai circondato dalla desolazione per ogni dove; due navi che stavano all’âncora presso di noi avevano, per alleggerirsi di carico, tagliato i loro alberi rasente la coperta; la nostra ciurma gridava che una nave ancorata un miglio all’incirca dinanzi a noi era sommersa. Due altre navi staccate dalle loro ancore venivano trasportate alla ventura, e ciò dopo aver perduti tutti i loro alberi. I più piccioli navigli se la scampavano meglio, siccome quelli ch’erano meno travagliati dal mare; pure ci passarono da presso due o tre di essi vaganti in balía delle onde con le sole vele di civada esposte al vento. Verso sera il capitano e il bosmano vennero a proporre al nostro capitano che si tagliasse l’albero di trinchetto, cosa dalla quale questi grandemente rifuggiva; nondimeno il bosmano avendo protestato che, se il suo superiore persisteva nell’opporsi a tale espediente, la nave sarebbe colata a fondo, questi acconsentì; ma poichè l’albero di trinchetto fu tagliato, l’albero di maestra rimasto isolato dava tali scosse alla nave che fu forza tagliare esso pure, onde il ponte rimase diradato del tutto.

Lascio giudicare a chicchessia in qual condizione mi fossi all’aspetto di tutte queste cose, io inesperto al mare, e ch’era rimasto sì spaventato a quanto potea quasi dirsi un nulla. Pure se in tanta distanza di tempo io posso ancora raccapezzare i pensieri che mi agitarono allora, io era dieci volte più inorridito dal pensare al mio primo pentimento ed alla mia ribalderia di essere tornato dopo di questo alle antiche risoluzioni, che a quello della stessa morte; il quale orrore aggiunto allo spavento prodotto in me dalla burrasca, mi pose in tal deplorabile condizione che non vi sono parole atte a descriverla. Ma il peggio non era anche venuto; la procella imperversava con tanto furore che i più provetti marinai confessavano di non averne veduta mai una peggiore. Certo avevamo una buona nave, ma enormemente carica, e si abbassava tanto che i marinai gridavano ad ogni momento: E lì lì per andare per occhio[1]. Fu mia fortuna per

  1. Andare per occhio presso i marinai italiani, massime veneti, si dice di una nave che affondi. L’autore inglese qui si è servito di una parola che non era intesa nel suo vero senso da Robinson; io le ho sostituita quest’altra che certo un Italiano non comprende in tale significato se non gli viene spiegata o se non è un uomo di mare.