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6 emilio salgari


i bisonti vi sono le pelli-rosse, le quali sarebbero ben felici di strapparvi la vostra capigliatura bionda e fors’anche la barba.

«Diavolo!... Sarebbero capaci di farne un totem della loro tribù.

Totem!... Che cosa essere, mister?

— Una specie di bandiera.

— Aho!... Mia barba diventare bandiera? Io essere molto riconoscente se dare a mia barba i colori inglesi.

— Sarà un po’ difficile, milord, poichè l’ocra rossa è quasi preziosa quanto l’oro, in questa regione.

— Spronate?

— No: allo! — rispose John con tono imperioso.

I quattro cavalieri si erano fermati, frenando a grande stento le loro cavalcature lanciate a gran galoppo.

John, il comandante del minuscolo drappello, era un vero gigante, massiccio come un bisonte, che portava le sue sessanta primavere colla disinvoltura d’un giovane trentenne.

Montava un cavallone tutto nero, uno splendido animale piuttosto raro nelle praterie americane, bardato alla messicana, ossia colla sella molto alta, il pomo d’argento intorno a cui era arrotolato il lazo, e le staffe corte e larghissime, pure d’argento.

Harry e Giorgio erano invece due giovani sulla quarantina, alti, robusti, assai abbronzati come tutti gli scorridori di prateria, abituati a vivere all’aria libera, esposti a tutte le intemperie ed al sole cocente.

Invece di cavalloni montavano dei mustani, quegli impareggiabili corridori, d’origine andalusa, piccoli di statura, colla testa leggiera, le gambe secche e nervose e la coda lunghissima; animali un giorno selvatici perchè figli dello spazio, ma preziosissimi quando sono bene addomesticati.

Il quarto individuo che storpiava orribilmente il linguaggio degli abitanti del Far-West e che i suoi compagni chiamavano milord, non aveva nulla di comune coi tre primi.

Era un uomo sulla cinquantina, alto, magro come un merluzzo seccato, cogli occhi azzurri ed i capelli biondastri che indicavano subito la sua origine anglo-sassone, con due basette svolazzanti ed una bocca larga quanto quella d’un forno, ed armata di certi denti da muovere l’invidia perfino dei pescicani.

Mentre i tre primi indossavano il pittoresco costume degli scorridori, di panno azzurro a grandi risvolti e cordoni infioccati, uose di pelle di cervo e sul capo larghi sombreros messicani con ghiande d’oro e d’argento, milord vestiva tutto di flanella bianca, con casco in testa adorno d’un velo azzurro ed alti stivali alla scudiera, ma non più lucidi però.

Come abbiamo detto, i quattro cavalieri avevano interrotta la loro galoppata e per precauzione istintiva avevano staccate dall’arcione le loro grosse e pesanti carabine, vere armi da caccia grossa.

Per alcuni istanti tutti interrogarono ansiosamente la sconfinata pra-