Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/524

Da Wikisource.
464 robinson crusoe


in cenere e queste e tutte le cose che vi aveano lasciate: perdita gravissima per essi ed irreparabile almeno di lì a qualche tempo.

Rimasero fermi in quel posto quanto bastò per accorgersi che i selvaggi, a modo di feroci belve, sparpagliavano, dilatavano le loro devastazioni in cerca di preda per ogni dove e soprattutto delle case degli altri coloni, della cui esistenza nell’isola si capiva che erano pienamente in formati.

A tal vista i due Inglesi temettero di non essere più sicuri nella situazione che aveano presa, attesa la verisimiglianza che quelle fiere quivi ancora estendessero le scorrerie; e poichè in quel momento potevano venire in grossa masnada, giudicarono ritirarsi un miglio più in là. Così col dar tempo a costoro di disperdersi avrebbero avuto che fare con un minor numero d’assalitori alla volta: tal previdenza fu lodata dall’esito.

La seconda posizione che presero fu all’ingresso della parte più folta de’ boschi, laddove trovarono un vecchio tronco d’albero incavato ed ampio abbastanza perchè vi si appiattassero tutt’e due, come fecero, con mente di regolarsi secondo il porterebbe l’occasione. Nè andò guari che mostraronsi due selvaggi, i quali correvano appunto a quella dirittura come se fossero informati di quel nascondiglio, e avessero deliberata intenzione di andar lì ad assalirli. In poca distanza ne venivano dietro loro altri tre, poi cinque che tenevano tutti la stessa strada. Oltre a questi i due Inglesi nascosti ne videro sette o otto che correvano da un’altra banda a guisa di veri cacciatori che battano tutta la campagna cercando salvaggiume.

Qui nacque ne’ poveri nostri rifuggiti una grande perplessità sul mantenere quella posizione o fuggire; ma dopo una brevissima consulta tenuta insieme pensarono che, se lasciavano andar tanto innanzi i selvaggi, questa genìa finalmente, prima che arrivasse lo sperato soccorso degli Spagnuoli, avrebbe potuto scoprire l’ultimo lor rifugio nei boschi, nel qual caso tutto era perduto per essi. Risolvettero pertanto di star lì di piè fermo e, se avessero capito d’aver che fare con troppi per combatterli in una volta, sarebbero saliti su la cima d’un albero, di dove, fin che duravano loro le munizioni, non dubitavano di non sapersi con le loro armi da fuoco (cosa che mancava agli assalitori) difendere, quand’anche tutti i selvaggi sbarcati, che ammontavano ad un dipresso a cinquanta, fossero venuti per assaltarli.

Convenuti in ciò, la seconda loro disamina fu se dovessero far