Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/793

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Partenza da Tobolsk; ultimo pericolo superato; arrivo a Londra



Era il principio di giugno quando abbandonai questa remota piazza: una città, cred’io, di cui si parla ben poco nel mondo, e da vero sì giù d’ogni strada del commercio, che non vedo ragione per cui se ne dovesse parlare molto. Eravamo ora ridotti ad una piccolissima carovana, non avendo con noi altro che trentadue tra cavalli e cammelli in tutto, bestie che passavano tutte per mie, benchè il mio socio fosse il proprietario d’undici di esse. Era anche naturale ch’io avessi maggior numero di servi, che non n’ebbi per l’avanti. Il giovine principe si dava per mio maggiordomo; per che razza di personaggio poi passassi io non lo so, nè mi presi alcun fastidio di cercarlo. Dovemmo qui attraversare il peggiore e più vasto deserto che nell’intero nostro viaggio ne sia mai capitato. Lo chiamo il peggiore, perchè in alcuni luoghi la strada era incavernata del tutto, in altri piena d’alti e bassi da far paura; il meglio che credevamo poterne dire stava nel non doversi temere lungo essa masnade di Tartari o scorridori, i quali non venivano mai a questo lato dell’Oby, o vero ci venivano ben rare volte; ma su ciò ancora vedemmo da poi di aver fatto male il nostro conto.

Il nobile giovine mio compagno avea seco un fedele servo, nativo della Siberia, e per conseguenza praticissimo del paese, il quale ci conducea per vie sì fuor di mano, che scansavamo di entrare nè principali borghi o città poste su la strada maestra, quali erano Tumen,