Pagina:Una sfida al Polo.djvu/28

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22 capitolo ii.


In un lampo l’automobile raggiunse l’uscita che si trovava verso l’estremità meridionale e si scagliò, sbuffando e rumoreggiando, sulla strada che conduceva verso il fiume S. Lorenzo, avvolgendosi in un turbinìo di nevischio.

In quel momento dall’altra parte giungevano i tre automobili montati dai poliziotti. I due squadroni li seguivano a cinque o seicento passi, lanciati a corsa sfrenata.

— Ecco la battaglia che comincia, — disse Torpon. — Che peccato non potervi prendere anche noi parte attiva!

I miei compatriotti lavoreranno per bene di pugni.

— Lasciate che se la sbrighino loro, — disse miss Ellen, la quale manovrava il volante con una sicurezza meravigliosa, facendo aumentare sempre più la velocità della sua splendida macchina. — Io non desidero affatto di vedervi arrestare. —

Un urlìo spaventevole coprì le sue ultime parole. I diecimila spettatori avevano impegnata la lotta contro i rappresentanti della legge, con uno slancio ed un coraggio degno d’una causa migliore.

Una bordata di bottiglie aveva accolto gli automobili, inondando le guardie d’ogni sorta di liquori e spaccando qualche testa.

— A morte!... A morte!... — urlava la folla. — Indietro o vi uccidiamo!... —

Qualche colpo di fuoco si era confuso fra il fragore dei vetri che si fracassavano contro le macchine. Gli americani sopratutto non scherzavano.

I policemen, malgrado quella pessima accoglienza, che d’altronde si aspettavano, erano balzati rapidamente a terra impugnando le loro robuste mazze.

Le legnate grandinano sulle prime file della folla e senza veruna misericordia, rompendo teste e costole in buon numero, ma un’altra bordata di bottiglie colpisce in pieno i rappresentanti della legge mandandone a terra un bel numero.