Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/824

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732 MEMORIE BIOGRAFICHE


ci hanno che far nulla fuor dell’essere state contemporanee al fatto narrato, queste superfluità appunto sembrano guarentire la verità di quanto egli afferma; ed in allora se si frammettono alla sua esposizione o scoppi di riso, o manifestazioni d’interna emozione, questi divengono altrettanti mallevadori ausiliari della sua buona fede; perchè appunto gli accessi di giocondità o di sensibilità son fuori del suo fare ordinario. Venuta dalla bocca di un tal uomo, credete una cosa che, narrata in tutt’altra guisa, avreste avuta per una frottola; così il Benedetto di certa commedia è persuaso che la Beatrice lo ami perchè glielo ha detto un uomo dalla barba bianca.

Nella testimonianza portata da un tale individuo sopra un soggetto generalmente interessante per tutti scorgiamo d’ordinario qualche punto che accerta la presenza di lui al fatto accaduto, ed alcune espressioni sol proprie di chi abbia vedute o udite le cose delle quali parla. Coloro che hanno l’abitudine d’intervenire alle sessioni giudiziarie criminali, durante l’interrogatorio de’ testimoni, odono frequentemente non solo da uomini e donne di giudizio, ma da gente bislacca e da spensierati ragazzi alcune particolarità impressionanti del genere della seguente. Un orrido assassinio era stato commesso a danno d’un tale che lo stesso assassino avea, sotto colore d’amicizia, invitato in sua casa. L’uccisore e la vittima si trovavano soli in una stanza, quando il primo, compiuto il delitto, si affrettò a cangiarsi di panni ed a fuggire di casa prima di essere colto sul fatto. Una fanciulla di dodici o tredici anni depose che stava giocando nell’estrema parte di quell’abitazione, quando udì l’accusato correre precipitosamente giù dalle scale ed inciampare su la soglia; e che anzi rimase spaventata dallo strepito udito. Le fu domandato se si ricordasse che altre volte le avessero fatto paura uomini nel correre giù dalle scale. Ella rispose di no, ma che nemmeno le era mai accaduto di udire uno strepito di quella fatta.

Un poeta, dotato anche della più fervida fantasia, avrebbe difficilmente osato attribuire un effetto così improntante alla disperata precipitosa fuga di un delinquente che cerca sottrarsi alle mani della giustizia; e avremmo forse dubitato della possibilità di questo effetto noi stessi se lo avessimo letto in una novella. Quanta forza di credibilità non acquista narrato dalla fanciulla stessa che ne rimase atterrita!

Egli è ben vero, nè può dubitarsene, che un autore prescegliendo questo singolare stile di narrazione, lo fa in tal qual modo a proprio rischio. Nello spogliarsi degli artifizi della narrazione, abbandona ancora la grazia della lingua; onde gli accadrà comparire talvolta prolisso, tal altra confuso ed oscuro, ancorchè la sua narrazione non manchi qua e là di splendore; nel che la sua storia potrà somigliare ad alcuni vecchi borghi cattolici del continente, ove, in tempo di notte, le strade, generalmente parlando, sono buie, eccetto alcuni punti privilegiati ove si mantengono lampade accese innanzi a qualche santuario; mentre la narrazione regolarmente ordinata può paragonarsi ad un borgo d’un villaggio inglese che nella stessa ora mostra lo stesso grado di luce da per tutto senza eccezione di luogo, se non facesse per raro caso questa eccezione o l’abitazione del giusdicente o la finestra dello speziale che presentassero un lume più caratterizzato. E certamente questa maniera di stile sarebbe l’ultima da adottarsi per uno scrittore mediocre, perchè, se bene sia possibile che la mediocrità d’un lavoro rimanga celata a più d’un occhio sotto i colori d’un bello scrivere, questa comparisce in tutta la nativa sua scipidezza se vuol vestire i panni della semplicità. Oltrechè, questo genere particolare di stile domanda che l’autore possegga il segreto del re Fadlallah: quello di trasmigrare da un corpo in un altro, impadronendosi di tutte quelle qualità che rinviene nell’anima del corpo