Audizioni Commissione d'inchiesta Federconsorzi/13

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Audizione Casella-Maugeri

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SENATO DELLA REPUBBLICA - CAMERA DEI DEPUTATI XIII LEGISLATURA


COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL DISSESTO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA DEI CONSORZI AGRARI


RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA DI MARTEDI’ 22 GIUGNO 1999


Presidenza del presidente Melchiorre CIRAMI


I lavori hanno inizio alle ore 11,10. (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente) Inversione dell'ordine del giorno

PRESIDENTE. In attesa dell'arrivo dell'avvocato Mario Casella, dispongo l'inversione degli argomenti all'ordine del giorno. Comunicazioni del Presidente PRESIDENTE. Desidero innanzi tutto rendere alcune comunicazioni in materia di collaborazioni.

Sono pervenuti alla segreteria della Commisione il curriculum vitae del dottor Paolo Sgattoni, quello del dottor Fabrizio Murri e quello del dottor Salvatore Iacuzzo.

Con lettera del 17 giugno 1999, il Ministro delle finanze mi ha comunicato di aver rilasciato il nulla osta che, ad avviso del Comandante generale della Guardia di finanza, si rendeva necessario per l’impiego del capitano Cosimo Tripoli e del sottotenente Giovanni Panebianco presso la nostra Commissione. Siamo ora in attesa che il Comando provveda finalmente a mettere a nostra disposizione i due ufficiali, nelle forme preventivamente concordate. Il Consiglio di presidenza della Corte dei conti ha deliberato di autorizzare il consigliere dottor Francesco Paolo Romanelli ad assumere l’incarico di collaboratore a tempo parziale, da noi conferitogli nella seduta del 25 maggio 1999. Infine, è qui presente il professor Alberto Stagno d'Alcontres, da noi designato come collaboratore: se non vi sono osservazioni, egli è autorizzato, ai sensi dell'articolo 24, comma 5, del nostro Regolamento, ad assistere alle sedute della Commissione. Vi informo quindi che il sostituto procuratore, dottor Pietro Catalani, nel restituire copia del resoconto stenografico corretto della sua audizione del 26 maggio 1999, ha ritenuto di dover ribadire, con nota del 15 giugno 1999, che: "il nostro Ufficio è stato chiamato ad esprimere parere prima in merito all’ammissione sul concordato (luglio 1991), poi in merito all’omologazione dello stesso (luglio 1992). In entrambi i casi il giudizio si articolava su due versanti, da un lato l’apprezzamento circa la meritevolezza soggettiva del ricorrente, dall’altro la valutazione prognostica circa la congruità economica del concordato. Nel caso di specie il primo aspetto concerneva essenzialmente i profili penali preconcordatari e riguardava gli amministratori e i rappresentanti legali della Federconsorzi, per il noto principio per cui la persona giuridica non può commettere reati. Sul punto v’è dibattito dottrinario e giurisprudenziale circa l’influenza di tali profili penali sulla validità del concordato, che andrebbe autonomamente valutato nella sua portata economica. Si ritiene che quanto in istato di insolvenza si trovi un ente dotato di personalità giuridica, gli eventuali reati ascrivibili ai rappresentanti legali dello stesso non riverberino automaticamente sulla validità del concordato, il quale vada apprezzato autonomamente nella sua portata economica, vale a dire rispetto alla probabilità di soddisfare la percentuale dei creditori prevista dalla legge". Ovviamente questa nota sarà allegata agli atti della Commissione. Vi comunico infine che il Presidente della Camera dei deputati ha risposto, in data 17 giugno 1999, alla mia lettera di pari data con la quale, sulla base dell’incarico da voi conferitomi nella seduta del 16 giugno 1999, rappresentavo l’opportunità di tener conto, ai fini del prosieguo dell’iter parlamentare del disegno di legge n. 4860 (Nuovo ordinamento dei consorzi agrari), dell’esigenza di consentire alla Commissione un' adeguata valutazione dell’incidenza di tale provvedimento sull’oggetto dell’inchiesta ad essa demandata dalla legge istitutiva.

Il presidente Violante, pur riconoscendo la rilevanza delle ragioni a fondamento della nostra richiesta di rinvio dell’esame del disegno di legge, ha fatto presente che un differimento ad altra data dell’esame del medesimo non appare possibile, considerate le decisioni assunte in sede di programmazione dei lavori dell’Assemblea da parte della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari nelle riunioni del 24 marzo e del 26 maggio 1999. Il Presidente della Camera ha precisato tuttavia che, nel corso dell’iter parlamentare, la Camera dei deputati potrà valutare gli eventuali contributi che la Commissione vorrà far pervenire e che saranno immediatamente trasmessi alla Commissione competente ed ai Gruppi parlamentari.

Alla luce di questa comunicazione, ho ritenuto di elaborare, avvalendomi anche della collaborazione del dottor Basile, nostro consulente a tempo pieno, alcune osservazioni in merito al disegno di legge in questione, da sottoporre alla Commissione.

Copie dell'elaborato contenente tali osservazioni sono a vostra disposizione.

Vi ricordo che il disegno di legge è oggi all’esame dell’Assemblea della Camera dei deputati. Ciò rafforza l’esigenza di giungere rapidamente all’approvazione di un nostro documento che contenga alcune riflessioni e formuli consequenziali proposte, in modo da assicurare un utile contributo al dibattito parlamentare in corso. Propongo pertanto di incaricare il terzo gruppo di lavoro della stesura definitiva del documento da sottoporre poi all’approvazione della Commissione.

PREDA. Signor Presidente, desidero intervenire in merito a questo argomento.

PRESIDENTE. No, senatore Preda, non apriamo la discussione su questo argomento.

Ho voluto semplicemente distribuire la nota contenente le osservazioni sul disegno di legge n. 4860; è nell'assoluta autonomia del gruppo di lavoro valutarne i contenuti e, se lo ritiene opportuno, redigere un documento che eventualmente verrà discusso dalla Commissione; del resto non tutti ne hanno avuto cognizione e pertanto avviare un dibattito su una nota che è una proposta di discussione mi sembra assolutamente inopportuno. PREDA. Nessuno aveva delegato nessuno a redigere questo documento.

PRESIDENTE. Credo che rientri nell’autonomia del Presidente spingere il gruppo di lavoro a discutere anche di questa materia.

PASQUINI. Signor Presidente, vi sono contenuti giudizi politici inaccettabili.

PRESIDENTE. Infatti, senatore Pasquini, ho proposto semplicemente di incaricare il terzo gruppo di lavoro della stesura definitiva di un documento da sottoporre poi all’approvazione della Commissione; ho avanzato un’idea, una base di discussione, il merito può essere più o meno condivisibile, ma nel rispetto dell’autonomia del gruppo di lavoro voglio che lo stesso ne discuta; ho rinviato ad esso la stesura di un eventuale documento che, ripeto, sarà discusso democraticamente in Commissione, con il rispetto delle opinioni di tutti.

OCCHIONERO. Signor Presidente, pur tenendo conto e rispettando le sue competenze, metto in discussione il metodo. Questa Commissione non è stata istituita per dare un giudizio su un disegno di legge che ha già fatto il suo iter, di cui le Commissioni della Camera e del Senato hanno già discusso e che ora è all’attenzione dell’Aula della Camera. Infatti, valutare la natura, la scelta, l’iter e il contenuto di quel provvedimento di legge è compito di ciascun parlamentare, che fornisce il suo contributo e la sua collaborazione. Che cosa c’entra la Commissione d'inchiesta sulla Federconsorzi? Per quale motivo dovrebbe esprimere un parere su un disegno di legge già approvato dal Senato e che attualmente è all’esame della Camera? E’ il metodo che è sbagliato, al di là del contenuto del documento.

PRESIDENTE. Lo stesso Parlamento a cui lei si riferisce ha istituito una Commissione d’inchiesta che si occupa anche di indagare sulla gestione dei consorzi agrari. Su tale materia, il Parlamento ha avviato la discussione di un disegno di legge e già in sede di esame dello stesso da parte della Commissione agricoltura del Senato si raccomandava la speditezza dei lavori della nostra Commissione perché attraverso l’inchiesta avrebbe potuto fornire un contributo conoscitivo al Parlamento che doveva legiferare in tale materia. Lei sa - come noi tutti – con quanto ritardo questa Commissione ha avviato i suoi lavori. Abbiamo già evidenziato nella precedente discussione che non intendiamo esercitare sull’altro ramo del Parlamento nessuna interferenza (a parte che siamo parlamentari anche noi), ma nessuno può impedire alla Commissione di allertare i nostri colleghi che si accingono a varare questo provvedimento in merito al fatto che esiste una Commissione d’inchiesta che si sta occupando di questa materia così come nessuno può impedire alla Commissione di fornire contributi, semplicemente a titolo di cognizione (e non quindi come parere), rispettando la perfetta autonomia del Parlamento che rimane libero di legiferare al riguardo come ritiene più opportuno.

Mi sembrava del resto poco opportuno rimanere in silenzio su una materia sulla quale stiamo conducendo un’inchiesta ed ho voluto pertanto elaborare alcune note e alcune osservazioni che potranno essere cestinate oppure delle quali si potrà fare tesoro portandole all’osservazione e alla valutazione del ramo del Parlamento che si sta occupando del disegno di legge n. 4860.

Non si tratta di un documento ufficiale; ho soltanto voluto che i colleghi ne prendessero visione ed ho suggerito al terzo gruppo di lavoro di affrontare questa tematica, predisponendo un documento nel caso in cui lo ritenesse opportuno. In ogni caso la Commissione nel suo plenum ne discuterà, come valuterà anche l’opportunità o meno di portarlo a conoscenza di altri.

Tra l’altro, ci confortano nella nostra scelta, un larghissimo numero di precedenti. Tanto per fare un esempio, la Commissione antimafia - l'onorevole Mancuso me ne darà atto - ha istituito un comitato che si occupa del problema dei collaboratori di giustizia che, tra gli altri, ha anche il fine di fornire dati di conoscenza al Senato che dovrà occuparsi proprio della legislazione di riforma in materia di pentiti.

Ripeto, non c'è nessuna intenzione di interferire con il dibattito parlamentare in corso sulla riforma dell'ordinamento dei consorzi agrari. Tuttavia, questa è una Commissione d'inchiesta e come tale ha anche il dovere di mettere a conoscenza i parlamentari che non partecipano ai nostri lavori delle risultanze ottenute e che possono essere in qualche modo di aiuto all'elaborato legislativo. PREDA. Signor Presidente, condivido quanto da lei testé affermato che però è cosa diversa da quanto si riscontra in questo testo, culturalmente superato e nel quale sono riportate osservazioni estremamente gravi dal punto di vista politico. In tal senso, contribuire al lavoro della Camera dei deputati fornendo i dati in nostro possesso è giusto e corretto, ma non lo è affatto allertare la Camera dei deputati con un appunto nel quale vengono dati specifici orientamenti riguardo, ad esempio, alla natura giuridica che dovranno avere i consorzi agrari. PRESIDENTE. Senatore Preda, prendo atto della sua opinione che ovviamente può differenziarsi dalla mia, la discussione è comunque aperta dal momento che non è stato fatto niente di definitivo. La scelta della redazione di questo appunto trova origine nella lettera inviatami dal presidente Violante che all'ultimo capoverso recita: "Resta fermo che, nel corso dell'iter parlamentare, la Camera potrà comunque valutare gli eventuali contributi che la Commissione che Ella presiede vorrà far pervenire a questa Presidenza e che saranno immediatamente trasmessi alla Commissione competente e ai Gruppi parlamentari".

Ripeto, non mi sembra che sia stato espresso alcun parere e quindi se la Commissione ritiene di voler dare questo contributo può scegliere di farlo, o no. Tuttavia, sono dell'avviso che sia inopportuno non fornire alcun dato riguardo a problematiche su cui stiamo conducendo un'inchiesta quando, parallelamente, l'altro ramo del Parlamento sta legiferando sulla stessa materia. PASQUINI. Signor Presidente, ho ascoltato i termini della questione in merito alla quale come terzo gruppo ci riserviamo di esprimere successivamente il nostro parere. Una perplessità che comunque desidero sottoporre all'attenzione dei colleghi riguarda il titolo dell'appunto: "Osservazioni sul disegno di legge: Nuovo ordinamento dei consorzi agrari". Infatti, credo che sia necessario differenziare tra il suddetto disegno di legge ed il lavoro svolto da questa Commissione d'inchiesta e le nostre osservazioni, che non riguardano la materia oggetto di tale norma, ma solo i consorzi agrari. In tal senso, suggerirei quindi di non parlare di "osservazioni" bensì di "contributo" alla conoscenza e all'approfondimento di una serie di problemi che attengono alla Federconsorzi.

Forse quella appena posta è soltanto una questione marginale, ma ritenevo comunque importante sottoporla all'attenzione dei colleghi. PRESIDENTE. Il titolo di questa nota è ovviamente assolutamente informale e l'occasione della sua redazione è stata fornita dall'esame del disegno di legge n. 4860.

In ogni caso, se la Commissione lo ritiene opportuno, proporrei di incaricare il terzo gruppo di lavoro al fine di valutare l'opportunità di fornire un contributo al dibattito parlamentare in corso sulla riforma dell'ordinamento dei consorzi agrari, mediante l'elaborazione di un documento da sottoporre all'attenzione della Commissione.

Se non vi sono osservazioni, così resta stabilito. In attesa dell'arrivo dell'avvocato Mario Casella, sospendo la seduta. (La seduta, sospesa alle 11,25, è ripresa alle ore 11,40).

Audizione dell'avvocato Mario Casella

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. La Commissione procede oggi all'audizione dell'avvocato Mario Casella che ha ritenuto di farsi accompagnare dall'avvocato Aldo Maugeri.

Prima di dare la parola all'avvocato Casella, che ringrazio per aver accolto con cortese disponibilità il nostro invito, avverto che i lavori della Commissione si svolgono in forma pubblica, secondo quanto dispone l'articolo 7 della legge istitutiva, e che è dunque attivato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, l'impianto audiovisivo a circuito chiuso.

Qualora da parte dei nostri ospiti o dei colleghi lo si ritenga opportuno in relazione ad argomenti che si vogliono ritenere riservati, disattiverò l'impianto audiovisivo per il tempo necessario. Preciso infine che dell'audizione odierna è redatto il resoconto stenografico, che sarà sottoposto ai sensi dell'articolo 12, comma 6, del Regolamento interno, alle persone ascoltate e ai colleghi che interverranno, perché provvedano a sottoscriverlo, apportando le correzione di forma che riterranno in vista della pubblicazione negli Atti parlamentari.

Do ora la parola all'avvocato Casella.

CASELLA. Signor Presidente, ho preparato un breve promemoria in collaborazione con l'avvocato Maugeri, su alcuni aspetti che forse possono risultare interessanti per il lavoro della Commissione, francamente, infatti, non so con precisione che cosa mi si chieda, né su quali questioni io sia chiamato a rispondere.

In ogni caso, posso dire che nel 1992 il nostro studio aveva redatto su propria carta intestata, e a mia firma, tre diverse lettere indirizzate a tutti i creditori della Federconsorzi, suddivisi in tre fasce, a seconda delle entità dei crediti vantati: fino a venti milioni, da venti a mille milioni, e superiori a un miliardo. Alle prime due categorie era offerto, subordinatamente all'esito favorevole dell'iniziativa, l'acquisto dei crediti da parte della costituenda S.G.R. con pagamento del 100 per cento dei crediti stessi fino a venti milioni, del 42 per cento dell'eccedenza fino a lire 500 milioni e del 40 per cento dell'ulteriore eccedenza fino a lire un miliardo; alla terza categoria era, invece, offerto di partecipare al capitale della costituenda S.G.R..

Le lettere, dato il numero estremamente elevato dei destinatari e la necessità di ricercare tutti i relativi indirizzi, vennero fotocopiate e materialmente spedite a cura degli uffici del Banco di Roma (ritengo con la collaborazione del commissario giudiziale o degli uffici Federconsorzi: la pratica era seguita presso la Banca di Roma dall'avvocato Giordano, e degli adempimento formali si occupava normalmente un suo collaboratore, il dottor Girola), ai quali periodicamente rimettevo anche le risposte dei creditori che pervenivano al nostro studio (non disponiamo, quindi, di documentazione relativa all'invio delle lettere, né abbiamo trattenuto copia delle risposte negative).

Dell'invio delle lettere contenenti l'offerta di partecipare alla nuova società era stata data doverosa notizia anche agli Organi della procedura e infatti nel parere - favorevole con riserva - del comitato dei creditori si dava atto della facoltà "con certezza assicurata a tutti i creditori" di partecipare all'iniziativa per il rilievo delle attività della Federconsorzi. Analogo rilievo era contenuto in ogni successivo provvedimento autorizzativo del tribunale fallimentare.

Per quanto riguarda, in particolare, le adesioni alla S.G.R., molti dei maggiori creditori - tra gli altri, sicuramente, la BNL - avevano condizionato la loro partecipazione al fatto che almeno il 65 per cento dei creditori bancari italiani avessero aderito all'operazione: ciò è confermato dalle comunicazioni della BNL nelle quali si dà atto del raggiungimento della predetta percentuale e del conseguente perfezionamento dell'adesione.

In altri termini, l'operazione era vista non già come un intervento di singoli creditori particolarmente esposti o particolarmente desiderosi di partecipare al rilievo delle attività, ma come un doveroso intervento del sistema bancario italiano nel suo complesso per la soluzione di uno dei più gravi casi di insolvenza del dopoguerra. In quest'ottica l'operazione stessa era stata presentata e autorizzata anche dalla Banca d'Italia, la quale aveva espressamente preso atto della facoltà per tutti i maggiori creditori di parteciparvi.

Nei primi mesi del 1993, proprio al fine di raggiungere la percentuale minima di adesioni di cui sopra, abbiamo avuto numerosissime telefonate e riunioni, a Milano e fuori, con dirigenti di banche italiane, per illustrare il cosiddetto "piano Capaldo" e per convincerle a partecipare all'operazione. Ricordo, in particolare, che l’avvocato Maugeri ha incontrato, tra gli altri, i rappresentanti del Credito Agrario Bresciano, della Banca Popolare di Verona, della Federalcasse di Venezia, della Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana; ricordo anche che l’avvocato Maugeri ha incontrato i rappresentanti delle banche estere creditrici (Steering Committees), i quali declinarono l'offerta di partecipare all'acquisto delle attività Federconsorzi, soprattutto in considerazione della impossibilità di conoscere con esattezza le necessità finanziarie che l'operazione comportava e di avere un'affidabile previsione dei futuri realizzi.

I conteggi per la verifica del raggiungimento della percentuale del 65 per cento di cui sopra, e per la determinazione delle quote di partecipazione nella costituenda S.G.R. (quote che, per principio, dovevano essere proporzionali all'entità dei crediti) venivano eseguiti dall'avvocato Giordano, dall'avvocato de Palma della BNL e da me sulla base dell'elenco predisposto dal commissario governativo e la diffidenza che circondava l'operazione è confermata da fatto che, spesso, le stesse banche che avevano aderito cercavano argomenti per ridurre la loro partecipazione adducendo, ad esempio, la natura autoliquidante di una parte del loro credito, ovvero la riduzione del loro credito attuale rispetto alla somma risultante dal predetto elenco. Nessuna banca, al contrario, si è mai dichiarata disponibile a sottoscrivere una quota del capitale della costituenda S.G.R. maggiore di quella che le sarebbe toccata sulla base del predetto criterio proporzionale.

Questo è quanto. Se a fronte di questa posizione avete delle domande da rivolgermi - e alle quali cercherò di rispondere se non immediatamente, per iscritto - sono a vostra completa disposizione. MAUGERI. Dopo la panoramica generale sull'attività del nostro studio offerta dal professor Casella, riterrei opportuno passare alle domande che considero lo strumento migliore per conoscere i punti di maggiore interesse di una vicenda che ha comportato da parte nostra un'attività di un anno e mezzo, di cui sarebbe troppo dispersivo cercare di ricordare i diversi momenti salienti.

BUCCI. Professor Casella, lei ha affermato che le banche estere rifiutarono di entrare nell'iniziativa della S.G.R.. La stessa cosa ci è stata riferita nel corso di altre audizioni.

Vorrei sapere se nei colloqui che ebbe con i rappresentanti delle banche estere emerse il motivo per il quale queste rifiutarono un'iniziativa di tal genere e in che modo - se è di sua conoscenza - si risolse poi il problema dei crediti vantati dalle suddette banche verso la Federconsorzi.

MAUGERI. Se mi è consentito, avendo partecipato personalmente alle riunioni dello Steering Committee delle banche estere, vorrei rispondere io a questa domanda. Mi incontrai diverse volte con il dottor Rosa, rappresentante delle banche estere in Italia. Ci furono anche diverse riunioni soprattutto con rappresentanti di banche giapponesi. Il dottor Rosa e i suoi rappresentati ci chiedevano un conto economico, sia pure previsionale ma comunque abbastanza dettagliato, delle necessità finanziarie e delle possibilità di realizzo. Purtroppo abbiamo dovuto sempre rispondere che allo stato non era ancora possibile fare delle previsioni, né per quanto concerneva i realizzi né per quel che riguardava le necessità finanziarie della costituenda società. Quest'ultima infatti avrebbe dovuto pagare un prezzo senza elaborare prima un programma di dismissioni che permettesse di far capire se tali dismissioni avrebbero consentito, e in che misura, il finanziamento del prezzo. Di fronte all'impossibilità di fornire dati previsionali attendibili e i chiarimenti richiesti, le banche estere si sono prima di tutto meravigliate di tale impossibilità e, a fronte di ciò, hanno sempre dichiarato un'astratta disponibilità a studiare la posizione, dichiarando però di non potere intervenire per l'impossibilità di dare ai loro organi le informazioni volute.

Quanto alla seconda domanda, il nostro studio non ha assolutamente seguito l'evoluzione della posizione creditoria delle banche estere. Comunque esse non hanno partecipato, almeno fino a quando ci siamo occupati noi della questione, quindi fino a circa due anni fa, al capitale della S.G.R..

BUCCI. Quindi non si sa se tali banche vantino ancora dei crediti nei confronti della Fedit.

MAUGERI. Noi non lo sappiamo.

PRESIDENTE. Vorrei, a questo punto, porre io alcune domande. Nella preparazione di questo programma vi è stato suggerito un piano elaborato compiuto?

MAUGERI. Lo studio è iniziato, come ricordava il professor Casella, alla fine del 1991. Nel marzo 1992 abbiamo sottoposto al professor Capaldo un programma in cui prospettavamo una soluzione leggermente diversa da quella adottata successivamente. Il nostro studio cioè aveva proposto un programma che prevedeva il subentro di una costituenda società nella posizione di assuntore del concordato fallimentare; secondo questo programma, la nuova società avrebbe dovuto rendersi cessionaria dell'intero attivo della procedura garantendo in pari tempo ovviamente il pagamento integrale dei creditori privilegiati ed ai creditori chirografari la percentuale concordataria o comunque una percentuale superiore al 40 per cento. In seguito questa strada è stata leggermente modificata, nel senso che la nuova società non è diventata assuntrice del concordato Federconsorzi, quindi non si è assunta la responsabilità di pagare una determinata quota ai creditori, ma ha preferito proseguire su una prospettiva di acquisto dei beni della Federconsorzi, quindi come semplice acquirente.

PRESIDENTE. Quindi nessuno vi ha sottoposto un progetto definito su cui avete lavorato?

MAUGERI. Andando a rivedere le carte ho trovato nel nostro dossier un parere che risale agli inizi del marzo 1992; era stato il nostro studio, evidentemente dietro un input, ad elaborare l'obiettivo del conseguimento dei beni della Federconsorzi; tale obiettivo ci era stato segnalato dal professor Capaldo. Noi abbiamo studiato le possibili strade: in un primo momento quella dell'assunzione del concordato per poi proseguire in un secondo momento il nostro lavoro sull'ipotesi di acquisto puro e semplice. PRESIDENTE. Tra questi suggerimenti vi è giunta anche una cognizione scritta, o elaborata in qualsiasi forma, del cosiddetto piano Roveraro?

MAUGERI. Credo che tale piano sia precedente al piano Capaldo. Nella fase in cui avevamo avuto i primi contatti con il Banco di Roma ed il Banco di Santo Spirito, che in quel periodo si stavano fondendo, ci era stata data un'indicazione; non ricordo se ci fosse stato consegnato un programma Roveraro, so che ne avevo sentito parlare, ma francamente non ne ricordo il contenuto. Credo comunque che avessimo ricevuto un appunto.

CASELLA. Lo confermo.

PRESIDENTE. Da chi venne licenziato l'onorario del vostro studio?

MAUGERI. Abbiamo emesso una regolare fattura. Personalmente non sono a conoscenza dei meccanismi; so che abbiamo emesso una fattura, ma non so chi personalmente abbia dato l'ordine di pagamento.

PRESIDENTE. Chi era il destinatario della fattura?

MAUGERI. Era la S.G.R..

PRESIDENTE. Ma a quel tempo la S.G.R. non era stata ancora costituita.

MAUGERI. Noi abbiamo continuato la nostra attività fin dopo la costituzione della S.G.R. e fin dopo la stipulazione del cosiddetto atto-quadro. Solo successivamente, a distanza di parecchi mesi dall'acquisto se ben ricordo, abbiamo emesso due note, l'una alla fine del 1993 e l'altra nei primi mesi del 1994.

PRESIDENTE. All'epoca conoscevate già Carbonetti?

MAUGERI. Personalmente l'ho conosciuto in quell'occasione. Ma credo che il professor Casella già lo conoscesse.

CASELLA. L'avevo conosciuto poco prima perché veniva a Milano alla Bocconi per tenere qualche lezione; poi l'ho ritrovato al Banco di Roma.

PRESIDENTE. Cosa mi potete dire circa i contatti con il presidente Greco?

CASELLA. Quando c'è stata l'operazione la prima cosa è stata quella di parlarne con lui; c'è stato un lungo e completo svolgimento di attività che noi vedevamo con piacere. PRESIDENTE. Qual era, professor Casella, l'oggetto di questi colloqui?

CASELLA. Noi rispondevamo in funzione di quanto aveva detto e segnato il professor Capaldo circa la possibilità, le modalità e il da farsi correttamente.

PRESIDENTE. Per essere precisi, vi è stato uno o più incontri tra lei, il presidente Greco e il professor Capaldo?

MAUGERI. Con il presidente Greco ci siamo visti più volte; ci sono state diverse convocazioni in tribunale, alcune con il comitato dei creditori, alcune con il commissario giudiziale. È difficile indicare un numero di riunioni con il presidente Greco, diciamo che saranno state almeno cinque o sei, nel corso delle quali, tra l'altro, si dava atto soprattutto dei passi che venivano fatti sulla strada della costituzione della S.G.R.. Come diceva poc'anzi il professor Casella, la S.G.R. è stata abbastanza complessa da costituire. Il presidente Greco continuava a dichiararsi abbastanza preoccupato dei tempi lunghi che la cosa richiedeva e quindi venivamo periodicamente sollecitati a relazionare il tribunale sull'andamento di questi nostri tentativi di aggregazione. Tuttavia non abbiamo mai avuto riunioni con il presidente Greco al di fuori delle udienze regolarmente fissate dal tribunale.

PRESIDENTE. L'offerta di 2.150 miliardi fu in qualche modo anticipata, seppure informalmente, al presidente Greco?

MAUGERI. Non informalmente, nel senso che fin dal primo giorno, nel momento in cui è stata prospettata l'operazione al tribunale, si è sempre parlato di 2.150 miliardi.

PRESIDENTE. Questo elaborato che condusse alla cifra finale di 2.150 miliardi fu steso per incarico dal vostro studio o vi fu dato? MAUGERI. Ci è stato dato.

PRESIDENTE. Da chi?

MAUGERI. Credo di essere venuto io a Roma e di aver avuto un incontro, se ricordo bene presso l'allora Banco di Roma; in particolare credo di essermi incontrato la prima volta con tale avvocato Nicoletti del Banco di Roma, che mi illustrò un elaborato che si intitolava "Ipotesi di costituzione di una nuova società" e che portava la data del 14 maggio 1992; probabilmente ve ne era un'altra versione di circa un mese prima e questa doveva essere una seconda edizione. Comunque ci collochiamo intorno all'aprile del 1992.

PRESIDENTE. Vi sono stati reazioni, dubbi, perplessità da parte del presidente Greco rispetto a questa offerta? MAUGERI. Perplessità e dubbi che si sono tradotti in una serie di convocazioni del comitato dei creditori per sottoporre questa ipotesi di cessione in blocco. Sia il tribunale, nella persona del presidente Greco, sia il commissario giudiziale del concordato preventivo, professor Picardi, chiesero più volte un aumento del prezzo, sottolineando la differenza tra il valore attribuito, o meglio il prezzo offerto dalla S.G.R. e la stima dei beni eseguita dal commissario giudiziale che aveva quantificato in 3.939 miliardi l’attivo della Federconsorzi; l’offerta era quindi notevolmente inferiore (2.150 miliardi). Se lo ritiene interessante posso anche dirle come nasce quest’ultima cifra. Infatti, riguardandomi un appunto del maggio 1992 ho costatato che si era preso come dato di partenza la valutazione del commissario giudiziale e cioè 3.939 miliardi. Quindi, venne fatta una quantificazione del tutto "spannometrica", per quel che mi risulta, del possibile realizzo che si collocava tra il 50 e il 60 per cento dei valori accertati dagli organi della procedura. Allora, attribuire un valore del 50 per cento avrebbe portato a 1.970 miliardi, del 60 per cento a 2.364 miliardi, del 55 per cento (che è una via di mezzo tra il 50 e il 60 per cento) a 2.167 miliardi, cifra che è stata poi arrotondata a 2.150. Questa è la genesi di tale valutazione.

PRESIDENTE. Eravate stati informati dei bilanci Fedit del 1991?

MAUGERI. No.

PRESIDENTE. Quindi, non ebbero assolutamente influenza rispetto alla proposta avanzata?

MAUGERI. No, ed anzi le dico di più e cioè che gli aspetti economici non furono oggetto del nostro studio. Non avevamo la minima idea del valore dei beni se non per quello che risultava dalla stima particolareggiata eseguita dal professor Picardi in sede di concordato preventivo, che è quella dei 3.939 miliardi.

PRESIDENTE. Eravate a conoscenza dell’iniziativa che Cigliana aveva assunto verso il presidente del tribunale, collegata al risultato d’esercizio della Fedit per il 1991 che avrebbe imposto lo scioglimento della società?

CASELLA. Conoscevo Cigliana da sempre, ma non ho mai parlato con lui di questo.

PRESIDENTE. Il vostro studio ha avuto contatti politici e con chi in caso positivo?

MAUGERI. Assolutamente no, proprio di nessun genere.

PRESDENTE. Quando si esaurì il mandato rimesso al vostro studio e con quali atti?

MAUGERI. L’atto conclusivo è stato la stipulazione dell’atto-quadro che è del 2 agosto 1993. Successivamente non ci siamo più occupati del realizzo dei beni e abbiamo avuto incarichi un po’ di contorno, se così vogliamo definirli, nel senso che siamo stati chiamati e siamo tuttora incaricati di seguire una controversia tra la S.G.R. e la Siapa (una controllata della Federconsorzi); a seguito della stipulazione dell’atto-quadro del 2 agosto 1993 un gruppo di dipendenti della Siapa aveva ritenuto che la S.G.R., per il fatto di avere acquistato le attività della Federconsorzi, potesse essere obbligata a rifinanziare le società controllate dalla Federconosorzi e in particolare la Siapa. La causa è tuttora pendente.

PRESIDENTE. Dove?

MAUGERI. Presso il tribunale di Roma. Mi risulta che dovrebbe essere decisa verso la fine di quest’anno.

E’ una causa nella quale erano stati chiesti da parte degli attori un sequestro conservativo sui beni della S.G.R., che è stato respinto, e - se ricordo bene – una ricapitalizzazione di circa 120 miliardi, valutazione che – a mio avviso – non ha fondamento ed infatti i provvedimenti fin qui emessi dal tribunale di Roma sono tutti di segno negativo. Abbiamo poi avuto occasione di occuparci dei rapporti tra S.G.R. e Federconsorzi nel momento in cui – circa un anno e mezzo fa – vi è stato un blocco del trasferimento dei beni. Secondo quanto è a nostra conoscenza, si è proceduto fino ad un certo punto regolarmente al trasferimento dei beni. Ripeto, era una questione di cui non ci occupavamo e della quale non avevamo avuto notizie di "intoppi". Ad un certo punto vi è stato il sequestro penale di una parte di beni, in particolare di una parte di crediti che non erano stati ancora trasferiti alla S.G.R., e successivamente a questo provvedimento la procedura di liquidazione della Federconsorzi aveva sospeso anche il trasferimento di alcuni altri cespiti che non erano stati oggetto del sequestro penale.

La S.G.R. si era rivolta al nostro studio per mettere in atto un’azione che portasse allo sblocco di questi beni con la conseguente conclusione del trasferimento degli stessi dalla Federconsorzi alla SGR o per lo meno di quei beni che non avevano fatto parte del sequestro penale. La situazione non è stata sbloccata. Era stato fatto un primo ricorso al tribunale fallimentare che non era stato accolto e quindi ad oggi non so se il trasferimento dei beni sia stato portato a conclusione o se sia stato bloccato come quando ce ne eravamo occupati noi nel 1997.

PRESIDENTE. In che modo il programma predisposto dal vostro studio si riproponeva, attraverso la S.G.R., di concorrere all’eventuale riassetto del sistema dei consorzi agrari provinciali?

MAUGERI. Nella fase di maggiore attività dello studio (1992-1993) direi quasi in nessun modo, nel senso che queste esigenze ci venivano rappresentate come uno scenario generale dell’operazione che prevedeva lo sviluppo delle iniziative dai contenuti analoghi a quelli della Federconsorzi. Sostanzialmente, però, non ce ne siamo mai occupati e fatti carico. Recentemente c’è stato affidato il compito di studiare, insieme ad un altro legale di Milano (incaricato da un certo numero di consorzi) il possibile componimento delle situazioni debitorie dei consorzi che, attraverso rinunzie ai crediti da parte di S.G.R. (crediti che pervenivano alla S.G.R. dall’aver acquisito i beni della Federconsorzi) avrebbero potuto consentire il ritorno in bonis dei singoli consorzi agrari provinciali.

Siamo intervenuti in qualche caso, ma sostanzialmente solo con delle raccomandazioni al nostro cliente S.G.R. di soprassedere da iniziative esecutive nei confronti di singoli consorsi agrari e provinciali. Ripeto, nell'ambito di un mandato più generale che doveva riguardare tutto il sistema dei consorzi agrari provinciali, ma che poi non ha avuto alcun seguito dal momento che il nostro studio non è stato più consultato. Si può quindi affermare che questa nostra attività in sostanza si sia esaurita di fatto, anche se non è intervenuta alcuna revoca del mandato.

PRESIDENTE. Questo genere di iniziativa assunta nei confronti dei consorzi agrari provinciali era nei progetti della S.G.R., analogamente a come si è proceduto ad esempio rispetto alla Fedit?

MAUGERI. Non mi risulta. Per lo meno nella fase in cui se ne è occupato il nostro studio, fino al 1993, questa possibilità non era stata presa in considerazione, né ci era stata mai sottoposta. Nel periodo successivo, credo nel 1997, era stata portata avanti questa iniziativa che però non portava ad un subentro della SGR ai consorzi agrari provinciali, ma semplicemente a rinunzie di crediti -in buona parte inesigibili, quindi abbastanza indolori - nei confronti di singoli consorzi agrari provinciali che avrebbero consentito il ritorno in bonis di questi consorzi. Quindi, credo che il disegno in questa fase non fosse quello di subentrare in procedure concorsuali ma, anzi, di far uscire i consorzi agrari provinciali dalle procedure di liquidazione coatta in cui si trovavano.

PRESIDENTE. Fu il vostro studio a predisporre l'atto-quadro? MAUGERI. Sì, signor Presidente, anche se ovviamente si è trattato di un lavoro che ha visto l'impegno di più soggetti: del notaio Mariconda - che ha poi rogato l'atto sotto forma di atto pubblico- del commissario giudiziale, professor Picardi. PRESIDENTE. Dal punto di vista normativo come potrebbe essere qualificato l'atto-quadro?

MAUGERI. Posso dire che sicuramente era un atto atipico, tanto è vero che la definizione di atto-quadro fu a lungo discussa. In ogni caso, si trattava di un contratto preliminare che presentava al suo interno degli aspetti già vincolanti. Da questo punto di vista, quindi, era un contratto di programma con cui ci si impegnava ad effettuare determinate operazioni delle quali alcune potevano essere svolte senza necessità di ulteriori atti - e quindi non si trattava di un vero e proprio contratto preliminare dal momento che alcuni aspetti erano già pienamente operativi - ed altre richiedevano invece la stipulazione di atti successivi e pertanto in questi termini si poteva considerare come un contratto preliminare.

PRESIDENTE. Quali furono le ragioni che impedirono il doppio trasferimento dei beni?

MAUGERI. Ritengo che si trattasse di evidenti considerazioni di carattere fiscale. In questa ottica era stato previsto l'inserimento di una clausola nel contratto, che voi certamente conoscerete, che consentiva alla S.G.R. di richiedere il trasferimento diretto di singoli cespiti dalla Federconsorzi all'acquirente definitivo, proprio al fine di evitare un doppio passaggio e quindi i relativi costi.

PRESIDENTE. Il vostro studio ha in qualche modo partecipato alla predisposizione dell'atto di citazione e di rescissione dell'atto-quadro e al conseguente atto di transazione? MAUGERI. No, signor Presidente. Anzi, abbiamo avuto notizia della transazione soltanto dalla lettura dei quotidiani e a questo proposito ricordo che mi lamentai garbatamente con il professor Carbonetti per non averci informato sull'andamento di questa vicenda.

PASQUINI. Avvocato Maugeri, desidererei sapere se, nel momento in cui il dottor Nicoletti - funzionario del Banco di Roma - suggerì la valutazione dei beni da acquistare, venne contestualmente avanzata anche la richiesta di inserimento di una clausola in cui si prevedevano eventuali detrazioni per vendite già portate a termine o per l'incasso, nel frattempo intervenuto, di crediti. Infatti, mi sembra che l'offerta di 2.150 miliardi si sia poi di fatto ridotta. Desidero inoltre porre una ulteriore domanda che si ricollega alla precedente. Avvocato Maugeri, lei non crede che l'eventuale rinunzia ai crediti nei confronti dei consorzi agrari provinciali ai fini di un rilancio, anche se indirettamente e attraverso un meccanismo giuridico, abbia in realtà alterato le condizioni per una par condicio creditorum? Anche perché era in quel caso noto che l'offerta - secondo quanto da lei stesso affermato - era stata avanzata "in modo spannometrico" rispetto alle valutazioni; per di più si sapeva già contestualmente che una parte di quella offerta praticamente non esisteva, dal momento che si trattava di crediti già incassati o di vendite intervenute. MAUGERI. Senatore Pasquini, riguardo alla questione delle detrazioni per le vendite posso rispondere con sicurezza che, sia nella fase iniziale di questa vicenda che nel periodo successivo, non si parlò di tale possibilità. A quanto mi risulta si è cominciata a prefigurare questa eventualità nella primavera del 1993, quando si passò all'elaborazione di un testo contrattuale; fino a quella data si era parlato di vari aspetti e della cifra di 2.150 miliardi a fronte di tutti i beni indicati nella particolareggiata relazione redatta dal professor Picardi. Ad un certo punto - in relazione anche al fatto che la procedura non interruppe la sua attività liquidatoria nel momento in cui si cominciò a contrattare con la cordata delle banche, proseguendo quindi nella sua attività di vendita - ci si rese conto che dalla vendita di alcuni cespiti economicamente assai interessanti sarebbero stati realizzati importi dell'ordine di qualche centinaio di miliardi e che questo dato evidentemente avrebbe comportato sostanziali differenze rispetto alle condizioni di partenza sulle quali si era basata l'offerta. Ricordo, infatti, che la cifra di 2.150 miliardi - alla quale si era addivenuti sulla base del calcolo cui facevo prima riferimento, anche se sembra poco credibile- era a fronte di tutti i beni da liquidare. Ora, nel momento in cui alcuni beni uscirono da questo patrimonio, era abbastanza logico che il loro valore venisse scomputato anche se debbo dire che a questa determinazione non si giunse immediatamente, ma solo dopo lunghe trattative. In merito alla questione della rinunzia ai crediti nei confronti dei consorzi agrari provinciali, posso dire che è un argomento di cui non si è mai trattato, neanche nella fase immediatamente anteriore alla conclusione del contratto e credo che ciò sia attribuibile a diversi motivi. Innanzitutto, perché, per quanto riguarda i crediti, la procedura aveva candidamente dichiarato di non essere in grado di garantirne neppure l'esistenza; infatti, nel contratto è prevista una clausola che esclude la garanzia non solo dell'incasso, ma addirittura dell'esistenza dei crediti.

Pertanto, nel momento in cui la S.G.R. decise di procedere all'acquisto non credo avesse fatto alcun affidamento su realizzi particolari dei crediti; non solo, va anche considerato che nel caso dei consorzi agrari provinciali, i crediti erano nei confronti di entità in liquidazione coatta amministrativa. Quindi, per la S.G.R. evidentemente diventava un discorso abbastanza indolore rinunciare ai crediti chirografari nei confronti di consorzi in liquidazione coatta amministrativa.

In ogni caso, tengo a ribadire che in quella fase il nostro studio non si occupava già più della vicenda.

PASQUINI. Se ho ben capito, gli incassi derivanti dalla vendita di alcuni beni sono avvenuti prima della firma dell'atto-quadro, in cui era stata inserita una clausola che prevedeva la detrazione per le somme incassate. Per quale motivo allora la stima di 2.150 miliardi di lire contenuta nell'atto-quadro non è stata decurtata dei crediti incassati e degli importi dovuti per le vendite già effettuate? MAUGERI. Per due motivi. In primo luogo perché in tutte le manifestazioni di volontà nei confronti sia del tribunale che dei soci della costituenda S.G.R. si era sempre parlato, a fronte del complesso di beni elencati in una relazione estremamente particolareggiata di circa 40 pagine, di 2.150 miliardi di lire. In secondo luogo perché modificare quell'importo ad ogni variazione e spiegare alle 20 banche che partecipavano all'iniziativa che nel frattempo la cifra non era più pari a 2.150 miliardi di lire bensì a 2.130, perché 20 miliardi erano già stati realizzati con le vendite, sarebbe stato come correre dietro a qualcosa in continuo movimento. Quindi, non si ritenne di dover toccare quell'importo iniziale. Inoltre, i conteggi relativi a questi incassi - come risulta anche dal contratto - avrebbero dovuto tener conto non solo degli incassi ottenuti dalle vendite, più facili da calcolare, ma anche dei crediti rinunziati o delle transazioni effettuate. Il commissario giudiziale, alla data della stipulazione dell'atto-quadro, non era in grado di calcolare esattamente questi importi, proprio perché in relazione a un patrimonio estremamente complesso si evolvevano continuamente. Nell'atto-quadro, quindi, ci si era dati un termine per fare i conteggi, con l'intesa che i realizzi sarebbero stati detratti dalla prima rata di pagamento (se ricordo bene doveva essere pagato il 15 per cento di 2.150 miliardi di lire, quindi una rata di circa 300 miliardi di lire). Comunque era chiaro a tutti che questa prima rata sarebbe stata assorbita quasi interamente o addirittura in eccesso dai realizzi fatti nel frattempo. Di qui la richiesta della Procedura di poter ottenere un'anticipazione sulla seconda rata, perché si prevedeva già che la prima sarebbe stata prossima allo zero o addirittura negativa. Gli organi della procedura avevano pertanto sostenuto la necessità di disporre dei mezzi finanziari necessari al pagamento dei creditori privilegiati, anche per evitare che su tali crediti maturassero gli interessi. Si chiedeva quindi alla S.G.R. di "fare la cortesia" - che in realtà non era tale trattandosi di una precisa clausola contrattuale - di anticipare sulla seconda rata di circa 800 miliardi di lire le somme necessarie al pagamento dei creditori privilegiati, circa 250 miliardi.

CARUSO Antonino. Professor Casella, nel rispondere in sede di assunzione di informazioni al magistrato di Perugia, lei, molto correttamente, ha individuato l'epoca in cui è iniziata la relazione professionale tra il suo studio e il professor Capaldo nell'autunno inoltrato del 1991. Il professor Capaldo, viceversa, sia davanti ai magistrati perugini, sia in sede di audizione davanti a questa Commissione, ha fissato l'inizio dei rapporti al febbraio 1992, per cui abbiamo una differenza di circa 4 mesi.

La prima domanda che le pongo è la seguente: nel novembre 1991, cioè quando iniziò ad occuparsi di questa vicenda, si raccordò in qualche modo con l'avvocato Ghia?

CASELLA. Conobbi l'avvocato Ghia operando in altra pratica giudiziaria, che non ricordo esattamente. Era anche una persona simpatica alla quale però non ho mai detto nulla. Non ricordavo neanche di averlo conosciuto, ma poi l'ho rivisto a Milano quando è venuto nel mio studio a parlarmi di sua figlia, che aveva intenzione di fare l'avvocato. Non posso dire altro dell'avvocato Ghia. CARUSO Antonino. L'avvocato Maugeri, rispondendo poco fa ad una domanda precisa, ha affermato che lo studio Casella ha fatturato le prestazioni rese alla società S.G.R., e questo mi sembra plausibile nel momento in cui l'operazione si è compiuta. I soci S.G.R., quindi, si sono fatti carico anche di tutte le attività prodromiche alla costituzione della società e alla composizione dell'affare. Tuttavia, nel momento in cui il professor Capaldo le conferì l'incarico, chi sarebbe stato l'interlocutore finanziario dello studio Casella nel caso in cui tutta l'attività - che abbiamo visto essere cospicua fino al maggio 1992 - non si fosse poi risolta in maniera positiva? Chi avrebbe compensato l'opera.... MAUGERI. Da questo punto di vista rappresentiamo un po’ un'anomalia. Ci capita molto raramente di lavorare sulla base di un mandato scritto. Potrà sembrare poco credibile ma è la verità. Inoltre, credo che nel settore dei legali sia quasi la regola, nel senso che accade molto spesso.

Il rapporto iniziò con una richiesta di parere. Il primo parere fu espresso al Banco di Santo Spirito, perché all'epoca il professor Capaldo era lì collocato. Verosimilmente, se la cosa si fosse fermata a quel punto avremmo fatturato la nostra attività di consulenza al Banco di Santo Spirito. La vicenda però è andata avanti con riunioni piuttosto frequenti presso il Banco di Roma prima e la Banca di Roma poi. Non abbiamo mai dubitato del pagamento perché già da diverso tempo, sia con la Banca di Roma che con il Banco di Santo Spirito, avevamo rapporti professionali collaudati. Per la Banca di Roma lo posso dire con certezza perché me ne sono occupato personalmente, per il Banco di Santo Spirito può senz'altro confermarlo l'avvocato Casella. Non abbiamo mai avuto la preoccupazione di "lavorare a vuoto", poiché quell'attività riguardava istituti di credito che conoscevamo bene. Quindi non abbiamo mai preso in considerazione l'ipotesi di trovarci, per così dire, scoperti.

CARUSO Antonino. Quindi devo intendere che non vi fosse un mandato scritto, cosa che sarebbe stata forse inusuale e contraria alla prassi che regola normalmente i rapporti tra avvocato e cliente. Posso intendere che qualora la proposta avanzata al tribunale di Roma fosse stata respinta - cioè lo studio Casella avesse seguito tutto il percorso delle trattative all'interno della costituenda S.G.R., le relazioni tra i vari futuri soci, e tutta la parte di lavoro riguardante la messa a punto della proposta -, qualora tutto questo lavoro si fosse concluso con un nulla di fatto perché la proposta veniva respinta, devo intendere che lo studio Casella sarebbe stato compensato, per l'opera svolta, dalla Banca di Roma piuttosto che dal Banco di Santo Spirito.

MAUGERI. Verosimilmente sì. Noi abbiamo avuto l'incarico scritto poco prima della costituzione della S.G.R. perché, a questo punto, esisteva un nostro problema quasi personale, nel senso che l'offerta alla procedura è stata fatta e firmata dal professor Casella. A quel punto ci eravamo cautelati avendo a monte un impegno da parte dei soci della S.G.R. (forse ne mancava ancora qualcuno, ma comunque era stata raggiunta la famosa percentuale del 65 per cento dei crediti bancari); a quel punto ci siamo preoccupati di avere qualcosa che fosse stato firmato da tutti perché un domani la procedura non potesse venire a chiedere 2.150 miliardi allo studio Casella.

CARUSO Antonino. Questo mi sembra ragionevole. Siamo nel 1992. Un Ministro delle finanze dell'epoca aveva pensato di "alleggerire" l'aspetto burocratico dell'esercizio della professione di avvocato stabilendo l'obbligo della tenuta del repertorio dei clienti per ciascuna delle pratiche. È stata una delle tante iatture che hanno colpito i professionisti.

Posso chiederle: lo studio Casella come ha repertoriato la pratica "S.G.R. futura" piuttosto che la pratica "Federconsorzi presente" Naturalmente non come S.G.R., perché non esisteva. MAUGERI. Francamente in questo momento non ricordo, dovrei verificare se come Banca di Roma o altro. Onestamente non lo ricordo. CARUSO Antonino. Sempre che questo non infranga l'obbligo di riservatezza dello studio: in quell'epoca, e precedentemente, lo studio Casella aveva rapporti professionali con Roveraro o con società riconducibili al gruppo Roveraro?

MAUGERI. Un collaboratore del nostro studio sicuramente aveva rapporti con AKROS, non so se prima o dopo l'uscita di Roveraro. Dire che avevamo rapporti è eccessivo; come ho detto credo che un collaboratore del nostro studio avesse rapporti con AKROS, non so se prima o dopo Roveraro.

CARUSO Antonino. L'avvocato Giovanni Frau è un collaboratore, non è un associato?

MAUGERI. No.

CARUSO Antonino. Comunque è argomento assonante con la vicenda Roveraro.

MAUGERI. Non so come collocare nel tempo questo rapporto con la AKROS, prima non credo, forse in contemporanea o dopo. CARUSO Antonino. Se l'avvocato Frau è un collaboratore dello studio, non un associato, il suo lavoro per Roveraro era ascrivibile solo a se stesso e non allo studio?

MAUGERI. Al contrario, le prestazioni dei collaboratori vengono evidentemente fatturate dallo studio. Noi abbiamo diversi collaboratori.

CARUSO Antonino. Dunque, nell'ipotesi che AKROS fosse cliente, era cliente dello studio Casella affidata alle cure specifiche di un collaboratore, cioè dell'avvocato Frau.

MAUGERI. Sì, ma non so come collocarlo nel tempo. Sicuramente tramite l'avvocato Frau abbiamo avuto dei rapporti con AKROS e sicuramente le note relative sono state emesse dallo studio perché l'avvocato Frau è un collaboratore.

CARUSO Antonino. I colloqui avuti con il dottor Rosa, rappresentante in Italia delle banche estere, vi hanno suscitato la sensazione che le banche estere, quelle giapponesi in particolare, fossero sorprese del fatto che si era generata una insolvenza a livello fallimentare della Federconsorzi. E se così è, per quale ragione si mostravano sorprese, come argomentavano questa sorpresa?

MAUGERI. Argomentavano detta sorpresa sulla convinzione che Federconsorzi fosse un ente statale o parastastale o comunque un ente in cui in qualche misura l'autorità italiana avrebbe dovuto intervenire garantendone la solvibilità. Direi che la vicenda Federconsorzi, insieme ad un'altra che ora non ricordo e che era avvenuta abbastanza in contemporanea, aveva minato alla base la credibilità del nostro sistema presso le banche estere. Vi sono state riunioni anche molto imbarazzanti; in particolare le banche giapponesi ci ponevano domande assolutamente plausibili su cosa andavano a comprare, su quanto valevano i singoli beni che andavano a comprare, su quale sarebbe stato il piano finanziario e su quale sarebbe stato l'esito economico dell'operazione. Noi ad ogni domanda dovevamo allargare le braccia dicendo che non eravamo in grado di rispondere. La cosa suscitava assoluta indignazione nelle banche giapponesi; questa credo sia stata anche la ragione per cui alla fine hanno deciso di non partecipare.

CARUSO Antonino. Quando le banche straniere esprimevano la convinzione che la Federconsorzi fosse in qualche misura un segmento dell'apparato pubblico si trattava esclusivamente di una convinzione o la argomentavano o addirittura produssero documenti?

MAUGERI. Non produssero assolutamente nulla, anzi il discorso della meraviglia era preliminare, nel senso che a quel punto il dottor Rosa o chi per lui aveva già provveduto a spiegare che non esisteva alcuna garanzia da parte dello Stato, che erano creditori chirografari né più né meno degli altri. Questo era l'approccio da parte loro: si dicevano profondamente indignate della situazione proprio perché ritenevano di essere state attratte da un inganno, ma sapevano già benissimo di non essere in alcun modo garantite dallo Stato. Non abbiamo mai dovuto spiegare loro il perché ed il per come, già lo conoscevano benissimo.

CARUSO Antonino. Il professor Casella nella sua relazione ricordava che nel marzo del 1992 lo studio Casella dette una risposta giuridicamente trasparente, nel senso che propose al proprio mandante, Banco di Roma o Banco di Roma più altri, l'assunzione del concordato preventivo e quindi la trasformazione eventualmente da concordato per cessio bonorum in concordato garantito. Una risposta giuridicamente trasparente che, se fosse stata accolta, probabilmente non ci vedrebbe riuniti in questa occasione odierna o quanto meno questa Commissione si occuperebbe oggi di altri aspetti della questione e non di quelli.

Chi oppose un rifiuto a questa soluzione che era stata proposta e quali furono le ragioni per cui non fu accolta?

MAUGERI. È estremamente difficile ricostruire come da un'ipotesi si sia passati all'altra. Diciamo che già il parere era un parere complesso, nel senso che ci era stato chiesto in particolare di verificare la praticabilità, nell'ambito di una procedura di concordato per cessio bonorum, di una vendita in massa di tutte le attività. Questo era stato l'oggetto principale del nostro studio, da cui eravamo partiti per suggerire l'ipotesi dell'assunzione del concordato, che per legge comporta il trasferimento di tutte le attività del concordato.

Perché tale ipotesi non sia stata utilizzata non so; non ci sono stati dei rifiuti o delle comunicazioni da parte di Capaldo, o di chi per lui, in cui si dicesse che questa forma non andava bene. Francamente a distanza di sette anni non ricordo. Ci saranno stati sicuramente dei colloqui. Non c’era stata comunicata formalmente nessuna presa di posizione; vi sono state delle telefonate e dei confronti di opinione in seguito ai quali, probabilmente, (ma in minima parte è memoria e in massima parte deduzione) si era giudicato estremamente pericoloso andare a farsi carico della situazione passiva della Federconsorzi che nessuno era in grado di garantire.

Come dicevo poc’anzi, addirittura ancora all’atto della stipulazione dell’atto-quadro il commissario candidamente affermò che non era neanche in grado di stabilire se i crediti esistessero o meno. Vi erano una serie di situazioni di questo genere: un esempio che veniva fatto spesso era quello per cui dall'esame della situazione patrimoniale della Federconsorzi risultavano esserci circa 120.000 mucche. Le 120.000 mucche nessuno sapeva più dove fossero, sicuramente non c’erano e nessuno era in grado di precisare dove fossero. La cosa più probabile era che le mucche se le fosse portate a casa qualche consorzio o qualche contadino; questo per darle l’idea della confusione che esisteva nella situazione patrimoniale della Federconsorzi. Allora, la posizione dell’assuntore diventava abbastanza pericolosa proprio perché l’avrebbe portato a dover rispondere di tutta una serie di posizioni difficilmente ricostruibili. E’ chiaro che un intervento di quel genere non avrebbe potuto essere compiuto se non dopo una ricognizione estremamente accurata del patrimonio che gli stessi organi della procedura escludevano di essere in grado di fare. Quindi, credo che sia stata una conclusione dovuta alla necessità di individuare in qualche modo per l’acquirente l’oggetto dell’acquisto, mentre il sostituirsi come assuntore nel concordato avrebbe comportato anche il sostituirsi in questa nebulosa di rapporti giuridici attivi e passivi da cui era difficilissimo uscire.

CARUSO Antonino. Non so collocare ora la vicenda del giudizio di responsabilità promosso dalla procedura di concordato preventivo nei confronti dei periti agronomi che contarono le mucche; forse potrebbe essere successivo; in ogni caso, di fatto, le mucche nell’atto-quadro non compaiono. L’atto-quadro, tuttavia, comprendeva tutto il patrimonio della Federconsorzi per un prezzo definito; dunque rispetto all’ipotesi dell’assunzione, si trattava semplicemente di dare o meno garanzie formali nei confronti di tutti gli altri creditori.

Sosteneva poco fa il professor Casella che le lettere ai creditori partirono in un’epoca successiva e quindi si trattava di dare garanzia a tutti di essere pagati nelle quote concordatarie. Perché quindi e da parte di chi vi è stato il rifiuto a procedere per questa via che - non ho avuto difficoltà a riconoscere - mi sembrava quella giuridicamente più trasparente? Un avvocato, un giurista che deve consigliare ad un cliente, su sua richiesta, come comprare tutte le attività di una procedura concorsuale, risponderebbe divenendo assuntore del concordato, così come fece lo studio Casella.

MAUGERI. Non rammento l’occasione in cui si è abbandonata l’ipotesi dell’assunzione del concordato. CARUSO Antonino. Però, con l’assunzione del concordato voi avreste concluso la vostra opera ed invece dal quel momento l’avete ricominciata da capo.

MAUGERI. Ritengo che per il problema della complessità della ricognizione del patrimonio che ho già esposto, ci sarebbe stato molto da lavorare anche nell’ipotesi del concordato.

CARUSO Antonino. Intendevo dire dal punto di vista della configurazione giuridica del percorso da seguire.

MAUGERI. Anche nella prima ipotesi non era previsto il subentro del Banco di Roma o del Banco di Santo Spirito nella posizione di assuntore del concordato. Quello che era comunque chiarissimo è che doveva trattarsi di un intervento da parte del sistema bancario nel suo complesso e che comuque il lavoro forse più impegnativo era quello di coagulare intorno a questa iniziativa sufficienti adesioni per arrivare al famoso 65 per cento che dicevamo prima. Quindi, questo lavoro doveva essere fatto comunque in quanto probabilmente ci saremmo sentiti dire da parte di tutti gli interessati che non erano in grado di fare delle valutazioni proprio per la "nebulosa" di questo patrimonio che avrebbe comportato anche il rischio di assumersi delle passività sconosciute.

CARUSO Antonino. Nei primi mesi del 1992, dall’inizio dell’anno fino a maggio …

MAUGERI. Scusi se la interrompo. Probabilmente l’inizio dell’attività si trova a metà strada tra quello che sosteneva il professor Casella e quello che affermava il professor Capaldo. La prima traccia evidente della nostra attività in effetti la ritrovo agli inizi di marzo. Si trattava di un parere molto complesso per cui ritengo che ci sia voluto almeno un mese per elaborarlo e francamente non ho trovato nel fascicolo tracce così vecchie per riferirlo al periodo novembre-dicembre 1991. Quindi, probabilmente, l’inizio dell’attività deve essere fatto risalire al periodo tra la fine del gennaio e gli inizi del febbraio 1992.

CARUSO Antonino. Comunque, da quando è iniziata l’attività e fino al giugno 1992, lo studio Casella che tipo di relazioni ha avuto con il giudice delegato al concordato preventivo? Lei mi fa segno di no con la testa forse intendendo dire nessuna ed analoga risposta si può leggere nelle dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Perugia dal professor Casella in sede di sommarie informazioni. Lo stesso professor Capaldo esclude di aver mai incontrato il dottor Greco, giudice delegato al fallimento, eppure il tribunale nella sentenza di omologazione del concordato preventivo mostra di avere una conoscenza esatta del lavoro svolto dal vostro studio in preparazione dell’evento S.G.R.. Poiché devo escludere che il tribunale avesse capacità divinatorie, in qualche misura lo stesso doveva essere tenuto al corrente di quanto stava accadendo sul fronte della liquidazione del patrimonio della Federconsorzi. MAUGERI. La sentenza di omologazione del concordato, depositata il 5 ottobre, porta la data del 23 luglio 1992. In quella sede si fa riferimento – se non ricordo male – all’opportunità di perseguire un’ipotesi di vendita nel complesso anche perchè nel frattempo vi era stata un’indicazione in questo senso da parte di una constituenda società rappresentata dal professor Casella. Sicuramente i contatti avvengono in questo periodo, tra il mese di maggio e quello di luglio 1992. In questo periodo, come rilevavo poc’anzi, si sono tenute diverse udienze, sicuramente tutte verbalizzate, di fronte al presidente Greco. Comunque, per esempio, leggo in questo momento un riferimento ad una nota del 27 maggio fatta pervenire agli organi della procedura dal professor avvocato Mario Casella nella sua qualità di rappresentante dei soci promotori della costituenda SpA. Quindi sostanzialmente il periodo corrisponde; intendo dire che la notizia della redazione di questo programma e gli incontri con il presidente Greco probabilmente risalgono a questa fase. Non ricordo con precisione se ci fossero state già delle udienze o solo la presentazione di quello che fu poi definito "programma Capaldo - studio Casella", per dirlo con certezza avrei bisogno di effettuare un controllo delle date.

CARUSO Antonino. Avvocato Maugeri, premesso che si è molto discusso e sindacato sull'entità del prezzo del patrimonio stabilito in 2.150 miliardi, in questo momento mi preme soprattutto mettere a fuoco un altro aspetto che personalmente giudico molto importante. Nello specifico, vorrei sapere se rispetto alla liquidazione del patrimonio della Federconsorzi, la vicenda della S.G.R. potesse essere considerata in qualche modo già segnata o se, viceversa, si collocò in un ambito di concorrenza tra più eventuali partecipanti. Intendo dire: avevate la sensazione che esistessero altri aspiranti all'acquisto del patrimonio della Federconsorzi? Proprio in tal senso precedentemente ho accennato alle relazioni con il gruppo di Roveraro che sappiamo essere stato uno dei possibili interlocutori.

MAUGERI. No, senatore Caruso, nella fase in cui noi ci siamo occupati della vicenda, non mi risulta vi fossero altri concorrenti, compreso il gruppo di Roveraro e di questo sono assolutamente certo; in ogni caso, non abbiamo mai avuto il problema di confrontare una nostra iniziativa con quella di qualcun altro. Al riguardo, le ripeterò quanto ho già riferito al magistrato della Procura della Repubblica di Perugia da cui sono stato anch'io ascoltato. L'offerta S.G.R. nacque essenzialmente dal problema, che coinvolgeva i maggiori creditori della S.G.R. - di cui ricordo che il Banco di Roma e la Banca Nazionale del Lavoro rappresentavano i soggetti più esposti -, di realizzare in qualche misura il loro credito. Esisteva questo problema perché la voce costante che circolava e che preoccupava molto queste banche, soprattutto le più esposte, era che la liquidazione dell'attivo della Federconsorzi avrebbe potuto essere condotta in modo non efficiente. Alla luce di questi fatti, quindi, quello delle banche principali creditrici era stato individuato come un intervento che avrebbe consentito di razionalizzare e soprattutto di ottimizzare i realizzi dell'attivo della Federconsorzi. Ripeto, un grosso elemento di preoccupazione era rappresentato sia dall'eccessivo dilatarsi dei tempi necessari per la liquidazione della Federconsorzi, sia dalle spese che si sarebbero dovute affrontare (tenuto conto che erano state già impegnate alcune centinaia di miliardi solo per mettere in piedi la procedura e se ne ipotizzava l'esborso di altri 250 fino alla chiusura della procedura stessa).

Inoltre, si riteneva che le banche fossero i soggetti che, con più facilità, avrebbero potuto procurare acquirenti di determinate attività, partecipazioni o complessi immobiliari. In tal senso, quindi, l'iniziativa che poi fu presa venne interpretata come l'intervento di un sistema bancario che, essendo molto esposto nei confronti della Federconsorzi (le banche italiane avevano crediti per circa 1.900 miliardi), si era voluto in qualche modo sostituire agli organi della procedura nell'eseguire la liquidazione. Pertanto, almeno secondo quanto ci fu prospettato, si trattava di un'operazione che non mirava ad un utile derivante dall'acquisto dei beni e da una loro rivendita a un prezzo superiore, bensì di un intervento considerato imprescindibile se si voleva evitare di impantanarsi in una liquidazione che secondo le previsioni sarebbe dovuta andare avanti per decine di anni e con spese enormi. A tale riguardo, ricordo anche che riscontrammo delle grosse difficoltà nel convincere i creditori - per l'esattezza le banche - a fare parte di questa iniziativa, tanto è vero che tutti si tiravano indietro, ed anche quelle banche che per la loro collocazione all'interno del sistema non ritenevano di poter dire di no alla partecipazione, trovavano comunque tutti i pretesti per cercare di limitare la loro partecipazione all'interno della S.G.R. Tanto per fare un esempio, se in base ai tabulati della procedura risultava che una determinata banca aveva 10 miliardi di credito, subito i suoi responsabili si affrettavano a dimostrare che non si trattava di un vero e proprio credito, o per lo meno che lo era solo parzialmente, perché magari una parte di esso corrispondeva ad una garanzia.

Quello che posso dire è che vi era una vera e propria corsa a limitare la propria partecipazione alla S.G.R.

Alla luce di questi fatti, mi permetto di ripetere una considerazione che ho già riferito al magistrato di Perugia e cioè che se fosse stato vero che si era in presenza di un'operazione così speculativa, allora come mai tutte le banche cercarono di schermarsi dietro il famoso limite del 65 per cento? Inoltre, per quale motivo nessuna di esse si offrì di subentrare ad altri istituti bancari? Ripeto, se si fosse trattato di un'operazione così speculativa - come sembrano sostenere alcuni - per quale ragione i soggetti coinvolti avrebbero invece cercato di limitare la propria partecipazione nella S.G.R., dichiarando che ne avrebbero fatto parte solo a condizione che vi partecipassero tutti gli altri ed altresì rifiutando addirittura qualsiasi concetto che non fosse basato su una rigida proporzionalità rispetto ai crediti?

PRESIDENTE. La partecipazione alla S.G.R. non era una rinuncia al credito, questi soggetti restavano comunque creditori. MAUGERI. Certamente, signor Presidente, intendevo riferirmi solo al business dell'acquisto del patrimonio della Ferconsorzi per la somma di 2.150 miliardi. Ripeto, se la generale sensazione fosse stata quella di un'operazione vantaggiosa, si sarebbe verificata una corsa alla partecipazione della S.G.R. Viceversa, come ho già detto, si fece passare questo criterio della proporzionalità della partecipazione alla S.G.R. rispetto all'entità del credito e nessuno dei soggetti volle farsi carico di eventuali partecipazioni non assunte da altre banche.

Riscontrammo, quindi, grossa ritrosia a partecipare alla S.G.R., proprio perché vi era la assoluta convinzione che anche se l'operazione non si sarebbe rivelata un vero e proprio "bagno", ossia un'operazione in pura perdita, l'utile sarebbe potuto comunque derivare solo dal risparmio e dall'efficienza della liquidazione della Federconsorzi. Questa per lo meno è la giustificazione che ci è stata fornita a proposito di questa iniziativa. CARUSO Antonino. Avvocato Maugeri, nel corso delle riunioni svoltesi con i soci della S.G.R., immagino che sicuramente ci saranno state delle fasi in cui, almeno per sommi capi, furono esaminati i cespiti che la S.G.R. sarebbe andata ad acquistare. In particolare, che cosa si disse a proposito dei crediti che Federconsorzi vantava nei confronti dello Stato per gli ammassi (1.080 miliardi circa) che poi nell'atto-quadro vennero valutati simbolicamente una lira? MAUGERI. Senatore Caruso, posso dire che nelle trattative a cui presenziammo non era assolutamente questo lo spirito che animava le partecipazioni che, anzi, corrispondeva esclusivamente alla volontà di partecipare ad uno sforzo comune portato avanti dal sistema bancario. Almeno nelle riunioni a cui abbiamo preso parte, quindi non si procedette mai ad una analisi del patrimonio; si dava infatti per scontato che la somma di 2.150 miliardi fosse a fronte dei beni elencati nella relazione del professor Picardi e su questa base - ripeto - non ci si addentrò mai nell'analisi del patrimonio. Può darsi che ciò avvenisse poi nei contatti interbancari; può darsi cioè che il presidente della Banca nazionale del lavoro illustrasse ai dirigenti della Cassa di Macerata qual era l'entità. Tutto questo però non faceva parte degli argomenti oggetto delle nostre riunioni. CARUSO Antonino. Cita solo per caso la Cassa di Macerata?

MAUGERI. Sì, l'ho citata in maniera assolutamente casuale. Mi sembra di ricordare che fosse una di quelle che partecipavano alla S.G.R. CARUSO Antonino. Se non rammento male la Banca di Macerata è quella che ha erogato il fido alla Federconsorzi un paio di giorni prima del commissariamento.

Farò ora lo stesso esercizio che ho cercato di fare con il professor Capaldo, ossia esaminare la questione non a posteriori, già dunque sapendo come sono andate le cose, bensì a priori. Se tutto fosse andato come avrebbe dovuto, l'operazione realizzata attraverso l'atto-quadro sarebbe stata sostanzialmente un'operazione autoliquidante. Infatti, i picchi di esposizione finanziaria per la S.G.R. erano limitati nel tempo e nelle somme. I futuri soci della S.G.R., quindi gli interlocutori del vostro studio, ne erano consapevoli?

MAUGERI. Nell'ultima fase credo proprio di sì. Infatti, come ho affermato poc'anzi rispondendo ad un'altra domanda, andando avanti nell'operazione risultava l'entità dei realizzi e di conseguenza maturava sempre più forte la sensazione che essi avrebbero dovuto essere detratti comunque dal prezzo. Non aveva senso mantenere fermo il prezzo. Siamo stati convocati più volte dal tribunale di Roma che ci sollecitava a prendere l'iniziativa di un aumento del prezzo, ma il nostro atteggiamento è sempre stato quello di un'assoluta chiusura. Non avrebbe avuto senso però mostrare una chiusura di questo genere e, nello stesso tempo, lasciare uscire una serie di cespiti interessanti. Quindi, nel momento in cui si fece una valutazione di tipo finanziario e prima della stipulazione del contratto si ebbe la sensazione che la prima rata fosse non solo autoliquidante, ma autoliquidata.

CARUSO Antonino. Nel corso dell'attività preparatoria vi eravate preoccupati di valutare, direttamente o attraverso altri soggetti, i possibili aspetti di elusione fiscale dell'atto-quadro o non vi poneste minimamente il problema? MAUGERI. Credo che fosse stata scelta questa forma per minimizzare i rischi fiscali o meglio gli oneri fiscali, evitando così i doppi trasferimenti. Francamente il nostro studio è lontano da problematiche fiscali.

CARUSO Antonino. Era proprio questo che volevo sapere. Mi domandavo se il vostro studio avesse acquisito il parere di un fiscalista sulla non configurabilità di un fenomeno di elusione fiscale nel congegno negoziale che era stato messo a punto. MAUGERI. No, non abbiamo sentito alcun parere. Sicuramente parlammo con il notaio Mariconda dell'opportunità di dar vita ad un atto che non creasse problemi fiscali.

PRESIDENTE. Scusate se mi intrometto, ma vorrei sapere se la procedura posta in essere dalla S.G.R., che di fatto operava come intermediario rispetto alla procedura concorsuale - in pratica la Federconsorzi vendeva a un terzo su indicazione della S.G.R. -, è coniugabile con la normativa vigente.

MAUGERI. Non riesco a capire quale sia l'eventuale ostacolo. E' normale, anche in una compravendita, che l'acquirente acquisti per sé o per persona da nominare. Lo schema è proprio quello di un contratto preliminare, con diritto di una delle parti di designare direttamente un altro acquirente.

PRESIDENTE. Quindi possiamo dire che la S.G.R. era un intermediario.

MAUGERI. No. Ripeto, in qualsiasi schema di contratto di acquisto per persona da nominare, il soggetto che interviene nel primo atto non è sicuramente un mediatore ma una persona che interviene riservandosi il diritto di indicare poi un acquirente. Se compro una casa con l'intenzione di intestarla a mia moglie, anche se sottoscrivo il contratto preliminare non mi posso qualificare come intermediario se il contratto d'acquisto definitivo viene poi firmato da mia moglie.

PRESIDENTE. Comunque, tornando alla mia domanda vorrei sapere come si configura dal punto di vista normativo l'atto-quadro. Siamo passati da una atipicità del contratto ad un contratto tipico quale quello per persona da nominare?

MAUGERI. Non interamente. Era una possibilità prevista, nel senso che si stabiliva che per singoli cespiti venisse indicato un terzo acquirente senza operare il doppio trasferimento. Nulla impediva però che altri cespiti venissero acquisiti direttamente dalla S.G.R. E' probabile, infatti, che diversi beni siano stati acquistati direttamente dalla S.G.R.

PRESIDENTE. Ne conosce qualcuno?

MAUGERI. No. Noi siamo stati completamente tagliati fuori dalla fase successiva, come era giusto che fosse.

CARUSO Antonino. È assolutamente normale - ne convengo - che vi siano degli atti negoziali per persona da nominare; ciò però è meno normale - lei converrà a sua volta - quando uno dei tre punti del triangolo è una procedura concorsuale. Comunque, se è normale che venga stipulato un contratto che poi avrà effetti definitivi in capo a un terzo soggetto, è altresì opportuno interrogarsi sulla sorte, anche dal punto di vista fiscale, relativa alla regolazione dei maggiori valori tra l'atto di partenza e l'atto definitivo. Era questo che intendevo sapere quando le ho domandato se lo studio dell'avvocato Casella, direttamente o tramite terzi, acquisì un parere circa la legittimità di un'elusione fiscale, sia pure limitata.

MAUGERI. No, non ci siamo assolutamente occupati di questa problematica.

CARUSO Antonino. Vorrei sapere - se lo ricorda - quale posizione assunse, nelle ultime riunioni tra i creditori, la Banca Nazionale del Lavoro, che in qualità di futuro partner della S.G.R. ha rivestito un duplice ruolo nella vicenda. Abbiamo accertato infatti che la BNL, oltre a far parte del comitato dei creditori, era anche partner propositivo dell'affare S.G.R.

MAUGERI. Mi sembra di ricordare che l'avvocato de Palma, che nell'intera vicenda ha rappresentato la BNL - non so se anche formalmente nella sua qualità di presidente del comitato dei creditori -, nel momento in cui fu deliberata la vendita dei cespiti alla S.G.R., si astenne insieme ad un altro componente, ricordando la sua posizione di socio della costituenda S.G.R.

Se ben ricordo vi era stata una riunione finale del comitato dei creditori, che mi sembra fosse di cinque membri, nella quale due membri, BNL ed un altro, si erano astenuti (comunque ho le carte relative se possono interessare), due membri avevano votato a favore ed un membro aveva votato contro, precisamente l'avvocato Pettinari per Gherardi. Il comitato dei creditori era composto dall'avvocato Vincenzo de Palma per la Banca Nazionale del Lavoro, dall'avvocato Guglielmo Betto per API, dall'avvocato Angelo Pettinari per Gherardi, dalla dottoressa Barbieri per Fiat Geotech SpA e dal dottor Paolo Riccardi per Pioneer: "Il comitato dei creditori, sentito l'orientamento di tutti i suoi membri e a maggioranza dei propri componenti e con l'astensione dal voto dei rappresentanti di BNL SpA e di Fiat Geotech SpA, decide in conformità". Quindi due membri, BNL e Fiat, si astennero adducendo che avrebbero partecipato alla S.G.R., due membri votarono a favore e l'avvocato Pettinari, per conto della Gherardi, votò contro.

CARUSO Antonino. La domanda mirava a fare chiarezza su di un altro aspetto, cioè a far emergere le singole posizioni di questi soggetti.

MAUGERI. Noi non partecipavamo alle riunioni del comitato dei creditori.

CARUSO Antonino. Lei converrà con me che la circostanza singolare non è tanto il fatto che Fiat e soprattutto Banca Nazionale del Lavoro si siano astenute nell'espressione del voto finale, quanto che i componenti di un comitato che è posto a tutela di tutti i creditori partecipino per un lasso di tempo piuttosto ampio ad una operazione che essenzialmente non è un'operazione di tutti i creditori.

La mia domanda era la seguente: visto che lo studio Casella in qualche modo dirigeva o coordinava i rapporti tra questi soggetti, Fiat o Banca Nazionale del Lavoro sollevarono mai questo problema e, avendolo sollevato, perché decisero non tanto di astenersi in futuro dal voto, che mi sembra ovvio e doveroso, ma soprattutto di partecipare al comitato dei creditori?

In altre parole, nel momento in cui io creditore e componente del comitato dei creditori decido di concorrere all'acquisto non tanto di un bene, ma dell'intera massa delle attività, sensibilità vorrebbe che mi dimettessi da componente del comitato dei creditori, in modo da consentire un rimpiazzo e permettere che quell'organo possa esprimere a tutto tondo la propria funzione. MAUGERI. Questo problema non venne mai sollevato. Fiat non ha mai partecipato alle nostre riunioni e sarebbe difficile qualificarla come uno dei promotori di questa iniziativa.

CARUSO Antonino. Sollevavo il problema soprattutto per la Banca Nazionale del Lavoro.

Ad un certo punto la Procura della Repubblica di Perugia dispose un sequestro sui beni di S.G.R. in forza dell'atto-quadro e poco dopo interviene atto di transazione tra la procedura e S.G.R., con cui viene fatta l'operazione più rilevante: si rinunzia da parte di S.G.R. al complesso dei crediti nei confronti dello Stato per gli ammassi che la stessa aveva comperato. Siamo ad un crocevia di eventi; l'altro evento è quello dell'inizio di tentativi parlamentari legislativi di conferire contenuto a questi crediti, quindi di trasformare le mille lire simboliche in qualche centinaio di miliardi.

Lei prima, illustrando la vicenda, ha affermato di aver garbatamente chiesto a Carbonetti perché lo studio Casella non fosse stato interessato a questa vicenda che pure rappresentava l'aspetto saliente della conclusione di quello scenario giuridico-negoziale. Cosa le rispose Carbonetti?

MAUGERI. Non mi sarei mai permesso di chiedere a Carbonetti come mai si era permesso di fare qualcosa senza lo studio Casella. Semplicemente tra queste due circostanze che lei ha menzionato, cioè il sequestro penale e la transazione, se non ricordo male è intercorso un lasso di tempo non brevissimo ma abbastanza lungo. Noi, come ricordato prima, stipulato l'atto-quadro, non ci siamo più occupati della vicenda, nel senso che abbiamo archiviato fisicamente i fascicoli, credo a gennaio del 1994. Se li avevamo tenuti in piedi fino a quel momento era essenzialmente perché dovevamo ancora quantificare l'attività svolta. Sostanzialmente per noi la pratica è finita nell'autunno del 1993.

Abbiamo avuto notizia soltanto marginalmente, non ricordo se dalla lettura dei giornali, del sequestro penale. Questo ha comportato per noi una richiesta di attività subito dopo, che è quella che prima ricordavo, nel momento in cui il sequestro penale ha comportato anche il blocco civile del trasferimento dei beni. Avevamo preparato un reclamo contro questo blocco del trasferimento dei beni; non ricordo se non lo abbiamo più presentato o se sia stato respinto; prima ho detto che era stato respinto, ora mi sorge il dubbio che non lo avessimo neppure presentato. Lo avevamo sicuramente predisposto e probabilmente è restato lì in attesa di vedere come evolveva la situazione di Perugia.

Comunque per noi l'effetto è stato quello di non avere più contatti. Per questo quando, parecchi mesi dopo, se ricordo bene nell'estate dello scorso anno, è comparsa sui giornali la notizia di una transazione mi è sembrato doveroso da parte mia scrivere due righe al professor Carbonetti dicendo che avevo appreso dell'avvenuta transazione e che quindi ritenevo di poter archiviare anche quel fascicoletto che era stato aperto in relazione al reclamo sul mancato trasferimento dei beni. Il professor Carbonetti ci ha confermato, non ricordo se per iscritto o telefonicamente, che era stata raggiunta questa transazione e che potevamo sicuramente chiudere quel fascicolo; che probabilmente saremmo stati ancora interpellati per questo programma (lei parla di conversione dei crediti, per noi nasceva come rinunzia di crediti nei confronti dei CAP); ci siamo ripromessi di risentirci, ma francamente ciò non è più avvenuto.

CARUSO Antonino. Quindi lei non ci può dire - sarebbe stato interessante - perché nasce questa transazione, qual era la ragione reale di controversia tanto più che quest'ultima doveva ragionevolmente annidarsi all'interno di quel progetto negoziale da voi messo a punto.

MAUGERI. Assolutamente no. Non siamo stati interpellati né abbiamo visto gli atti della causa.

PRESIDENTE. Vorrei concludere questa audizione con alcune brevi domande. Posto che la cifra di 2.150 miliardi non assicurava la copertura del fabbisogno del concordato preventivo, tenuto conto che molte banche creditrici non avevano partecipato alla S.G.R. e che quindi occorreva anche pensare ad esse nell'indicazione della percentuale da soddisfare attraverso il concordato preventivo, di tutto ciò si è parlato con il presidente Greco?

MAUGERI. Mi perdoni, tutte le banche rimanevano creditrici della procedura.

PRESIDENTE. Ed erano sufficienti 2.150 miliardi a soddisfare i termini del concordato?

MAUGERI. Sulla carta probabilmente si. Nel programma che era stato elaborato nel maggio 1992 i 2.150 miliardi avrebbero dovuto consentire il pagamento di una percentuale sicuramente superiore al 40 per cento, circa il 49,7 per cento. Credo in ogni modo che fu una percentuale (che sulla carta risultava da questa offerta di 2.150 miliardi) che avrebbe dovuto portare al pagamento di circa il 50 per cento dei creditori chirografari.

PRESIDENTE. Lei ha affermato che le banche creditrici avevano una certa ritrosia a partecipare alla S.G.R. Le chiedo allora il perché di questa iniziativa e addirittura dell’insistenza nel cercare di coagulare il massimo dei consensi delle banche creditrici da parte della Banca di Roma?

MAUGERI. C' era stato prospettato il terrore dei maggiori creditori riguardo ad una liquidazione derivante da una procedura elefantiaca; per esempio, a distanza di oltre un anno dalla messa in liquidazione, non era stata predisposta nessuna procedura di licenziamento dei dipendenti tant’è che la procedura continuava ad avere un carico di spese che, nell’ottica dei principali creditori (e, comunque, di quelli che ci affidarono questo incarico), avrebbe verosimilmente assorbito tutto l’attivo.

PRESIDENTE. Come mai questa preoccupazione non è stata comune alle altre banche, che pure erano creditrici nella stessa misura e forse anche di più del Banco di Roma?

MAUGERI. Il tentativo era ovviamente quello di far fare l’operazione soprattutto agli altri. Vi era sicuramente un obiettivo comune; però soprattutto le banche che non avevano decine e decine di miliardi di crediti, ma soltanto crediti dell’entità di pochi miliardi, tendevano a lasciar fare l’operazione agli altri. Venivano condivise le motivazioni però, ripeto, vi era una larga preoccupazione che questa operazione non desse un risultato favorevole e che quindi all’incagliamento dei crediti si aggiungessero proprio delle perdite derivanti dall’operazione stessa.

PRESIDENTE. Un’ultima domanda: lei all’inizio, parlando dei consorzi agrari nel cosiddetto piano Casella, è come se avesse sottovalutato il problema dei consorzi agrari in quanto non sembrava essere una preoccupazione dello studio il loro destino. Questo però trova smentita in due note che abbiamo agli atti. La prima è dell’aprile 1992 quando, in una lettera diretta al professor Capaldo con la quale trasmettevate la bozza di progetto diretta al professor Nicola Picardi, si affermava che: "il programma predisposto si ripropone altresì di concorrere al riassetto e alla riorganizzazione del sistema dei consorzi agrari provinciali, in modo da conservare e rivitalizzare strumenti idonei di consulenza e di cooperazione a favore degli agricoltori, ed in una prospettiva di solidarietà e di salvaguardia di pubblici interessi, in sintonia con gli orientamenti manifestatisi in sede governativa e ministeriale". Questo stesso argomento viene rilevato nella successiva nota del 2 marzo 1992 diretta al dottor Geronzi dove in apertura della lettera si dice: "l’avvenuta approvazione da parte dei creditori, con le maggioranze di legge, della proposta di concordato preventivo della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari, se da un lato supera le questioni sulle quali avevo avuto occasione di intrattenermi nel precedente parere, apre ora il problema della individuazione e della scelta di quelle soluzioni che possano tutelare, al contempo, le aspettative del ceto creditorio, e, dall’altro lato, l’operatività del sistema dei consorzi agrari". Quindi questa preoccupazione era stata da voi subito esternata nella fase preparatoria, mentre nell’atto-quadro e negli atti successivi non si parla più di consorzi agrari.

MAUGERI. Più che una preoccupazione questa era …

PRESIDENTE. In altri termini il vostro progetto aveva come obiettivo i consorzi agrari e la sorte finale degli stessi. Nello stesso piano Roveraro questa preoccupazione esisteva, si dirà successivamente perché era appetibile la rete commerciale rappresentata dalla diffusione capillare sul territorio dei consorzi agrari che poteva anche interessare le banche straniere e, in maniera specifica, quelle giapponesi che, nei confronti di questa rete, avevano manifestato interesse che poi, invece, decadde. Questa proposta viene ripresa nelle trattative iniziali dallo studio Casella nei confronti sia del professor Capaldo che del dottor Geronzi dopo di che non se ne trova più traccia. MAUGERI. Diciamo che l’aspetto di una generale riorganizzazione del sistema di finanziamento all’agricoltura era un qualcosa che serviva anche a presentare questo programma, così come sicuramente serviva a presentarlo l’esigenza di mantenere i livelli occupazionali.

PRESIDENTE. Parliamoci chiaro: è stato uno specchietto delle allodole proporre una sorta di salvaguardia dei consorzi agrari che poi fu dimenticata nella fase finale delle trattative della cessio bonorum attraverso l’atto-quadro?

MAUGERI. Non è mai stato oggetto di studio da parte nostra, così come non lo è mai stata l’incidenza dell’iniziativa sui posti di lavoro. Evidentemente queste operazioni andavano anche in quella direzione, ma noi, ad esempio, non ci siamo mai occupati di fare il calcolo tot dipendenti prima e tot dopo. Evidentemente non era un problema che doveva riguardare lo studio Casella così come il problema di utilizzare eventualmente i crediti nei confronti dei consorzi agrari non ha mai rappresentato un aspetto di cui lo studio si è fatto carico e non è mai rientrato nel mandato ad esso conferito. In altre parole si trattava di discorsi visti come una probabile conseguenza favorevole di questa soluzione, ma non erano l’oggetto della soluzione e restavano al di fuori dell’operazione.

PRESIDENTE. Ma come fate a dire che restavano fuori dell'operazione se addirittura nello schema li prospettate come problematiche da affrontare? In seguito il problema fu abbandonato altrimenti l’operazione poteva apparire assolutamente lontana dalle esigenze che qualcuno vorrebbe far risultare credibili a questa Commissione, in pratica che l’operazione fosse di salvaguardia dell’intero sistema; così non era perché altrimenti essa si sarebbe ridotta soltanto ad un recupero crediti, nella forma che ciascuno riteneva più opportuna dal punto di vista normativo, da parte di alcune banche e non di tutte.

MAUGERI. Noi abbiamo visto l’operazione - per quanto essa venga un po’ banalizzata - in questo modo, ma poiché lei usa l’espressione del recupero crediti, diciamo che avevamo avuto mandato da uno dei principali creditori della Federconsorzi di studiare un'operazione che non aveva come obiettivo immediato la ricapitalizzazione dei consorzi agrari o la creazione di una struttura alternativa ad essi, né il mantenimento di posti di lavoro.

PRESIDENTE. Quale era, quindi, l'obiettivo specifico della S.G.R.?

MAUGERI. Il recupero crediti, signor Presidente. Al riguardo, posso dire che quello da noi ricevuto era il mandato di un creditore della Federconsorzi (credo per un ammontare di circa 150 miliardi), che evidentemente riteneva di non poter condurre da solo un'operazione di salvaguardia del proprio credito e quindi di aver bisogno dell'intervento dell'intero sistema bancario per realizzare un'iniziativa del tipo che è ormai a tutti noto. Ribadisco, pertanto, che gli aspetti a cui prima ho accennato - ad esempio quelli occupazionali - non facevano parte degli obiettivi e degli studi che furono commissionati al nostro studio. CARUSO Antonino. Il professor Capaldo, nel corso dell'audizione effettuata da questa Commissione, ha teso in qualche modo a minimizzare il ruolo svolto dallo studio Casella. A tale riguardo, infatti, egli ha dichiarato molto semplicemente che fu nominato un avvocato di Milano sostanzialmente per due ragioni: innanzi tutto, perché le banche creditrici avevano sede a Milano ed in secondo luogo perché gli avvocati romani erano professionalmente coinvolti nelle varie vicende della Federconsorzi. In base alle affermazioni riportate nel resoconto stenografico relativo alla suddetta audizione, il professor Capaldo, dopo aver formulato l'idea da cui poi nacque la S.G.R., ebbe modo di parlarne solo con i maggiori creditori della Federconsorzi, scegliendo di non riferirne anche ai creditori minori nella convinzione che questi ultimi avessero comunque tutta la convenienza nel veder decollare il progetto. Il professor Capaldo, ha altresì dichiarato che, una volta ricevuto l'incarico, l'avvocato Casella si mise al lavoro e che quindi, giunti a quel punto, si disinteressò della vicenda. Debbo dire che da parte mia non ho creduto a tali affermazioni che ho considerato un po' troppo semplicistiche ed immagino - come del resto in parte emerge dalla documentazione - che, viceversa, tra il vostro studio ed il professor Capaldo siano intercorsi degli stretti e stringenti rapporti professionali. Ora, una volta premesso: che abbiamo accertato che lo studio Casella intrattenne rapporti con il professor Capaldo e con altri soggetti che a vario titolo erano rappresentativi di creditori e banche; che siamo al corrente del fatto che il vostro studio ebbe relazioni con i commissari giudiziali, con i commissari liquidatori governativi, con il presidente Greco ed anche con altri membri componenti del collegio del tribunale … MAUGERI. A quali componenti del tribunale si riferisce? CARUSO Antonino. Avvocato Maugeri, questo dato risulta dalle dichiarazioni rese dal professor Casella e riportate nel verbale di audizione del 25 marzo 1997, che ha avuto luogo negli uffici dell'Ispettorato generale presso il Ministero di grazia e giustizia. In tale documento, il professor Casella dichiara: "Io e altri miei collaboratori abbiamo fatto delle riunioni con i due commissari giudiziali professor Picardi e professor Pazzaglia, con i commissari governativi della Federconsorzi, che si sono succeduti nel tempo (dottor Piovano e avvocato D'Ercole). Abbiamo anche fatto delle riunioni in tribunale alcune con il solo presidente Greco, altre con un collegio presieduto da Greco …". Avvocato Maugeri, a quali riunioni ci si riferisce? MAUGERI. Le udienze erano di due tipi: quelle che si svolgevano di fronte al giudice delegato, il presidente Greco, e quelle al cospetto del collegio del tribunale che in questo caso doveva essere composto da tre giudici. A tale riguardo ricordo, tra l'altro, che venivano in qualche modo precettati dei giudici che quindi non erano sempre gli stessi; infatti, talvolta vi era qualche difficoltà a costituire il collegio e quindi si provvedeva ad effettuare una vera e propria ricerca di qualche giudice disponibile nei corridoi del Tribunale. Purtroppo, chi svolge il nostro lavoro sa che queste cose accadono, magari un giudice è già impegnato in un'altra questione o in un altro collegio e quindi è necessario sostituirlo con il primo giudice disponibile. Ma questo è soltanto un aspetto formale; tornando al merito, nei colloqui presso il tribunale fallimentare di Roma l'unico interlocutore sostanziale era in realtà il presidente Greco che in qualche caso, laddove fosse richiesta la presenza del collegio, si faceva assistere da altri due giudici. CARUSO Antonino. In quali casi era necessario tenere un'udienza collegiale? MAUGERI. Ad esempio per l'autorizzazione del contratto è stata necessaria un'ordinanza collegiale; in ogni caso è sempre facoltà del giudice delegato chiedere il parere del tribunale. Esistono alcuni provvedimenti tipici del tribunale in quanto tali, altri, invece, che possono essere adottati anche dal giudice delegato, ma nulla impedisce che quest'ultimo decida di sottoporre una questione all'intero collegio. CARUSO Antonino. Secondo lei queste riunioni, così le definisce il professor Casella nel suddetto verbale … MAUGERI. Si trattava di udienze, le riunioni in tribunale si chiamano udienze. CARUSO Antonino. Avvocato Maugeri, ho anch'io una qualche cognizione di che cosa sia un'udienza. In ogni caso, secondo quanto dichiarato dal professor Casella - per carità può darsi anche che questo verbale non sia rappresentativo delle sue affermazioni, sebbene io conosca il professor Casella da anni, nel corso dei quali non l'ho mai visto sottoscrivere verbali se non dopo averli attentamente letti e valutati - queste udienze erano: "tutte riunioni finalizzate a concordare lo strumento giuridico che consentisse la vendita in blocco". Avvocato Maugeri, a lei sembra che queste possano essere definite udienze collegiali? MAUGERI. Certamente, senatore Caruso, e se vuole posso sottoporle delle copie di provvedimenti collegiali nei quali viene esaminato il progetto e le lettere che il professor Casella inviava agli organi della procedura; a seguito di questo esame, il collegio e quindi il tribunale provvedevano ad emettere delle ordinanze - firmate dal presidente Greco e dai relativi giudici - autorizzando o meno determinate operazioni. CARUSO Antonino. Tuttavia, avvocato Maugeri, a mio avviso credo sia inquietante quanto viene riportato nella dichiarazione resa dal professor Casella, laddove, ripeto, si dice espressamente che si trattava: "di tutte riunioni finalizzate a concordare lo strumento giuridico che consentisse la vendita in blocco". Tutto ciò induce a ritenere che fosse stata predecisa la vendita in blocco ad un soggetto rappresentato dal professor Casella che era parte di queste riunioni. MAUGERI. No, senatore Caruso, non era stata affatto predecisa. Intendo dire che noi non siamo mai andati a proporre al tribunale di acquistare ad esempio la sede della Fedit, in quanto la nostra trattativa ha sempre avuto per oggetto l'intero patrimonio. Inoltre, le riunioni o udienze, che dir si voglia, erano programmate e quindi ci recavamo a Roma sulla base di date di ricevimento prefissate, non si trattava perciò di improvvisate riunioni nei corridoi del tribunale. Lei, senatore Caruso, ha definito inquietante il fatto che avessimo esaminato … CARUSO Antonino. Le ripeto ancora una volta che nella dichiarazione si dice testualmente che si trattava di "tutte riunioni finalizzate a concordare lo strumento giuridico che consentisse la vendita in blocco". MAUGERI. Certo, perché questo era il nostro programma o meglio quello che noi portavamo avanti: la vendita in blocco dei beni della Federconsorzi. Alla fine avrebbe potuto esserci un provvedimento che autorizzava la vendita in blocco - come di fatto c'è stato - o una diversa decisione del tribunale - come abbiamo ipotizzato poc'anzi - volta a non autorizzare quel tipo di vendita.

Comunque, confermo che tutte le riunioni svolte hanno sempre avuto per oggetto la vendita in blocco delle attività della Fedit.

CARUSO Antonino. Non intendo minimamente porre in discussione la legittimità del vostro operato, che essendo di parte è legittimato per principio, ma vorrei richiamare la vostra attenzione sulle seguenti parole "..riunioni finalizzate a concordare lo strumento giuridico che consentisse la vendita in blocco..". Può darsi che la mia conoscenza della lingua italiana sia opinabile, ma esplodendo il concetto a mio giudizio ne deriva quanto segue: primo, si deve vendere in blocco perché questa è la proposta; secondo, si deve vendere alla S.G.R.; terzo, si deve studiare il modo in cui farlo.

MAUGERI. In qualsiasi trattativa esiste un problema di soggetti, di oggetto e di forma del contratto. Erano esattamente gli stessi tre problemi presenti sul tavolo della nostra trattativa. L'elemento singolare era dato dal fatto che la trattativa doveva passare attraverso l'approvazione degli organi di una procedura. Per il resto si trattava di una normale trattativa con un proponente-acquirente, un proponente-alienante e con il problema di studiare la forma più adeguata per giungere a quel risultato.

Francamente non riesco a vedere l'aspetto patologico di questo tipo di approccio, che credo rappresenti un momento fisiologico di qualsiasi trattativa.

CARUSO Antonino. Siamo in sede di audizione e non di valutazione. Volevo semplicemente avere una conferma dell'esistenza di questo scenario.

Oltre ai commissari governativi, al giudice Greco e ad altri giudici componenti il collegio, nel periodo che intercorre tra l'inizio dell'attività, l'omologazione del concordato preventivo prima e la stipulazione dell'atto-quadro poi, lo studio Casella con quali altri soggetti, impegnati anche in modo informale nella vicenda, è venuto a contatto? Qualora la risposta sia negativa, vorrei sapere se da parte del professor Capaldo e degli altri referenti del rapporto professionale siano pervenute delle indicazioni su interrelazioni con soggetti diversi da quelli che ho appena citato.

MAUGERI. Intende dire soggetti aventi una qualche funzione nella procedura?

CARUSO Antonino. No, soggetti che potevano avere un qualche interesse, come precedenti presidenti della Federconsorzi; ma è un esempio "strampalato" che porto solo per individuare un soggetto che comunque abbia una qualche veste nella vicenda.

MAUGERI. Francamente non so chi fossero stati i precedenti Presidenti della Federconsorzi.

CARUSO Antonino. Lei non si recò mai al Ministero dell'agricoltura?

MAUGERI. Mai.

CARUSO Antonino. Non ebbe mai rapporti con persone appartenenti ad organi di controllo della Federconsorzi?

MAUGERI. Mai.

CARUSO Antonino. Non ebbe mai rapporti con esponenti politici o qualche indicazione, da parte del professor Capaldo o di altri soggetti a lei referenti, circa l'esistenza di relazioni di questo tipo?

MAUGERI. Assolutamente mai.

CARUSO Antonino. Quindi - almeno alla luce delle sue risposte - dobbiamo pervenire alla conclusione che la Federconsorzi, una volta avviata la procedura di concordato preventivo, divenne un soggetto totalmente sganciato dalle vicende pubbliche.

MAUGERI. Non so se questa nostra sensazione derivi dal fatto di trovarci a Milano. Lei ha ricordato - giustamente - che il professor Capaldo aveva voluto dei professionisti milanesi. La cosa non è così strana, se consideriamo il fatto che, pur trovandoci a Milano, da almeno 15 anni rappresentiamo la Banca di Roma. Quindi - ripeto - esistendo già un rapporto consolidato, il fatto non è poi così strano. Forse però proprio per la nostra distanza da Roma non abbiamo mai avuto alcuna indicazione di rapporti di questo genere; il che non vuol dire che non vi fossero, ma non vuol dire neanche che vi fossero. Io non glielo saprei dire.

PRESIDENTE. Per concludere, possiamo dire che la vendita in blocco da parte dell'amministrazione giudiziale alla S.G.R. attraverso l'atto-quadro è stata fatta secondo stime legali?

MAUGERI. Direi proprio di sì. Mi sembra di ricordare che all'epoca diverse riviste giuridiche pubblicarono degli articoli nei quali si sottolineava il carattere rilevante dell'operazione, sia dal punto di vista economico che negoziale, con commenti assolutamente favorevoli sulla sua legittimità. Noi stessi quando la studiammo lo facemmo con l'intento di assicurare la praticabilità dell'operazione e non certo il contrario.

PRESIDENTE. Ringrazio l'avvocato Casella e il dottor Maugeri per le preziose informazioni che ci hanno fornito.

Dichiaro pertanto conclusa l'audizione e rinvio il seguito dell’indagine ad altra seduta.

Vi ricordo che l’Ufficio di Presidenza si riunirà domani, alle ore 14, per definire il calendario delle prossime audizioni.

I lavori terminano alle ore 13,55.