Pagina:Delle istorie di Erodoto (Tomo III).djvu/38

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Imperocchè così procedettero nella scavazione del tratto loro toccato in sorte: che la bocca della fossa costrussero il doppio più larga della fossa medesima. E a mano a mano che progredivano nel lavoro, la distanza delle sponde sempre più andavano restringendo; col fine prefisso che la misura del fondo dovesse perfettamente corrispondere alla misura adottata da tutti gli altri. Ivi presso poi stendevasi un prato, che serviva come di fôro annonario a quella popolazione di lavoranti: e là concorreva gran quantità di grano venuto da tutte le parti dell’Asia per isfamar quella gente.

24. Io però (se devo dire quel che mi detta l’animo) credo che Serse s’inducesse a ordinare la scavazione dell’istmo mosso principalmente dal desiderio di ostentare la sua potenza, e di lasciare di sé un durevole monumento. Perchè, potendosi con nessuna fatica trasportare le navi da una parto dell’istmo all’altra, egli volle cionondimeno scavarlo, ed aprirlo al libero ingresso del mare, facendolo di tal larghezza da potervi passare comodamente due triremi di fronte a sforzo di remi (4). E ai medesimi uomini, cui era stata commessa la scavazione della fossa presso il monte Ato, fu eziandio ordinato da Serse di congiungere con un ponte le rive dello Strimene.

25. E mentre che il re occupavasi di queste cose, non trascurava le debite diligenze perchè fossero messe in pronto le funi necessarie al legamento dei ponti, affidandone l’incarico ai Fenici ed agli Egiziani. Quindi, perchè mai non avvenisse che gli uomini ed i giumenti addetti alla spedizione dovessero patire la fame, provvedeva accuratamente al servizio delle vettovaglie; ed investigati