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Parte I. 15


XIV.

Scultura esercitata dagli Etruschi.

Nè lode punto minore si acquistaron gli Etruschi nella scultura, e nell’arte di fare statue e lavori di qualunque materia. Alcuni Scrittori attribuiscono loro la gloria di tale invenzione. Ajunt Thuscanos plasticen excogitasse, dice Clemente Alessan-

Garampi Vescovo di quella Città e di Montefiascone, la cui erudizione, e il cui ottimo gusto in tutto ciò, che alle Belle Arti appartiene, è abbastanza noto. Eccomi nel caso, mi scrive egli, di poter soddisfare l’erudita curiosità del Sig. Cavaliere mio stimatissimo. Corneto è situato su di una Collina concatenata con molte altre, che specialmente dalla parte del Settentrione e dal Levante la circondano. A circa un miglio di distanza da essa, e di tre dal mare ne sorge una di quasi eguale elevazione, la quale ha per sommità una spaziosissima pianura tutta piena di macerie, e un tal fondo chiamasi ab immemorabili Tarquinia. Quindi si asserisce, che ivi fosse anticamente la cospicua Città di tal nome, ch’ebbe anche Vescovo proprio almeno fino alle incursioni dei Saraceni de’ secoli VII, VIII e IX. Si presume ancora, che rimanesse da essi desolata, e che d’allora in poi cominciasse a popolarsi la collina dirimpetto, ch’era di assai più difficile accesso che Tarquinia, e che fu primieramente detta „Corgnitum„ forse dalla copia dei Cornioli, o Corgnali, e ora „Cornetum„. La nuova popolazione soggiogò di poi la vecchia, e Tarquinia sempre più diminuendosi rimase finalmente Territorio dei Cornetani, e loro Vassalla, gli ultimi avanzi di cui furono distrutti dai Cornetani circa l’anno 1307. Ora tutte le dette Colline sono in massima parte o di pietra viva, o di peperino e tufo: e da per tutto trovansi nelle rupi quantità di Caverne, delle quali la massima parte è per rozzezza e incuria degli Agricoltori perita, eccetto alcune, che servono tuttavia a ricovero di Bestiami, e ad usi rustici. Molte in vero sono state otturate a fine di togliere ai malviventi il comodo di rifugiarvisi. Ora in molte di queste, che sonosi andate di mano in mano discoprendo, sonovisi trovate o Pitture, o Iscrizioni Etrusche, o rottami di Vasi e di Statue, ed altre antichità.:Prescindendo da qualche Iscrizione non incomoda al trasporto, tutto il rimanente a misura che discoprivasi periva, o disperdevasi. Ne rimangono tuttavia alcune mezzo otturate, nelle quali vengo assicurato essere state e Pitture e Iscrizioni Etrusche. Una di esse si è frattanto riaperta, e sbarazzata in gran parte dalla Terra, che l’otturava. Essa è distante un miglio di qui, lunga e larga in quadro circa 72 palmi Romani d’Architetto per ogni lato, e alta palmi 9. Essa è tutta scavata nel sasso. La parte superiore non è a volta, ma tutta piatta: così che per meglio sostenerla sonovisi lasciati nel sasso medesimo quattro piloni quadrati, ciascuno de’ quali è in ogni lato di palmi nove. Tutta questa soffitta piatta ha con buon ordine i suoi compartimenti, dove con liste lunghe, e dove con cassettoni incavati nel sasso, e ornati con scorniciamenti, alcuni de’ quali vedonsi tuttavia coloriti. D’intorno poi a tutta la Grotta presso al soffitto, e dove rimane tuttavia aderente alle pareti l’intonacatura di calce, vedesi una linea di dentelli bianchi, che ne fingono la cornice. Sotto a questa ricorre un architrave o sia fascia dell’altezza di oncie 10 nella quale vedonsi dipinte decursioni e processi di Genj alati, molti de’ quali tengono erette in alto ascie a foggia di grandi martelli. Dov’è qualche biga, dove su di essa è qualche figura, e in uno vidi rappresentata anche un’Urna ovale a guisa di Ossuario. :Altrove osservasi un navicello. Considerato il tutto in complesso mi è parso di potervi ravvisare misterj relativi allo stato delle Anime separate dai Corpi. In pochi luoghi in vero si distinguono i colori. Il giallo, il verde, e il rosso sonosi conservati più che