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Testo del mese
L'economista del mese
Cesare Beccaria.

Cesare Beccaria (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794)

Di nobile e ricca famiglia, studiò a Parma, poi a Pavia dove si laureò nel 1758. Il suo avvicinamento all'Illuminismo avvenne dopo la lettura delle Lettere persiane di Montesquieu. Fece parte del cenacolo dei fratelli Pietro ed Alessandro Verri, collaborò alla rivista Il Caffè e contribuì a fondare l'Accademia dei Pugni nel 1762.

Dopo la pubblicazione di alcuni articoli di economia, diede alle stampe (inizialmente anonimo) nel 1764 Dei delitti e delle pene, breve scritto che ebbe enorme fortuna in tutta Europa ed in particolare in Francia, dove incontrò l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Enciclopedia e di Voltaire e dei philosophes più prestigiosi che lo tradussero (la versione francese è opera dell'abate André Morellet, con le note di Denis Diderot) e lo considerarono come un vero e proprio capolavoro. L'opera venne messa all'Indice dei libri proibiti nel 1767, a causa della distinzione tra peccato e reato. Beccaria viaggiò in Europa, venendo accolto con entusiasmo soprattutto a Parigi. Tornato a Milano, divenne professore di Scienze Camerali (economia politica). Entrato nell'amministrazione austriaca, nel 1771, fu nominato membro del Supremo Consiglio dell'Economia, carica che ricoprì per oltre vent'anni, contribuendo alle riforme asburgiche. (Da Wikipedia)


Curiosità

Lo sapevi che...

...il Conte Pietro Verri sosteneva che tassi d'interesse contenuti potessero costituire un vantaggio per l'economia di un paese?

...e che, già allora, lotterie e giochi d'azzardo gestite dallo stato venivano viste come dei veri e propri tributi a danno delle classi più povere?



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Il Sereniss. Gran Duca di Toscana, e per S. A. S. li molto Magnifici, e Clarissimi SS. Luogotenente, e Consiglieri suoi nella Rep. Fiorentina, Considerando la gran quantitá di moneta d'Argento, che da poco tempo in quà si è battuta in questa Zecca, e la grande scarsitá di essa, che di presente si trova in questa Cittá di Firenze, e in quella di Siena, e nel resto delli stati di S. Al. e dubitando, che in fra l'altre cause ció proceda, perche molti, non sapendo la gravitá del delitto, e della pena impostali dalle leggi, e ordini, si mettino à fonder monete, per far lor lavori, e spenghino per tal via gran' quantitá di esse...


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