Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871)/Rassegna bibliografica/Di Paolo Guinigi

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Di Paolo Guinigi
e le sue ricchezze
di Salvatore Bongi

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Di Paolo Guinigi e delle sue ricchezze. - Discorso di Salvatore Bongi, con documenti. Lucca, Guidotti -Benedini 1871; pag. 123.

La vita pubblica di Paolo Guinigi che tenne per trentanni la signoria di Lucca, è nota per quello che ne scrissero gli storici lucchesi ed i fiorentini; e sebbene molte cose si potessero oggi correggere con la scorta dei documenti, massime per rio che riguarda quel vergognoso trattato di vendere la città per danaro ai Fiorentini, pure non sarebbe fatica bene spesa, per chi guardi la mediocrità dell’uomo, a cui neppure conviene il nome di tiranno che gli danno gli storici; perchè di tiranno non ebbe né l’animo né gli atti, e levato in potenza da una fazione di aderenti, cadde senza onore e senza difesa per clamore’ di popolo, al rompersi di una guerra che egli non seppe né stornare né combattere.

Il Bongi diligentissimo e giudizióso scrittore di cose lucchesi, mette in evidenza questa meschina natura di Paolo Guinigi e senza farsi ripetitore di ciò che da altri fu detto, abbellisce la sua narrazione di tanti curiosi particolari, che il lettore ne rimane più col desiderio che con la sazietà. La vita privata del Guinigi, le sue attinenze di famiglia, la sua passione per i belli arredi, il suo gusto per i codici, sono raccontate con garbo ed illustrate con documenti assai singolari. Più a lungo si discorre delle sue sterminate ricchezze, dichiarandone l’origine e le vicende. fino all’ultima loro dispersione. In casa del Guinigi già ricco era colata gran parte della fortuna di Castruccio Antelminelli, per via della madre di Paolo madonna Filippa di Arbore Serpenti; e Paolo stesso colle ricche doti di quattro mogli che ebbe, e coll’usare a beneplacito le rendite del Comune quando ne fu fatto signore, l’accrebbe senza misura. E questa ricchezza egli spendeva con lautezza di principe, edificando palagi e ville, e procacciandosi gioielli e suppellettili di gran prezzo, presso a poco come facevano i Medici a Firenze. Chi avesse curiosità di conoscere quante cose di pregio si trovarono nel palagio di Paolo Guinigi quando il Comune, rivendicato in libertà, lo condannò [p. 490 modifica]nel capo e gli confiscò i beni, non ha che a leggere l’inventario compilato da Filippo Domenici Mattei notaio, che il Bongi stampa per la prima volta, Da questo documento apparisce il gusto del Signore di Lucca per le biancherie finissime di Parigi, per le vesti vaiate, e per i codici ben trascritti e miniati; tra i quali si riscontra quello singolarissimo della prima parte della Cronaca del Sercambi oggi conservato nel R. Archivio Lucchese.

Il resto del patrimonio confiscato pare che andasse, come sempre accade nei governi usciti dai tumulti, miseramente disperso, senza pro del Comune e con ingiuria dei figli del Guinigi che vissero raminghi e senza avere mai nulla della eredità paterna. Forse per assicurarsi dagli eventi della fortuna, aveva Paolo deposto in più tempi nel Monte dei prestiti di Venezia la somma di 202,100 ducati d’oro, che ragguagliano a 2,376,696 di lire ora correnti; ma non gli valse, che la serenissima Repubblica, la quale nei giorni della prosperità era stata amica al Guinigi fino a scriverlo nel libro d’oro della sua nobiltà, quando lo vide caduto, né a lui, né ai suoi eredi, né al Comune di Lucca, volle più rendere un picciolo di così ingente deposito, affidato alla pubblica fede e fatto sacro dalla sventura.

Questo breve cenno confidiamo che invoglierà molti a leggere il libro del Bongi su Paolo Guinigi, il quale se non ha l’interesse drammatico di quello stampato anni sono dallo stesso autore sopra Lucrezia Buonvisi, pure è ricco di notizie e di documenti, e dettato con quella sobrietà ed eleganza che fa il pregio di queste scritture di letteratura storica che vorremmo poter registrare più di frequente in questa rassegna.

M. T.