Andria/Atto quinto/Scena VI

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Atto quinto - Scena VI

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Publio Terenzio Afro - Andria (II secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Luisa Bergalli (1735)
Atto quinto - Scena VI
Atto quinto - Scena V


 
DAVO, PANFILO, CARINO.

Davo
DOve può esser mai Panfilo?
Panfilo
Davo.
Davo
Chi mi chiama?
Panfilo
Son’io.
Davo
Panfilo, ve’.
Panfilo
Oh tu non sai la mia fortuna.
Davo
Io no;

Ma so ben’io la mia disgrazia.

Panfilo
Anch’io

La so.

Davo
Ecco l’usanza; prima voi

Sapeste il mio male, ch’io non seppi
Il vostro bene.

Panfilo
La Gliceria mia

Ha ritrovato suo padre, e sua madre.

Davo
Oh bene, oh bene.
Carino
To.
Panfilo
Suo padre e’ un vostro

Grand’amico.

Davo
Chi e’?
Panfilo
Cremete.
Davo
In fatti

Questa e’ una nuova altro che da calze.

Panfilo
E’ non vi sarà intoppo perch’io la

Prenda per moglie.

Carino
Costui sogna ciò

Che vorrebbe vegliando.

Panfilo
Ma cos’è

Del fanciul, Davo?

Davo
Non temete, ch’egli

E’ accarezzato dalla buona sorte.

Carino
Io sono in porto, se cotesto è vero.

Vo’ parlar loro.

Panfilo
Chi è? Ve’, siete bene,

Il mio Carin, qui giunto a tempo.

Carino
Grande

Avventura!

Panfilo
Udiste?
Carino
Intesi tutto.

Or via ne’ vostro lieti casi prendavi
Pietà di me; poi che Cremete Adesso
E’ tutto vostro, e so che farà tutto
Ciò che vorrete.

Panfilo
Io mi ricordo. Troppo

Però fia l’aspettar ch’ egli esca fuora.
Venite meco, ch’ ora egli si trova
Da Gliceria. Tu, Davo, studia il passo,
E va in casa a chiamar, chi via la levi
Di qua. Che guardi tu? che non cammini?

Davo
Io vado. Or non convienvi di aspettare,

Che costoro escan fuori; che le nozze
Conchiuderansi di dentro, e se debbono
Far altro, si farà tutto di dentro.
Voi però fate segno di allegrezza.

IL FINE.