Pagina:Le strade ferrate italiane.djvu/22

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società sia nazionali, sia estere, senza la principale ingerenza dei grandi banchieri parigini, e dato il monopolio che ne viene di conseguenza, il nostro Governo se vorrà agire per concessioni nella costruzione delle nuove ferrovie, sia nell’uno che nell’altro dei tre sistemi testè sviluppati, si metterà nella condizione di riceverne i patti sempre duri, sepur talvolta non ascondano semi di future pretese.

Ed ammessa come innegabile questa necessaria dipendenza, chi non vede il pericolo a cui correrebbe incontro il Governo gettandovisi improvvidamente in braccio, e lasciando che queste associazioni estere, già padrone pur troppo delle nostre linee più facili e più proficue, si impadroniscano del rimanente? Ciò porterebbe per necessaria conseguenza la pressione in paese di una influenza straniera naturalmente sostenuta dalla diplomozia pei mezzi possenti di cui dispone; ciò la necessità di rinunciare alla concorrenza commerciale coi nostri vicini, dacché assicuratosi questa compagnia un prodotto sufficiente mediante le garanzie del Governo per le strade italiane, non è a dubitarsi che, per istinto patrio, essa non vorrà favorire con tutti i mezzi, che l’applicazione delle tariffe e l’interpretazione dei capitolati metterà a sua disposizione, il commercio in casa sua a danno del nostro. Supponiamo infatti che a questa associazione bancaria sia concessa la costruzione e l’esercizio della ferrovia attraverso alle Alpi Elvetiche, ideata appunto per attrarre nei porti italiani il commercio del Mediterraneo colla Germania Meridionale che ora si fa quasi esclusivamente per Marsiglia (e non potrà nella condizione attuale delle banche europee venire assunta che dall’uno o dall’altro dei membri di quella grande associazione bancaria, qualora non la eseguisca il Governo per conto proprio); è egli ammissibile che i nuovi proprietarj, i quali si saranno già accaparrata da noi sia una lauta sovvenzione, sia una garanzia di una lauta rendita annua, vorranno adoperare quest’arma per combattere le loro strade e la marina commerciale francese, e favorire all’incontro gli interessi per loro estranei e forse anche avversi di Genova e della marina italiana; o che non piuttosto cercheranno di eludere i patti, e deviare il commercio dalla nostra via?

Ben è vero che, ad ovviare questi inconvenienti; vengono sotto l’influenza governativa nominati i Consigli d’amministrazione delle