Antigone (Sofocle - Romagnoli)/Terzo episodio

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Terzo episodio

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Sofocle - Antigone (442 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1926)
Terzo episodio
Secondo stasimo Terzo stasimo
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Sofocle-73.png


Esce dalla reggia Creonte, e poco dopo appare anche Emone.


corifeo
Ecco Emóne, il piú giovin rampollo
dei tuoi figli: crucciato ei s’avanza
per la sorte d’Antigone, sposa
promessa, doglioso
700per la speme di nozze delusa.
creonte
Si vedrà presto, e piú sicuramente
che da profeti.
Ad Emone.
 Udisti la condanna
della fanciulla a te promessa, o figlio,
e giungi in furia contro il padre; o sempre,
705checché mi faccia, caro a te sarò?
emone
Padre, tuo sono. A me coi tuoi consigli
segni la via diritta, ed io la seguo:

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nozze mai non saranno, ch’io pregevoli
piú della tua sicura guida reputi.
creonte
710Ecco! Cosí bisogna aver disposto
l’animo, o figlio: ai mòniti paterni
ogni cosa posporre; e perciò gli uomini,
quando figliuoli han generati, s’augurano
obbedïenti nella casa averli,
715sí, che nei guai rintuzzino il nemico,
e al par del padre onorino l’amico.
Ma chi genera invece figli inutili,
dirai che procacciò travagli a sé
stesso, di scherno appiglio ai suoi nemici.
720Mai la lusinga del piacer di femmina
di senno uscire non ti faccia, o figlio.
Freddo, sappi, è di femmina l’amplesso
che sia trista compagna del tuo talamo:
piaga peggior non c’è d’un tristo amore.
725Sputa su lei come nemica, lascia
questa fanciulla che qualcuno sposa
l’abbia in Averno: ch’io palesemente
l’ho còlta, mentre, sola ella fra tutti,
tradiva la città: né innanzi a Tebe
730sarà ch’io manchi alla parola mia;
bensí l’ucciderò: canti di doglia
levi ella pure a Giove consanguineo.
Ché se i parenti miei vivere io lascio
senza piú freno, che faran gli estranei?
735Se giusto è un uom nella sua casa, giusto
se governa lo stato anche sarà;
ma chi le leggi tracotante viola,
e vuole ordini imporre a chi governa.

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mai non sarà che lode abbia da me.
740Ma chi dai cittadini eletto fu,
nelle minime cose e nelle giuste
obbedito esser deve ed in ogni altra.
Un uomo tale io fede avrò che sia
a comandare e ad ubbidir disposto,
745a rimaner, nel turbine di guerra,
saldo compagno nelle file, e giusto.
Male maggiore invece non esiste
della mancanza d’ordine: per questa
vanno in rovina le città, disperse
750vanno le case, le schiere alleate
fuggono infrante dalla pugna. Invece,
la disciplina dà vittoria, e salva
ai piú la vita. È necessario dunque
difendere le leggi, e a nessun patto
755consentir che una femmina ci vinca.
Se cadere si dee, meglio cadere
per man d’un uomo: dir non si potrà
che noi fummo piú fiacchi d’una femmina.
coro
Giusti, se pur non ci privò del senno
760la grave età, ci sembrano i tuoi detti.
emone
Padre, fra quanti beni i Numi agli uomini
concedono, supremo è l’intelletto.
Io, che non giusto sia ciò che tu affermi,
dir non potrei, non lo saprei. Ma pure,
765anche un altro parlar bene potrebbe.
Per tuo vantaggio investigo io ciò ch’altri

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opera o parla, o a biasimo t’appone.
La tua presenza, sbigottiti rende
i cittadini, sí che non ti dicono
770mai ciò che udire non ti piace: invece
io tutto posso udir, quanto nell’ombra
dicendo van: che la città commisera
questa fanciulla, immacolata piú
d’ogni altra donna, e che compiuta ha l’opera
775la piú nobile, e in cambio ne riceve
la piú misera morte. Essa il fratello
che nel suo sangue cadde, non lasciò
che dai cani voraci, e dagli uccelli
fosse distrutto: non è dunque degna
780d’esser coperta d’oro? — Ecco le voci
che, basse, oscure, vanno attorno. Ora, io,
bene non c’è che reputi maggiore,
o padre, della tua prosperità:
pei figli, infatti, c’è pregio piú nobile
785che la fama e il fiorir del padre loro,
e pel padre dei figli? Or tu, nell’animo
non accoglier quest’unico pensiero,
che ciò che dici tu, quello sia giusto,
e poi null’altro. Chi d’avere crede
790senno egli solo, ed anima e parola
come niun altri, se lo cerchi dentro,
vuoto lo trovi. A un uomo, e sia pur saggio,
non è disdoro molte cose apprendere,
e non esser cosí rigido. Vedi
795presso i torrenti impetuosi, gli alberi
che si flettono, intatti i rami serbano:
quelli che invece fan contrasto, svelti
dalle radici piombano. E cosí,
chi su la nave troppo tese tiene

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800sempre le scotte, e mai non le rallenta,
naufraga infine, e naviga sui banchi
capovolti. Su via, l’ira tua frena,
e muta il tuo parer. Ché, se a me giovane
dare un consiglio è lecito, io ti dico
805che per un uomo, il meglio è certo nascere
pien di saggezza; ma tal sorte è rara;
e bello è pur da chi ben dice apprendere.
corifeo
Se a proposito parla, udirlo, o re,
devi; e tu lui; bene diceste entrambi.
creonte
810All’età mia, da un giovine cosí,
apprendere dovrò dunque a far senno?
emone
A fuggire ingiustizia. Io sono giovine;
ma non badare agli anni: al senno bada.
creonte
Fare onore ai ribelli, è una bella opera?
emone
815Non ti vo’, no, misericorde ai tristi.
creonte
Di tristizia non è costei macchiata?

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emone
No, dice tutto il popolo di Tebe.
creonte
A me dirà ciò ch’io far debbo, il popolo?
emone
Vedi come or tu da fanciullo parli?
creonte
820Io regnar devo, o deve altri per me?
emone
Città non è quella ove uno solo può.
creonte
Ché! Non è del sovrano la città?
emone
Bel sovrano saresti, in un deserto!
creonte
Costui, sembra, alleato è della femmina!
emone
825Se femmina sei tu: ché a te provvedo.

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creonte
Movendo lite al padre tuo, ribaldo?
emone
Perché vedo che sbagli, e non sei giusto.
creonte
Perché rispetto i miei diritti, sbaglio?
emone
No, se gli onor sacri agl’Iddii calpesti.
creonte
830O trista indole! O servo d’una femmina!
emone
Ma non servo d’alcuna turpitudine.
creonte
Tutto ciò che tu dici è per difenderla.
emone
E per difender te, me stesso, e gl’Inferi.
creonte
Tua sposa, in questa vita, oh!, non sarà.

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emone
835E sia, morrà; ma non morrà già sola.
creonte
A tanto arriva l'ardir tuo? Minacci?
emone
Minaccia è forse opporsi alla stoltezza?
creonte
Non cianciar più: sei schiavo d’una femmina!
emone
Vuoi parlar solo, e che niun ti risponda?
creonte
840Tu, pazzo, vuoi curarmi? Ah, dovrai piangere!
emone
Te direi pazzo, non mi fossi padre!
creonte
Davvero? Ah! per l’Olimpo, a te l’ingiurie
pro’ non faranno, sappilo. — Recate
qui l’odïosa femmina: morire
845deve innanzi al suo sposo, al fianco suo.

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emone
Innanzi a me? Non lo sperare, no!
Ella a me presso non morrà, né tu
il viso mio vedrai piú: con gli amici
che a te son ligi, resta al tuo delirio.
Esce furibondo.

corifeo
850Veloce, o re, partí nell’ira il giovine;
in un cuor di quegli anni, il cruccio è fiero.
creonte
Faccia, presuma piú che un uom non possa;
ma salvar non potrà queste fanciulle.
corifeo
Dunque, disegni e l’una e l’altra uccidere?
creonte
855Quella che non peccò, no, dici bene.
corifeo
E di qual morte vuoi farla morire?
creonte
In un sentiero dove uomo non trànsiti
la condurrò, la seppellirò viva

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in un antro roccioso; e accanto a lei
860tanto cibo porrò, quanto sol basti
ad evitare il sacrilegio, a rendere
immune Tebe dal contagio. E Averno
invochi quivi, il Dio ch’ella sol venera.
Forse otterrà cosí di non morire;
865o forse apprenderà quanto è superflua
pena onorare quei che in Ade giacciono.

Si allontana.


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