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SULLE FRONTIERE DEL FAR WEST 11


— Ci credi tu, John?

— Questo verme vi dà a bere delle fiabe, mio colonnello, — rispose il gigante. — Io sono anzi convinto che questo giovane non sia un indiano puro sangue, bensì un mestizo, nato da qualche prigioniera bianca e da qualche sioux piuttosto che da un chayenne.

Non vedete che ha la tinta più chiara, gli occhi quasi azzurri, gli zigomi meno sporgenti, la fronte più alta e la bocca dal taglio diverso?

E poi ecco appesa al suo collo la piccola pietra azzurra dell’Arca del Primo Uomo, che sogliono portare gli Sioux.

Cercava d’ingannarvi, il briccone. Non vi pare? —

Il colonnello non aveva risposto. Si era appoggiato a uno dei pali della tenda e guardava, con estrema ansietà, il prigioniero, il quale rimaneva sempre impassibile, quantunque non dovesse illudersi sulla sorte che lo aspettava.

Il vecchio soldato, abituato a tutte le emozioni, era diventato improvvisamente pallidissimo, e la sua fronte si era coperta d’un abbondante sudore.

— Dio!... — lo udirono mormorare l’indian-agent ed i due scorridori della prateria.

— Mio colonnello, che cosa avete dunque? — Chiese John Maxim nel vedere il suo comandante così alterato.

— Tu lo credi un mestizo, hai detto, — disse il colonnello, facendo uno sforzo supremo e ripassandosi più volte la destra sulla fronte per allontanare qualche penoso pensiero.

— Scommetterei il mio rifle contro un coltello da due dollari, — rispose il gigante.

— E lo credi sioux?

— L’amuleto che porta al collo lo ha tradito. Nè gli Arrapahoes, nè i Chayennes ne posseggono di simili.

— Allora bisogna che parli.

— Uhm!... Questi pelli-rosse sono cocciuti come muli. —

Il giovane guerriero ascoltava senza manifestare alcuna ansietà. Solamente, con un gesto di rabbia, aveva strappata la pietra azzurra che portava appesa al collo e che lo aveva tradito.

Il colonnello fece due o tre volte il giro della tenda, come se volesse rimettersi meglio da quella improvvisa emozione, poi si era avvicinato rapidamente al prigioniero afferrandolo strettamente pei polsi e scuotendolo brutalmente.

— Sei un sioux o un chayenne? — gli chiese, con voce alterata.

— Sono un guerriero indiano che si è messo sul sentiero della guerra contro i visi-pallidi e null’altro, — rispose il giovane.

— Voglio saperlo. —

L’Uccello della Notte alzò le spalle e parve porgere più attenzione allo scrosciare della pioggia che alle parole del colonnello.