Pagina:Di una grande strada a rotaie di ferro nel Regno di Napoli.djvu/3

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di un paese, è ciò che niuna mente umana, per vasta e profonda che sia, saprebbe assegnare. Certo è bene, che questo trovato semplice ma portentoso de’ tempi nostri, è una conquista fatta su molti secoli avvenire. La sua mercè sarà dato a noi quel che sarebbe stato follia sperare: di godere cioè quel grado di progresso ch’era serbato ai nepoti nostri, o tutto al più agli adulti figli nostri; gli stadi dell’umano incivilimento si percorreranno in un tempo infinitamente minore; quell’incremento che insensibilmente procede, e che appena avvertiamo, lo vedremo co’ nostri occhi succedersi e svilupparsi: e non crederemo ai nostri occhi; a noi vecchi parrà di aver vissuto due secoli, e non riconosceremo più le cose e gli uomini della nostra gioventù.

Qual sarà quell’uomo sì poco amante del suo paese, che non gli desideri il possedimento di un tanto bene? Però ci gode l’animo che la bella Italia nostra, già esempio e maestra altrui in tante cose, non sarà ultima in adottare il novello modo di comunicazione; e ne duole che nel regno di Napoli la configurazione del suolo potrebbe per avventura opporsi allo stabilimento di una di quelle grandi strade. E perchè una tale proposizione non sia presa in un senso erroneo, o di-
verso da quello che intendiamo, ci piace di qui soffermarsi alquanto alfin di svilupparla.

La strada di ferro che al regno di Napoli sarebbe di maggiore utilità è quella evidentemente che da Napoli attraverso degli Appennini, si stendesse in Puglia. Or questa secondaria catena di monti, che è la più alta delle secondarie d’Europa, e che si eleva al di sopra di alcune delle primarie, sviluppasi tutta in lunghezza, ed occupa colla sua base in larghezza un tratto assai breve rispetto alla sua altezza. Onde segue che erti oltremodo ne sono i versanti, e ripide le valli formatevi dai suoi fiumi; il che costituisce la figura e la disposizione meno favorevoli al passaggio d’una strada qualunque, e soprattutto di una strada di ferro. Imperocchè in grazia delle rotaie di ferro, l’attrito è talmente diminuito, ch’è permesso nei tratti orizzontali di decuplare il carico che un cavallo per esempio può trascinare su d’una strada comune: nel che principalmente consiste il vantaggio di quella specie di strade; ma appunto per quel grande aumento di carico, esse non consentono che insensibili pendenze: poichè come queste si elevano, tosto comincia a spiegarsi la gravità relativa, la quale essendo corrispondente al decuplo della forza di cui un cavallo è ca-