Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/21

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sentassero questi due garzonetti ad un fanciullo bellissimo, e superbo, con l’ali in su gli omeri, con un archetto in mano, ed un turcassetto al fianco, e che egli con uno dei suoi strali toccati ambedue comandasse loro, che da indi innanzi, l’uno di capre, e l’altra di pecore pastori si facessero. Questo sogno afflisse molto Lamone e Driante, dovendoli far pastori, dove pensavano per lo contrassegno degli arnesi, che, come di gran legnaggio li tenevano, così di più alta fortuna fossero degni; in sulla qual speranza gli avevano sempre ben nutriti, bene accostumati, ammaestrati, ed esercitati in tutte quelle buone parti, che può dare una civil contadinanza: tutta volta parendo loro di dover obbedire in questo agli Dei, poichè per provvidenza di quelli erano scampati, comunicando il sogno tra loro, e nella grotta delle ninfe sacrificando all’alato fanciullo, il cui nome non sapevano, li mandarono con li loro greggi alla pastura, avendo lor prima mostrato quanto avessero a fare, come pascere avanti mezzo giorno, come dopo, quando a menare a bere, quando a dormire, quando bisognasse usar la mazza, e dove bastasse solamente il fischio e la voce. Presero i fanciulli il grado con grandissima allegrezza, come se fossero stati investiti di un gran principato, e presero affezione ciascuno alle sue bestiuole più che non è solito de’ pastori; perciocchè l’una teneva d’aver la vita per le pecore, e l’altro si ricordava di non esser morto per beneficio di una capra. Era nel principio di primavera, allor che i boschi, i monti, i prati sono tutti fronzuti, erbosi, e fioriti, e quando pe’ prati ronzan le pecchie, pe’ boschi cantan gli uccelli, pe’ monti scherzan gli agnelli; e per la dolcezza della stagione indolciti parimente i due pastorelli in sì fresca età, in sì gioiosa stagione tutti festosi, ciò che sentivano e che vedevano, tutto contraffacevano: udendo cantar gli uccelli, cantavano; vedendo ruzzar gli agnelli, ruzzavano; e per far come le pecchie, ancor essi coglievano fiori, e di quelli, altri si mettevano in seno, d’altri intrecciando quando un festoncino, e quando una ghirlandetta, or le ninfe ne ornavano, ed or le stesse