Pagina:Saul.djvu/28

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Quand'io, privato, oscuro, e lungi tanto
Stava dal trono e da ogni suo pensiero;
Or, da più notti, quella voce istessa
Fatta è tremenda, e mi respinge, e tuona
In suon di tempestosa onda mugghiante:
«Esci Saùl; esci Saulle».... Il sacro
Venerabile aspetto del profeta,
Che in sogno io vidi già, pria ch'ei mi avesse
Manifestato che voleami Dio
Re d'Israèl; quel Samuèle, in sogno,
Ora in tutt'altro aspetto io lo riveggo.
Io, da profonda cupa orribil valle,
Lui su raggiante monte assiso miro:
Sta genuflesso Davide a' suoi piedi:
Il santo veglio sul capo gli spande
L'unguento del signor; con l'altra mano,
Che lunga lunga ben cento gran cubiti
Fino al mio capo estendesi, ei mi strappa
La corona dal crine; e al crin di David
Cingerla vuol: ma, il crederesti? David
Pietoso in atto a lui si prostra, e niega
Riceverla; ed accenna, e piange, e grida,
Che a me sul capo ei la riponga.... — Oh vista!
Oh David mio! tu dunque obbediente
Ancor mi sei? genero ancora? e figlio?
E mio suddito fido? e amico?... Oh rabbia!
Tormi dal capo la corona mia?