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BEn posso dir che al nascer mio splendea
Astro funesto, e a me nimico assai,
Da cui certo sperar non si potea
4Giorni felici, e di goder giammai;
Se non che quando penso all’alma rea
Delle colpe onde il ciel, lassa! oltraggiai,
Allor confesso che non conoscea
8La verace cagion di tutti i guai.
E mutando discorso io dico: intanto
Per quelle mi convien pene, e disastri
11Togliere in pace, e sì far Dio placato.
Presso lui molto puote un vero pianto,
E non già l’accusar le stelle, e gli astri,
14Che influsso già non han nel mio peccato.
MAdre, cui tal fin’ora ti provai,
Sebben qual figlia ingrata, e sconoscente,
Che in onta pur del tuo Figliuol clemente
4In mille modi, misera, peccai;
Laonde a correzione pene assai
Intorno a me svegliò sua man possente:
E fu bella mercè, perchè sovente
8Piansi quei falli in dolorosi lai;
Or tu, giacchè poi d’essi or sento orrore,
E in cui soddisfazion questa darei,
11Benchè di niun valor, caduca vita;
Impetrami costanza dal Signore.
Tu Figlia, Sposa, e Madre non gli sei?
14Ove a ricorrer meglio chi mi addita?
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