Pagina:Una sfida al Polo.djvu/23

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una partita di “boxe„ 17


pugno del canadese gli era giunto, con velocità fulminea, in mezzo al petto, facendolo risuonare come un grosso tamburo.

— Aho!... — esclamò l’americano, facendo una brutta smorfia ed un salto indietro.

— Si è rotta qualche scaglia del coccodrillo? — chiese ironicamente il canadese.

— Oh no!... Sono ben solide le mie!... —

Un hurràh fragoroso, lanciato dai canadesi e dagl’inglesi che assistevano in buon numero alla lotta, aveva salutato quel primo colpo.

Gli americani avevano risposto con dei grugniti e con delle imprecazioni, poichè avevano puntato molti dollari sul loro compatriotta.

I due partners s’avvicinarono ai due campioni, offrendo loro un bicchiere di gin coktail affinchè si riscaldassero un po’ e potessero meglio resistere al freddo che accennava ad aumentare anzichè diminuire, poi diedero il segnale di rimettersi in guardia.

L’americano, il quale si era già prontamente rimesso dalla formidabile tambussata, fu il primo ad assalire, facendo una serie di finte all’altezza del viso del canadese. Certo cercava di tirargli il famoso colpo di Tom Powell che avrebbe dovuto sfigurarlo per sempre e forse acciecarlo.

Il signor di Montcalm, ripiegato su sè stesso come una tigre che sta per scagliarsi sulla preda, colle narici frementi, gli occhi scintillanti, parava con una velocità ed una precisione da strappare frequenti applausi così da parte degli anglo-canadesi come degli americani.

Tuttavia non riuscì a parare in tempo un fist-soke che lo colpì in mezzo al petto e che lo fece un po’ traballare. Non era però il terribile colpo di pugno che il yankee si era giurato