Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/714

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conversione dei pagani alla religione di Cristo[1], chè insegnano loro a mala pena a profferirne il nome, oltre ad alcune preci alla Madonna e al suo Figliuolo in una lingua non intesa dagli ammaestrati, e a farsi il segno della croce; pure non può negarsi che questi predicatori della religione, detti missionari, sono mossi da zelo e carità e, persuasi di far salve quell’anime, si fanno stromenti tutt’altro che neghittosi a tal uopo; anzi con questa mira affrontano non solamente i travagli d’un sì lungo viaggio e in tanti barbari luoghi, ma spesse volte e la morte e i più aspri tormenti, sofferti volentieri per amore della buon’opera a cui sonosi accinti.

Ma tornando alla mia storia, questo missionario francese, questo padre Simone si apparecchiava per comando avuto, sembra, dal capo delle missioni, al viaggio di Pekino, regal sede dell’imperatore chinese; nè aspettava se non l’arrivo d’un altro ecclesiastico, che avea commessione di raggiugnerlo, partendosi da Macao, e di andare in sua compagnia. Non v’era quasi volta in cui ci trovassimo insieme, ch’egli non m’invitasse ad imprendere questo viaggio con lui, e non mi promettesse di farmi veder tutte le splendenti rarità in quel potente impero, e soprattutto: «Una città, egli mi diceva, che la vostra Londra e la mia Parigi messe insieme non arrivano ad agguagliare.» Parlava della città di Pekino che, lo confesso, e grandissima ed infinitamente popolata. Ma siccome io guardava queste cose con occhio diverso da quello degli altri uomini, così mi riservo pronunzia e su questo particolare in poche parole la mia opinione, quando nel dar conto de’ miei viaggi sul territorio chinese mi verrà a proposito.

Per ora rimango col mio frate o missionario. Un giorno che il mio socio ed io pranzavamo con lui, ed eravamo tutti di bonissimo umore, lasciai capire che non sarei stato lontano dall’imprendere quel viaggio in sua compagnia. Non ci volle altro. Non vi fu genere d’argomenti e fervorose istanze con cui non mi stringesse a risolvermi.

— «Come mai, padre Simone, gli disse il mio socio, potete desiderare tanto la nostra compagnia? Sapete pure che siamo eretici; non potete per conseguenza nè amarci nè aver gran vocazione a stare con noi.

— Oh! rispose il padre Simone. Non è mica detto che col tempo non diveniate buoni Cattolici. Veramente il mio affare in questi paesi

  1. Qui pure mi riporto alla precedente nota.