Pagina:Dodici monologhi di Gandolin.djvu/21

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la paura del coraggio 15


in municipio, una statua e forse un monumento equestre.

D’allora in poi, se due ladri mi fermassero, direi loro:

— Signori belli! ecco qua tutto quanto ho indosso, ma se vogliono favorire in casa c’è anche di meglio.

Anzi a questo proposito me ne è successa una.... (ogni tanto, gli scappa, parlando, uno scoppio progressivo e convulso di risa) Una notte, tardi assai, con un tempaccio da lupi, con la testa sempre piena di Barudda, svolto il cantone di via dell’Arancio, e piglio di petto un uomo il quale borbotta non so che. Io eccitato, a scanso di malanni, metto la mano nel taschino dicendo:

— Fermo e zitto, chè qui c’è l’orologio!

Allora egli, con moto convulso, mi mette in mano qualche cosa e scappa come il vento. Guardo: è un orologio con catena d’oro.

Il ladro ero io!

Gli corro appresso, urlando:

— Senta una parola!

Quello si volta e mi scaraventa sul naso un oggetto che afferro al volo.