Pagina:Monsignor Celestino Cavedoni.djvu/25

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d’Europa si domandano sconsolati dove giaccia nascosta così lauta preda.

Ma la benigna fortuna si era riservata di alleviare l’oltraggio recato alla scienza. Quando è negata al Numismatico la gioja di affissare gli avidi sguardi sulla moneta, contemplandone le originali ed eloquenti sembianze, ei s’allieta abbastanza ove gli sia concesso di raffigurarne su fedele disegno la pinta imagine. Spuntava un giorno fausto e felice che tutta rasserenò la famiglia degli Archeologi, allorché s’intese che ancora esisteva quasi tutto l’apparecchio delle Tavole in rame rappresentanti i disegni delle monete Carelliane. Il Millingen dall’Inghilterra mandava fervidi voti perchè le preziose reliquie fossero salvate dal quasi certo naufragio onde erano minacciate, tutti facevano eco alle sue parole, ed apparve un nume benefico nel Braun che facendone l’acquisto allontanò tutti i pericoli, fé cessare tutte le apprensioni.

La scienza che scrive ne’ suoi fasti il nome del generoso Braun, gli pone accanto quello del Cavedoni che secondandone l’invito illustrava le Tavole Carelliane. Per opera dell’uno, veniva in certa guisa ricuperata una collezione di monete avidamente cercate, per la leggiadria dei tipi e per la squisita perfezione dello stile; una collezione che nel suo genere è la più insigne non dell’Italia solo ma dell’Europa, anche dopo tante scoperte numismatiche. Per opera dell’altro fu riordinata e descritta secondo i più recenti progressi della scienza. Il Braun, lieto di poter appagare la comune aspettativa, dava l’opera in luce coi tipi di Lipsia; che le officine Italiche non bastavano a tanto; due giovani celeberrimi Professori, Teodoro Mommsen e Ottone Jahn ne dirigevano con somma cura la pubblicazione, alteri d’aver preso una qualche parte nella