Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/719

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uno scrivano giapponese, il giovine tornò addietro, portando garofano e droghe in gran copia ed anche merci europee, che si avea procacciate, trafficando con gli Spagnuoli delle Filippine. In questa nuova venuta al Giappone fu soddisfatto con esuberante lautezza del nolo del bastimento, che dopo avergli servito al secondo viaggio, egli non volle più vendere. Il Giapponese allora avendogli affidato mercanzie per proprio conto, con queste e qualche danaro e droghe comprate del suo, il nostro giovine tornò a cercare gli Spagnuoli delle Manille, fra cui vendè eccellentemente il suo carico. Fattesi quivi ottime relazioni, ottenne il privilegio di franchigia pel suo vascello, che il governatore di Manilla noleggiò da lui per farsi trasportare ad Acapulco in America. Giunto col governatore stesso alla costa del Messico, ne ebbe la licenza di sbarcare colà, e di viaggiare nell’interno di quell’impero e di restituirsi entro una nave spagnuola con tutti i suoi uomini nell’Europa. Ebbe fortunatissimo il viaggio anche ad Acapulco, ove vendè il suo bastimento. Di lì, avuti gli opportuni passaporti, si recò per terra a Porto Bello, donde s’ingegnò tanto, il come non ve lo saprei dire, che raggiunse con tutti i suoi tesori la Giammaica. In somma, dopo una peregrinazione di otto anni, rivide smisuratamente ricco la patria sua, cose di cui avrò motivo di riparlarvi a suo tempo. Intanto ritorno agli affari che concernevano il mio socio e me, nella spiaggia dove eravamo.

In procinto ora d’accommiatarci dal bastimento e dai compagni lasciativi, non ci scordammo di pensare al premio da darsi ai due uomini, cui avevamo l’obbligazione d’essere stati sì a tempo avvertiti del grave pericolo che ne minacciava nell’acque del Camboia. Il servigio certamente fu segnalato, ed aveano ben meritato di noi, benchè, se si vuol dire la verità, erano una bella coppia di furfanti ancor essi. In fatti eglino pure alla prima ci aveano creduti pirati e scorridori entro un bastimento che non ci appartenesse; e ciò non ostante dispostissimi a farsi pirati anche loro in nostra compagnia, venivano a scoprirci i disegni macchinati contro di noi; anzi un d’essi con le confessioni che fece poi non ci lasciò più dubbiosi su i fini da cui fu mosso: quelli cioè di rapinare più a suo bell’agio. Non importa, il servigio lo avevamo ricevuto; era nostro debito rimunerarlo, e aveva promessa loro la mia gratitudine. Pagati dunque loro gli stipendi, di cui si dissero in credito col comandante di vascello, che in realtà avevano tradito, aggiunsi a questi una buona somma