Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/579

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robinson crusoe 511


dell’Indie Orientali in un bastimento ammannito da una società di negozianti verso de’ quali commetterei una patente ingiustizia, se lo tenessi qui in ozio su l’âncora consumando le vettovaglie e i salari dei marinai a scapito de’ proprietari. Egli è vero che ho per patto la permissione di fermarmi su questa spiaggia dodici giorni ed anche otto di più, purchè paghi tre lire sterline per ogni giornata che lascio trascorrere oltre alle dodici. Tredici ne sono trascorse. Capite come io sia affatto fuor del caso d’accingermi alla missione che mi proponete, quando mai non lasciassi andare il bastimento senza di me; ed in tal caso se questo vascello che non ne ha d’altri in compagnia pericolasse, tornerei nelle medesime strette tra cui mi vidi alla prima, e dalle quali fui liberato per un vero miracolo.»

Confessava anch’egli ch’io era ad un arduo partito; ma non si stava dal farmi comprendere con belle maniere che metteva su la mia coscienza la soluzione di questo problema: se il far la beatitudine di trentasette anime non valeva il rischio di quanto un uomo ha su la terra? Io poi, devo dirlo, mi mostrai men tenero di cuore di lui, onde me gli voltai.

— «Certo, mio signore, la è una bella cosa farsi lo stromento della conversione di trentasette eretici: ma voi siete un ecclesiastico e chiamato espressamente e naturalmente dal vostro ufizio a tal genere di sante opere. Come va che non vi offerite voi per tale incarico in vece di stimolar me?»

All’udir questo mi guardò in faccia, e poichè camminavamo l’uno a fianco dell’altro, mi fermò facendomi un inchino.

— «Ringrazio con tutto il cuore Dio e voi, mio signore, per vedermi sì evidentemente chiamato ad un’opera tanto caritatevole. Se dunque le vostre circostanze vi rendono difficil cosa l’assumervi un tale incarico, e lo credete ben affidato a me, eccomi pronto, e ravviso una felice ricompensa a tutti i rischi e travagli che ho sofferti in quest’interrotto malagurioso viaggio, l’essermi finalmente capitata fra le mani un’impresa tanto gloriosa.»

Io gli leggeva su le sembianze una specie di estasi mentre parlava così; i suoi occhi scintillavano come fuoco, gli splendeva il volto, il suo colore andava e veniva come se fosse stato per cadere in deliquio. Rimasi taciturno per qualche tempo, tanta fu in me la meraviglia di vedere un personaggio fornito d’un sì verace zelo e trasportato da questo zelo oltre a tutti i consueti limiti serbati dagli