Antropologia/XIII

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XIII. Degli Italiani in particolare

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XIII. Degli Italiani in particolare
XII - 15 XIV


Quali fossero i primi abitatori dell’Italia o quando vi venissero, non è facile il dire; quello che sappiamo si è, che il nostro paese era abitato da uomini già durante l’epoca quaternaria, nell’età archeolitica. La nostra penisola albergava allora delle genti dolicocefale, ed altre brachicefale, le quali non conoscevano l’uso dei metalli, nè sapevano dirozzare la pietra, vivevano nelle caverne e sembra perfino che fossero antropofaghe. L’illustre Nicolucci, che ha studiato l’argomento di proposito, suppone che le prime appartenessero al tipo camitico, le seconde al turanico.

L’immigrazione degli Ariani cominciò nell’età neolitica e continuò nelle susseguenti età del bronzo e del ferro. Sulla orme del Nicolucci citerò i principali popoli venuti nel nostro paese e che in misura diversa contribuirono a stabilire il nostro tipo antropologico.

1. I liguri. — Vennero dalle Gallie in Italia, dove occuparono il litorale che dal Varo si estende fino alla Tirrenia, mescolandosi e sovrapponendosi alle popolazioni, verosimilmente camitiche, che sin da secoli vi avevano dimora. Il loro stampo cranico si è conservato fino al presente tanto nella Liguria, come in Piemonte, nelle quali regioni persiste ancora la robusta virilità di quei popoli antichi.

2. Gli umbri. — Anch’essi erano Ariani e penetrarono nel nostro paese durante l’età neolitica, sovrapponendosi, come i Liguri, a quelle più antiche genti camito-turaniche che erano sparse da per tutto nella penisola. Essi posero dapprima la loro sede sulla destra del Po che occuparono fino a Piacenza, e poscia presero possesso probabilmente di tutta l’Italia settentrionale fin là dove verso oriente cominciavano le stirpi illiriche e verso occidente i Liguri, spingendo nel mezzogiorno delle colonie, le quali occuparono il terreno che si distende dal Po fino al Tevere e dall’uno all’altro mare. Qualche autore ritiene che Felsina, oggi Bologna, fosse dapprima città umbra, poscia etrusca. Gli Umbri vennero soggiogati dagli Etruschi; vinti e vincitori si accomunarono fra loro, e costumi, credenze, riti, sacrifizii divennero comuni ad entrambi.

3. Gli Osci od Opici. — Sembra che siano venuti in Italia dall’oriente ancor prima degli Umbri ed abbiano occupato quella parte della penisola che dai confini meridionali dell’Umbria si estendeva fino all’estremo sud del continente. Respinsero i Siculi verso mezzodì, li costrinsero a varcare lo stretto di Messina, ed occupando le terre percorse dal Tevere presero il nome di Prisci Latini, perchè furono i primi che diedero origine alla gente latina. Ad essi, a quanto pare, è dovuta la fondazione di Alba, la matrice di Roma, e di tutte le altre antiche comunità latine.

4. I Pelasgi. — Vennero in Italia dall’Epiro, e dopo varie vicende presero dimora intorno al lago di Cotilia e nelle vaste terre fra il Tevere ed il Liri; ma la loro dimora fu breve, e quindi nulla la loro influenza etnica sulla popolazione italica. Grandissimo per converso fu l’ascendente ch’eglino ebbero sulle condizioni civili e religiose dell’Italia antica se è vero che da essi trassero gli Itali quelle credenze religiose che hanno fondamento nel culto della natura personificata negli Dei della vita sedentaria ed agricola, quali erano Giano, Saturno, Cerere, Hestia, Silvano, divinità pelasgiche, le quali divennero anche gli Iddii più venerati in Italia, come quelli che più particolarmente provvedono alla prosperità e al benessere della comunità e delle famiglie.

5. Gli Iapigi-Messapi. — Essi posero stanza nella regione sud-orientale della penisola, occupando l’estesa contrada littorana delle provincie di Foggia e di Bari, e quasi tutta la provincia di Terra d’Otranto, regioni dove il fitto della popolazione era costituito di Osci. Si suppone che appartenessero ai Pelasgi.

Nel sud-est del nostro continente immigrarono altri stranieri, venuti dall’oriente e commisti di elementi greci, ai quali stranieri devesi la fondazione di molte città, come Arpi, Venosa, Brindisi, ecc.

6. Gli Euganei. — Presero dimora in tempi antichissimi fra le Alpi Rezie, l’Adige ed il mare, ma vennero dappoi soppiantati dai Veneti. Di essi ci resta un ricordo nel nome dei Colli Euganei della provincia di Padova; di essi possediamo alcuni cranii che io descrissi, pochi anni or sono in collaborazione col dott. Moschen, e soprattutto gli oggetti escavati ad Este ed illustrati dal Prosdocimi i quali fanno fede che quei popoli appartenevano ai più civili dell’Italia antica.

7. I Veneti. — Sconfissero gli Euganei e ne occuparono le sedi fino all’Adige, e si resero padroni di tutto il territorio da questo fiume al mare e dal Tagliamento fino al Po, invadendo così una parte del Friuli, il Trevigiano, il Padovano, la provincia di Venezia, il Polesine, il Vicentino e gran parte del Veronese, nelle quali terre si conservarono quasi puri fino al loro contatto coi Romani. Molti autori li credono Illirici di origine, ed il Nicolucci accoglie quest’opinione perchè, a suo dire, nei Veneti odierni il tipo craniale è identico a quello degli Slavi del littorale nordico-orientale che prendono il nome di Sloveni e sono sparsi, misti ad Italiani e Friulani, in Gorizia, Gradisca, nel territorio di Trieste e nella parte settentrionale dell’Istria.

8. Gli Etruschi, Tirreni o Raseni. — Secondo le più numerose ed autentiche testimonianze vennero in Italia dall’Asia Minore (Lidia o Meonia), occuparono dapprima la sponda occidentale del nostro mare fra il Tevere e l’Arno, invasero poscia, guerreggiando gli Umbri, tutto il territorio che dai due fumi sunnominati si estende fino al piede degli Appennini, presero ai Liguri il golfo della Spezia ed il paese più vicino alla Magra, dove edificarono Luni; più tardi, valicati gli Appennini, discesero nelle campagne bolognesi e ferraresi e vi fondarono la Nuova Etruria di cui fecero capitale Felsina, oggi Bologna; finalmente, avanzandosi vero mezzogiorno, trapassato il Liri, s’innoltrarono per la Campania fino al Silaro e vi fondarono la terza Etruria, alla quale diedero per capo Volturno che poi s’ebbe il nome di Capua.

Il loro dominio non ebbe peraltro lunga durata, giacchè i Galli tolsero loro le conquiste nella Nuova Etruria, sospingendone una parte, sotto il comando di Rezio, verso le Alpi, dove, al dire di Giustino, «fondò la gente dei Rezii;» i Greci ed i Sanniti li assalirono con buon successo ne’ possedimenti campani, di modo che nel IV° secolo di Roma il Tosco impero era ridotto alla primitiva Etruria centrale, la quale anch’essa dopo la battaglia di Vadimone (444) cadde sotto la signoria di Roma.

9. I Magno-Greci. — L’immigrazione de’ Greci nell’Italia meridionale ebbe principio, a quanto consta, circa undici secoli prima dell’êra volgare, e dopo tre secoli di sosta continuò sopra scala più vasta e si estese non solo al continente ed alle isole minori, ma eziandio alla Sicilia. Quella parte d’Italia che venne occupata dai Greci e si elevò a grande prosperità, ebbe il nome di Magna Grecia. Molte città sorsero per opera dei Greci od almeno raggiunsero potenza e splendore; così Napoli, Locri, Caulonia, Scillazio, Crotone, Sibari, Turio, Eri, Eraclea, Metaponto, Taranto ed altre. I Magno-Greci lasciarono nelle regioni da essi occupate testimonii della loro presenza non soltanto nel cranio, ma nella fisonomia, nei dialetti e nei costumi.

10. I Fenici. — Il continente italiano non venne in maniera alcuna modificato dall’elemento semitico; non altrettanto può dirsi della Sicilia e della Sardegna. I nativi di Tiro e di Cartagine presero stanza in Sicilia in tempi remotissimi e vi esercitarono dominio fino a che i Romani, nel 335 a. C., li obbligarono a rinunziare ad ogni loro autorità su quell’isola. Imperio più vasto e più lungo ebbero i Fenici in Sardegna, che venne da essi popolata in epoca assai antica e dove nuove colonie giunsero condotto dall’archegete Sardo che diede il nome all’isola prima chiamata Ichnusa. Cartagine ebbe tutta la Sardegna in suo potere dal 558 a. C. fino a che i Romani la conquistarono e la ricongiunsero all’Italia.

11. I Galli o Celti. — La prima loro discesa dalle Alpi si fa risalire all’anno 584 a. C., nel quale gli Edui, i Biturigi ed Arvernati partirono dalle Gallie e sotto la condotta di Belloveso si gettarono nelle pianure fra il Ticino e l’Adda, e scacciatine gli Etruschi, se ne impossessarono, e fondarono quivi, ad egual distanza de’ due fiumi, un piccolo borgo, che poi divenne la città di Milano. Successivamente altre orde calarono in Italia, fondarono Brescia e Verona, occuparono Felsina, cui diedero il nome di Bologna, e si spinsero co’ loro possedimenti lungo la spiaggia dello Adriatico fin là dove oggi è Sinigaglia da essi fondata. Tutta la contrada abitata allora da’ Galli prese il nome di Gallia cisalpina e i suoi abitanti, secondo che erano al di là o al di qua del Po, si dissero Transpadani o Cispadani. In seguito fecero delle scorrerie nella Magna-Grecia, si spinsero fino a Chiusi imponendo agli Etruschi la divisione de’ loro beni, ed entrarono in guerra aperta con Roma. Memorabile è la presa della Eterna città per parte dei Galli sotto il comando di Brenno. La guerra fra Roma ed i Galli, durò lungamente; ma al fine questi dovettero soccombere alle armi romane.

12. I Barbari. — Dopo la divisione delle provincie romane ne’ due imperi, d’oriente e d’occidente, l’Italia ebbe a patire parecchie incursioni di Barbari, così nel quinto secolo dei Visigoti condotti da Alarico e degli Svevi condotti da Radagasio, degli Unni sotto il comando di Attila, dei Vandali e degli Alani condotti da Genserico; nel sesto secolo (569) de’ Longobardi sotto il loro re Alboino, e dopo il 1000 de’ Normanni. Ma la maggior parte di questi popoli non ebbe alcuna influenza sulle condizioni etniche dell’Italia; mentre i Longobardi lasciarono profonde traccie di sè, principalmente in quelle provincie che appartennero al regno longobardo e al ducato di Benevento, ed i Normanni nelle parti più meridionali del nostro continente ed in Sicilia.

13. Colonie straniere. — Oltre i popoli conquistatori surriferiti vennero nel nostro paese da regioni estranee dei pacifici coloni che presero stanza in parti diverse del territorio italiano. Citerò le seguenti colonie.

a) Colonie greche. — Il numero degli individui è calcolato a circa quaranta mila e dimorarono nelle provincie di Reggio di Calabria e di Terra d’Otranto. Immigrarono dal Peloponneso nello spazio di tempo che corre tra le due più splendide ristorazioni della signoria bizantina, fra la metà del IX fino a tutto il secolo X. Vi ha pure una piccola colonia in Corsica, di circa 600 individui, giuntavi da Maina nel 1676.

b) Colonie albanesi. — Nelle provincie meridionali del continente ed in Sicilia trovansi oltre 90 mila Albanesi, i quali costituiscono 53 paesi e villaggi tra le Calabrie, la Capitanata, la Basilicata, il Molise e gli Abruzzi, un piccolo distretto al sud-ovest di Messina, tre grossi borghi nella provincia di Girgenti (Contessa, Palazzo Adriano e S. Angelo), altri tre nelle vicinanze di Palermo (Mezzoiuso, Piana de’ Greci e S. Michele) ed uno nella provincia di Catania (Bronte). La loro venuta risale agli anni 1448, 1461, 1467, 1478, tra il 1530 o 1532, e successivamente ai tempi di Filippo II di Spagna e di Carlo III.

c) Colonie slave. — Prescindendo da alcuni pochi comuni popolati in parte da Slavi nel mezzogiorno d’Italia, ne esistono numerose colonie sui confini orientali del nostro paese, particolarmente nel Goriziano, nel Veneto, nel territorio di Trieste, nell’Istria e nel Friuli. Queste colonie vanno sempre più fondendosi con l’elemento italiano, il quale in un tempo non lontano le avrà interamente assorbite.

d) Colonie tedesche. — Tali colonie esistono nel Trentino (Valle di Non, valle d’Avisio, Perginese, Folgaria), nel Veneto (Sette comuni e Tredici comuni), nel Friuli fra le sorgenti del Piave e del Tagliamento, ed in Piemonte.

Tempo addietro queste colonie contavano circa 100.000 individui; oggi la cifra è ridotta a circa 60.000, in onta agli sforzi che fa l’Austria-Ungheria per germanizzare i terreni italiani che ancora possiede.

e) Colonie francesi. — Esse formano la popolazione delle valli subalpine comprese fra la catena del Monte Bianco e quella del Monte Rosa. Sono circa 100 mila anime fra il circondario di Aosta, il mandamento di Oulx, di Cesena e di Fenestrelle nel circondario di Pinerolo.

f) Colonie berbere. — Tali colonie esistono in Sardegna nelle Barbagie, nel Sulcis e nella provincia di Iglesias, e si suppone che sieno discendenti di quei Mori che furono espulsi dall’Africa ai tempi di Belisario e, trasportati in Sardegna, vi presero stabile dimora.

14. Gli ebrei. — Si contano oggi in Italia oltre 35 mila Ebrei. La loro presenza nel nostro paese è molto antica, poichè alcuni autori li fanno qui venuti fino dai tempi di Abramo, altri da quelli di Sego, nipote di Esaù. La storia racconta le molte persecuzioni ed umiliazioni da essi sofferte; al presente gli Israeliti sono pareggiati agli altri cittadini. Quelli d’Italia, come que’ di Spagna e Portogallo, appartengono alla schiatta de’ Sephardim, che si credono diretta discendenza della tribù di Giuda, mentre gli altri che sono sparsi nel resto dell’Europa si vogliono progenie di Beniamino e si dicono Ashkenazim, ovvero Ebrei germano-polacchi. Differiscono gli uni dagli altri, in quanto che i primi hanno tratti più delicati, più proporzionate le parti del corpo, le estremità fine, il naso bene sviluppato, gli occhi neri, grandi e bene aperti e il cranio di solito dolicocefalo; mentre i secondi hanno il tronco alquanto più lungo, il naso massiccio, la bocca grande, i capelli sovente increspati ed il cranio in maggioranza brachicefalo. Siccome gli Ebrei si sposano quasi sempre fra di loro, così il tipo ebraico si è conservato puro traverso i secoli, e la loro influenza etnica sugli altri italiani è stata assai esigua.

Dai cenni che precedono può rilevarsi, come in Italia esistessero da tempi immemorabili due tipi diversi, i quali nel corso dei tempi vennero più o meno modificati nelle varie regioni dai popoli che vi presero stanza, da che scaturì quella varietà di cranii, di fisonomie, di statura, di proporzioni corporee, di dialetti e di costumi che ognuno può osservare nel nostro paese. Infatti non mancano, a questi riguardi, delle notevoli differenze fra il Veneto, il Lombardo, il Piemontese, il Toscano, il Romagnolo, il Calabrese, il Siciliano, il Sardo, ecc., e tali differenze trovano la loro spiegazione nella storia d’Italia; nondimeno questi ed altri elementi sono oggi riuniti in un’unica nazione, la quale cammina di concerto colle più civili del mondo, e colla simpatia che inspirano le sue liberali istituzioni, allarga di continuo i confini artificiali che la rinchiudono, avviandosi, colle armi della pace, al conseguimento de’ suoi confini naturali.

Che i diversi popoli dovessero lasciare delle traccie durature della loro presenza nelle varie parti d’Italia, era cosa facile a prevedersi. Nondimeno voglio dimostrarlo con qualche fatto attinto all’opera del Nicolucci sull’antropologia dell’Italia.

Il cranio ligure è eminentemente brachicefalo, avendo il suo indice cefalico il valore medio di 85. Il profilo della sua calvaria è presso a poco emisferico, e l’occipite discende rapidamente ed è schiacciato e depresso, anzi che più o meno prominente, come negli altri cranii italici brachicefali. Questo tipo craniale si conserva anche oggidì tanto in Liguria che in Piemonte, regioni dove non è cancellata la robusta virilità dei Liguri, che difesero lungamente e con valore la loro indipendenza contro la potestà dei Romani.

Anche gli Etruschi hanno lasciato traccie del loro tipo fisico. «Vere teste etrusche, dice il Nicolucci, esistono anche oggi in Toscana, e chi si faccia a visitarne i paesi, sopratutto i contadi lontani da’ centri maggiori, vi troverà tipi somigliantissimi a quelli che si vedono effigiati nelle tombe etrusche, nelle terrecotte, e ne’ monumenti scolpiti in marmo o fusi in bronzo di quella celebre nazione.» Dante e Petrarca avevano cranii decisamente etruschi.

Del tipo etnico de’ Magno-Greci s’incontrano ancora oggi traccie manifeste in mezzo alle popolazioni littoranee calabri e pugliesi, e negli odierni Siciliani e Sardi v’ha talvolta, nei tratti del volto o nella chioma nerissima e perfino increspata la prova della persistenza di sangue africano.

Del pari i Galli o Celti lasciarono orme della loro esistenza in Lombardia, impresse non soltanto nel cranio, ma eziandio nella fisonomia e nei dialetti.

Fra i Barbari, i Normanni ed i Longobardi furono quelli che ebbero la maggiore influenza sui caratteri fisici degli Italiani. Infatti, nelle provincie meridionali del continente e più ancora in Sicilia incontransi non raramente degli individui biondi e delle famiglie intere con capelli castagni molto chiari, appartenenti alle classi elevate della società, ed in alcuni luoghi dell’interno e dell’occidente dell’isola, quel medesimo tipo apparisce frequente anche nel basso popolo, e si manifesta specialmente nelle donne a bionda chioma, ad occhi azzurri o grigi ed a sguardo perspicace. Del pari il tipo longobardo si è conservato in molte parti del nostro paese, di che fanno fede gli individui di alta statura, di membra vigorose, di fisonomia poco aperta, aventi occhi nè grandi nè espressivi, carnagione bianca e capelli castagni chiari o biondi.