Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/816

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724 memorie biografiche


nuove terre ed estranie nazioni, di pirati e bucanieri[1] che, mercè d’avventure da disperati corse su l’oceano, aquistaron sterminate ricchezze. Il suo soggiorno a Limehouse presso al Tamigi gli avrà fatto far conoscenza con que’ rozzi uomini di mare mezzo armatori, mezzo scorridori, e udire il racconto delle loro spedizioni; quindi col fare e co’ sentimenti de’ medesimi si sarà intimamente addimesticato. Da un passo della sua Rivista, di cui sfortunatamente non mi viene più a mano la citazione, si vede essere egli stato in relazione col Dampierre, uomo di mare, la cui dotta perizia e le nozioni letterarie trovansi ben di rado accoppiate in individui della sua professione, massime in que’ ruvidi figli dell’oceano, i quali, non sapendo che si fosse pace al di là della Linea, erano per gli Spagnuoli dell’America meridionale ciò ch’è il braccio alla lepre, e benchè contraddistinti per la denominazione alquanto più mite di bucanieri, valevano ben poco meglio del propriamente detti pirati. Ma il governo inglese, è cosa ben conosciuta, non si prendea gran pensiere di sterminare tal classe d’avventurieri, finchè limitavano alla Spagna e all’Olanda le loro depredazioni, e rare volte li molestava, se, tornati dalla lor vita di scorridori, si metteano quieti e venivano a godere in patria i lor guadagni di mal acquisto.

Il coraggio di cotesti uomini, i portentosi rischi che affrontarono, quelli cui si sottrassero quasi per miracolo, le romantiche contrade che attraversarono ebbero, sembra, un infinito vezzo pel nostro de Foe, che ha scritti diversi libri su tale argomento, ognun de’ quali, oltre all’essere piacevole, è notabile per la maestria, onde vi si vede tratteggiato il vero carattere del bucaniere. Sono di tal genere il Nuovo viaggio intorno al mondo; Viaggi e piraterie del capitano Singleton, e a questa classe propriamente appartiene l’ultima parte del Robinson Crusoe. Della estesa perizia del de Foe su quanto appartiene in generale alla nautica non potrà dubitare chiunque osservi che non si dà mai il caso in cui applichi fuor di tempo una frase marittima, o mostri ignorar nulla di quanto s’aspetta al carattere del personaggio posto in azione dalla sua penna. Le osservazioni sul commercio, che si frammettono con la massima spontaneità ai ragguagli fatti su i paesi stranieri, son tali quali dovevamo naturalmente aspettarcelo da colui che lunghi studi sovra ogni ramo di traffico fecero abile a scrivere le due opere intitolate: Informazioni sul commercio, il Trafficante inglese; opere da cui si scorge quanto gli fossero famigliari le contrade straniere, le loro produzioni, le costumanze, i sistemi di governo, e quanto in somma rendesse cosa facile o malagevole il negoziare con esse. Donde siamo indotti a concludere che il Pellegrino di Purchas, i Viaggi dell’Hackluyt e l’altre antiche autorità sieno state consultate da lui con non minor solerzia della curiosità con cui si fece ad ascoltare le testimonianze del suo amico Dampierre, del Wafer e d’altri che scorsero i mari australi come armatori, lo fossero per conto proprio, o, come usavasi allora, per commissione.

Il Shyloch fa una distinzione fra ladri di terra e ladri di mare. Ancorchè il nostro autore si sia trovato principalmente in vicinanza co’ secondi, non può dirsi per altro che mancasse affatto di nozioni su le pratiche e le furberie de’ primi. E temiamo bene non voglia attribuirsi alle sue lunghe e ripetute prigionie l’opportunità ch’egli

  1. Poco diversi dai filibustieri, ed in genere da tutti i pirati. Le scorrerie de’ bucanieri erano fatte quasi unicamente su i mari dell’America spagnuola, e Walter Scott ne dice ben tosto il motivo per cui questi venivano riguardati come un po’ meno ignobili degli altri pirati.