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robinson crusoe 659


Caccia; primi affari co’ tartari; conseguenze del volere comprare un cammello; combattimento co’ Tartari Mongoli; arrivo alle frontiere della Moscovia.



Appena fummo fuori da questa gigantesca inezia chiamata muraglione, nè dissimile dal vallum Pictorum (bastione dei Pitti) fabbricato dai Romani e tanto famoso nella Nortumberlandia, cominciammo a trovare scarso di popolazione il paese, perchè qui i Chinesi erano per lo più costretti a confinarsi nelle città e piazze forti per non essere esposti alle invasioni e depredazioni de’ Tartari, che andando in grandi corpi al saccheggio, avrebbero trovato all’aperta campagna una ben debole resistenza per parte di quegl’inermi abitanti.

Qui subito si principiò a sentire la necessità di tenersi ben raccolti in carovana durante il viaggio, perchè vedemmo diverse bande di Tartari che vagavano attorno. Quando per altro fui giunto a scorgerli meglio, seppi sempre meno persuadermi che l’impero chinese potesse temere di essere conquistato da sì spregevoli cialtroni, orde di selvaggia canaglia, che non sa mantenere alcuna sorte di ordine, nè intende disciplina o metodo di combattere. I loro cavalli, vere carogne mal addestrate, non sono buoni a nulla. Di tutte queste cose ci accorgemmo al primo scontrarli, e ciò fu appena entrammo nella parte più selvaggia della contrada.

In quel giorno stesso il nostro conduttore diede il permesso a sedici de’ nostri di andare a caccia, e che bella caccia era quella! una caccia di pecore. Pure potea chiamarsi caccia, perchè non mi è mai toccato vedere animali di tale razza più servaggi e veloci nel correre. Unicamente non corrono per lungo tempo, onde siete sicuri del buon esito della vostra spedizione quando vi ci mettete, perchè si mostrano sempre a trenta o quaranta in un branco e, da vere pecore, fuggono tutti insieme.