Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/613

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robinson crusoe 543


Non mi lasciò andare avanti nel dire, e m’interruppe sorridendo e con gentilissimi modi.

— «Signore, scusate, voi sbagliate nelle vostre congetture, e nessuno de’ pensieri che dite, mi passò mai per la testa. Mi consolate per altro spiegandomi con tanto candore la buona intenzione di restituirci entrambi alla nostra patria, e v’assicuro che nulla m’avrebbe suscitata l’idea di fermarmi qui, se la navigazione che imprendete non fosse sì eccedentemente lunga e pericolosa, e non mi rendesse sempre più lontana la probabilità di raggiugnere tutti quanti i miei amici. La sola cosa di cui vi prego e concedermi una piccola proprietà nel paese ove rimango, e uno o due servi, e i pochi attrezzi che le vanno indispensabilmente connessi. Così potrei stabilirmici qual piantatore in espettazione dell’istante, in cui rivediate l’Inghilterra donde mi riscatterete: so bene che giunto colà non vi scorderete di me. Intanto io vi darò alcune lettere pe’ miei amici di Londra, ai quali voglio raccontare tutto il bene che mi avete fatto e in che parte del mondo e in che condizioni ora mi trovi. Quando questa vostra promessa del mio riscatto arrivi ad avverarsi, tutta la piantagione che m’avrete lasciato, tutti i miglioramenti che avrò fatti sovr’essa, a qualunque somma ne ammonti il valore, saranno affatto di vostra proprietà.»

Questo discorso lo trovai fatto con molto garbo, avuto massimamente riguardo alla giovinezza di chi lo teneva, e m’andò più a sangue, perchè n’ebbi una positiva certezza, che il matrimonio di cui parlava non si riferiva ad esso. Lo accertai che, se fossi vissuto tanto di rivedere sano e salvo l’Inghilterra, mi sarei dato grandissimo pensiero di ricapitare le sue lettere e di adoperarmi efficacemente a suo pro; chè certo non avrei dimenticato in quali acque or lo lasciava.

Ciò non ostante durava in me la curiosità di sapere chi fosse lo sposo, curiosità ch’egli tosto appagò, onde rimasi gratamente sorpreso quando gli udii nominare quel mio ometto da tutti i mestieri, perchè a mio giudizio non si poteva immaginare un matrimonio conchiuso più acconciamente. Il carattere del marito l’ho già altrove dipinto; quanto alla fidanzata, essa era una giovane onestissima, modesta, un vero specchio di religione e saviezza, oltre a molta dose di squisito discernimento, ad una sufficiente avvenenza della persona e ad un modo d’esprimersi piacevole ed acconcio, non mai scevro