Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/196

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(3108-3109-3110) pensieri 189

tra se stesso. Cosí anche la compassione che sembra l’affetto il piú lontano, anzi il piú contrario all’amor proprio, e che sembra non potersi in nessun modo e per niuna parte ridurre o riferire a questo amore, non  (3109) deriva in sostanza (come tutti gli altri affetti) se non da esso, anzi non è che amor proprio, ed atto di egoismo. Il quale arriva a prodursi e fabbricarsi un piacere col persuadersi di morire o d’interrompere le sue funzioni, applicando l’interesse dell’individuo ad altrui. Sicché l’egoismo si compiace, perché crede di aver cessato o sospeso il suo proprio essere di egoismo. Vedi p. 3167.

Tornando al proposito, il primo dei detti interessi, cioè quello della maraviglia, era rilevato in Omero dalla circostanza che l’ammirazione cadeva sopra la superiorità, la virtú e la felicità di un eroe e di un esercito nazionale, sopra un’impresa fatta dalla propria nazione e fatta contro i di lei naturali nemici. Questa circostanza rendeva non solamente possibile ma naturalissima la vivacità e la durata di tale interesse ne’ lettori o uditori greci (per li quali scriveva Omero) in tutto il corso del poema. Tolta questa circostanza, il detto interesse non può esser né molto vivo né molto durevole. Il lettore non s’interessa gran fatto per coloro per cui vede continuamente interessarsi lo stesso poeta. L’interesse del lettore (nel senso in cui presentemente ci conviene intenderlo) è quasi una cura ch’egli si prende  (3110) di quelle persone su cui l’interesse cade. Or dunque il lettore trova inutile il darsi gran pensiero di quelli a’ quali vede aversi bastante cura da altri. Il poeta e la fortuna da lui narrata fanno quello che avrebbe a fare il lettore interessandosi; essi medesimi provveggono al fortunato: il lettore non ha dunque niuna cagione di farlo egli, ei non desidera quello che gli è spontaneamente dato, quello ch’egli ottiene già senza darsene briga e sollecitudine. Per queste cagioni ac-