Asolani/Libro secondo/XXI

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Libro secondo - Capitolo XXI

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Quivi, prima che altro si dicesse, trapostasi madonna Berenice e con la sua sinistra mano la destra di Lisa, che presso le sedea, sirochievolmente prendendo e strignendo, come se aiutar di non so che ne la volesse, a Gismondo si rivolse baldanzosa e sì gli disse: - Poscia che tu, Gismondo, così bene dianzi ci sapesti mordere, che Lisa oggimai più teco avere a fare non vuole, e per aventura che tu a questo fine il facesti, acciò che meno di noia ti fosse data da noi, e io pigliar la voglio per la mia compagna, come che tuttavia poco maestra battagliera mi sia. Ma così ti dico che, se Amore è cagione di tutte le cose, come tu ci di’, e che per questo ne segua che egli sia di tutti i beni, che per tutte le cose si fanno, cagione, perché non ci di’ tu ancora che egli cagion sia medesimamente di tutti i mali che si fanno per loro? la qual cosa di necessità conviene essere, se il tuo argomentare dee aver luogo. Che se il dire delle orazioni, che io fo, dee essere scritto ad Amore, perciò che per Amore io son nata, il male medesimamente, che io dico, dee essere a lui portato, perciò che se io non fossi nata, non ne ’l direi. E così de gli altri uomini e dell’altre cose tutte ti posso conchiudere ugualmente. Ora se Amore non è meno origine di tutti i mali, che egli sia di tutti i beni fondamento, per questa ragione non so io vedere che egli così nocevolissimo come giovevolissimo non sia.
- Sì sapete sì, Madonna, che io mi creda - rispose incontanente Gismondo - Perciò che non vi sento di così labole memoria, che egli vi debba già essere di mente uscito quello che io pure ora vi ragionai. Ma voi ne volete la vostra compagna vendicare di cosa in che io offesa non l’ho, in quelle dispute medesime, delle quali n’eravamo usciti, altresì come ella ritornandomi. Perciò che non vi ricorda egli che io dissi che, perciò che ogni cosa naturale è buona, Amore, come quello che natural cosa è, buono eziandio è sempre, né può reo essere in alcuna maniera giamai? Per che egli del bene che voi fate è ben cagione, sì come colui che per ben fare solamente vi mise nel mondo; ma del male, se voi ne fate, che io non credo perciò, ad alcun disordinato e non naturale appetito, che muove in voi, la colpa ne date e non ad Amore. Questa vita, che noi viviamo, affine che noi bene operiamo c’è data, e non perché male facendo la usiamo; come il coltello, che alla bisogne de gli uomini fa l’artefice e dàllo altrui, se voi ad uccidere uomini usaste il vostro e io il mio, a noi ne verrebbe la colpa, sì come del misfatto commettitori, non all’artefice che il ferro, del commesso male istrumento, ad alcun mal fine non fece. Ma passiamo, se vi piace, alla dolcezza d’Amore. Quantunque, o donne, grandissimo incarico è questo per certo, a volere con parole asseguire la dimostrazione di quella cosa che, quale sia e quanta, si sente più agevolmente che non si dice. Perciò che sì come il dipintore bene potrà come che sia la bianchezza dipignere delle nevi, ma la freddezza non mai, sì come cosa il giudicio della quale, al tatto solamente conceduto, sotto l’occhio non viene, a cui servono le pinture, similmente ho io testé quanto sia il giovamento d’Amore dimostrarvi pure in qualche parte potuto, ma le dolcezze che cadono in ogni senso e, come sorgevole fontana assai più ancora che questa nostra non è, soprabondano in tutti loro, non possono nell’orecchio solo, per molto che noi ne parliamo, in alcuna guisa capere. Ma una cosa mi conforta, che voi medesime per isperienza avete conosciuto e conosciete tuttavia quali elle sono, onde io non potrò ora sì poco toccarne ragionando, che non vi sovenga il molto; il che per aventura tanto sarà, quanto se del tutto si potesse parlare. Ma donde comincierò io, o dolcissimo mio signore? E che prima dirò io di te e delle tue dolcezze indicibili, incomparabili, infinite? Insegnalemi tu, che le fai, e sì come io debbo andare, così mi scorgi e guida per loro. Ora per non mescolare favellando quelle parti che dilettar ci possono separatamente, delle dolcezze de gli occhi, che in amore sogliono essere le primiere, primieramente e separatamente ragioniamo. -