Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/17

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che altri preoccupasse in suo pregiudizio le ragioni del principato. Molto più (dovea dire, secondo che continuava a suggerirgli Demarato) che anche in Isparta le cose si regolano con questa legge: Che se vi hanno figli nati prima che il padre loro abbia occupato il regno; e un altro sia venuto a luce posteriormente, ma già regnante il padre; egli è a quest’ultimo, e non a nessun altro, che spettano le ragioni del principato. Serse seguitò appuntino i consigli ricevuti da Demarato: e Dario, giudicando i richiami di lui giusti e fondati, lo nominò suo successore al trono di Persia. Quantunque io sia d’avviso, che anche senza gli ammonimenti dello Spartano, Serse sarebbe a ogni modo pervenuto al regno, per la grande ragione che Atossa poteva tutto.

4. E Dario, dopo aver nominato Serse a suo successore al trono di Persia, era già sul punto di lanciarsi alla guerra. Ma nell’anno che seguì le cose finora descritte e la sedizione di Egitto, avvenne che esso Dario, nel mezzo dei suoi bellicosi apparecchi, dopo trentasei anni di regno, passò di vita. Onde non gli accadde di poter vendicarsi, come voleva, nè dei ribelli Egiziani nè degli Ateniesi. Morto poi Dario, il regno fu legittimamente occupato da Serse, suo figliuolo.

5. Serse, per vero dire, non aveva in principio l’animo punto inclinato a combattere contro la Grecia; ma radunava evidentemente la somma delle sue forze contro l’Egitto. Essendo però andato a lui Mardonio, figlio di Gobria, cugino di Serse, nepote per sorella di Dario; il quale esercitava nell’animo del re una tutta sua propria e potentissima azione; cominciò a parlargli in questa