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Lo Stendardo dei Carabinieri [1]


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Parliamo dell’Esercito; parliamo dei soldati; di questi nostri commilitoni e confratelli, nelle cui vene scorre ancora vergine il buon sangue italiano; i quali, lontani da ogni alchimia parlamentare, non hanno mai chiesto, impugnando il fucile in servizio della patria, quale fosse il colore del loro partito; fieri soltanto dei Tre Colori della loro bandiera!...

Parliamo, oh sì! parliamo di tanti ignoti eroi, cui finora nessun marmo, nessun segno, può indicarci dove morte li colse; le cui ossa, randage qua e là per le zolle d’Italia, non ebbero ancora pietoso ricovero dentro gli Ossari sacri agli altri morti per la patria.

E insieme a questi, ricordiamo i nostri martiri; parliamo del fior fiore della gioventù, che si fece volontario olocausto e sui patiboli e sui campi, per redimere a far grande questa povera Italia tanto oggi tormentata; nè mai avrebbero in que’ giorni di entusiasmo pensato che, un tempo, il grande sacrifizio sarebbe stato circondato da tanto scetticismo, da tanta demenza, da così crudele oblio.

Sì! parliamo di loro; e, come il prigioniero che chiuso da molti anni in una cella solitaria, muta d’aria e di luce, rivede finalmente il sole, e respira a doppi polmoni l’aria libera e sana dell’alpe natìa, noi pure, dimenticando l’ora grigia che corre, ritempriamoci come in un bagno di sole al ricordo degli eroismi e delle glorie passate.

Gli esempi sublimi di altre giovani esistenze, come quelle dei Manara,

  1. Discorso inaugurale, pronunciato a Verona il 25 giugno 1899, come padrino della bandiera Reduci Carabinieri.