Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/633

Da Wikisource.

robinson crusoe 559


Circa mezz’ora dopo, si portarono tutti in massa verso la poppa del nostro bastimento, ed in tanta vicinanza che potevamo facilmente distinguerli l’uno dall’altro, benchè non potessimo immaginare qual fosse il fine di quella guerresca loro operazione; onde non durai fatica a capire esser costoro della razza de’ miei antichi amici: di quei selvaggi coi quali m’era già avvezzato a cimentarmi nella mia isola. Indi a poco si allargarono alquanto per venire a mettersi dirimpetto al destro fianco del nostro bastimento, il che eseguirono in pochi minuti. Ci erano venuti sì da presso che potevano udirci parlare. Allora mi raccomandai alla nostra gente di tenersi ben appiattata per paura che ci lanciassero nuove frecce, ordinando intanto ai cannonieri di tenersi lesti.

Questa facilità di udire gli uni gli altri le nostre voci mi suggerì l’idea di mandar Venerdì sul ponte, affinchè parlando loro forte nel suo linguaggio nativo vedesse di sapere che cosa volevano. Così fece e Venerdì mi secondò. Intendessero o non intendessero le parole di Venerdì, questo non seppi; so che appena le ebbero udite, sei di que’ mascalzoni fecero un voltafaccia, ciascun d’essi mostrandogli il suo bel di Roma, nudo come Dio lo avea fatto, quasi gli dicesse nello stile del più infimo facchino della nostra plebe: Baciami questo. Fosse tale l’usanza de’ lor cartelli di disfida, o un mero atto di disprezzo, o un segnale dato agli altri compagni, non ve lo dirò. So che nello stesso momento Venerdì ne gridò che stavano per iscoccare i lor archi, e in mal punto per lui, povero sfortunato! chè volarono sul ponte trecento selvagge frecce, tre delle quali, a mio ineffabile cordoglio, stesero morto quello specchio de’ servitori, unico de’ nostri che fosse in vista a que’ barbari; tre sole lo trapassarono benchè tre altre gli rasentassero la persona; tanto eran quei mascalzoni bersaglieri mal pratici!

Fui preso da tanta ira al vedere questo barbaro fine del mio fedele servo ed amico, che fatti tosto caricare cinque cannoni a mitraglia e quattro a palla, diedi loro tal fiancata di cui non ebbero mai l’idea in loro vita, ve ne do parola. Non erano lontani da noi più di un mezzo tratto di gomona, quando sparammo; i nostri cannonieri presero sì bene la loro mira che tre o quattro canotti furono mandati sott’acqua dal primo colpo, come avemmo ragione di crederlo.

Certo non avrei stimato un’offesa grave l’atto sconcio che fecero in risposta al mio messaggio, perchè non poteva sapere se quanto è la