Alcune lettere familiari/Al medesimo VII

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al medesimo


Raccomando le alligate e me medesimo, se fa bisogno, a V. S. Mi desidero costi alle allegrezze della nobile compagnia, che a me non soffre l'animo di desiderare ella qui all'eremo. Tutto il popolo si ammosta, io solo mi attuffo nell'acque d'Ippocrene, non trovando modo di passare i giorni con altro conforto, non essendo forte a pensare su la scrittura oltramondana. Ho dato ordine, ovvero disordinato, molte delle mie ciancie, spezialmente l'Amedeida ho ridotta a quella forma che da prima componendola le diedi; nè ho fatto altro che riseccare quelle parti, le quali amici, ed il duca medesimo, mi sforzarono a giungere, riguardando più al secolo presente che ad altra ragione: io vorrei dare soddisfazione a chi s'intende del mestiere. A' popoli sono assai volumi, i quali danno giusta maraviglia, ma essi non serrano poi la bocca altrui in alcune parti. Ora non deesi egli formare una poesia eroica eroicamente? oh ella non piace! E non piaccia, ma chi puà farsene certo indovino? Il tempo volgere seco mena molte maraviglie, ed a me ne cale fino ad un segno, oltra il quale mi rido di ogni cosa, lo mi reggo a malgrado degli anni, e per queste arie autunnali mi ricreo con vino non dolce no, ma rifrescato con alquanto di neve, e cosi consiglio ad imitarmi.

Savona, 1635.