Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/45

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e di quante mele si trovano: di questo tempo uve infinite, fichi di più maniere, melagrane dolci, agre, e di mezzo sapore, e verdure di mortelle freschissime. La mattina in su l’alba vi si raunano di molte schiere d’uccelli, altri a cibarsi ed altri a cantare, perciocchè gli è coperto, ombroso, e da tre fontane rigato; e se dattorno gli fosse tolta la siepe che ’l chiude, parrebbe propriamente un bosco a vederlo. In questo mio giardino entrando io oggi sul mezzo giorno, vidi sotto certi melagrani, e fra certe mortelle un fanciulletto colle mani piene di coccole, e di granate: era bianco come un latte, rosso come un foco, pulito come uno specchio; era ignudo, era solo, giva scorrendo, e vendemmiando tutto il giardino, come se non ci avesse a fare se non egli. Io tosto che ’l vidi, temendo non con quella sua licenza mi guastasse qualche nesto, mi scoscendesse qualche ramo, gli mossi dietro, come per pigliarlo; ma egli mi fuggiva innanzi con una leggerezza, e con una facilità tale, che pareva che davanti mi si dileguasse; e come uno starnotto ora s’inframmetteva per li rosai, ora s’appiattava fra’ papaveri. Io per me ho durato assai volte fatica di pigliare i capretti, mi sono affannato assai volte di giungere i vitelli; ma questa era una fatica ed un affanno d’un’altra