Audizioni Commissione d'inchiesta Federconsorzi/49

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Audizione Cuffaro, Caccamo, Venezia

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SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI

XIII LEGISLATURA



COMMISSIONE PARLAMENTARE D’ INCHIESTA

SUL DISSESTO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA

DEI CONSORZI AGRARI







RESOCONTO STENOGRAFICO

49 a SEDUTA

MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE 2000

(Antimeridiana)




Presidenza del presidente Melchiorre CIRAMI




I lavori hanno inizio alle ore 10,05.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Presidenza del Presidente CIRAMI

Audizione dell’assessore all’agricoltura e foreste della Regione Sicilia, onorevole Salvatore Cuffaro, e dei dottori Domenico Caccamo e Giuseppe Venezia

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione dell’assessore all’agricoltura e foreste della Regione Sicilia, onorevole Salvatore Cuffaro, cui spetta, ai sensi del decreto legislativo 7 maggio 1948 n. 789 e dell’articolo 3 della legge regionale 8 luglio 1948, n. 35, la vigilanza sui consorzi agrari siciliani, del dottor Domenico Caccamo, che in passato ha ricoperto l’incarico di dirigente responsabile del Gruppo tutela e vigilanza degli enti pubblici economici in agricoltura, e del dottor Giuseppe Venezia, attualmente responsabile di tale gruppo. Vi informo che il dottor Venezia ci ha comunicato di non poter intervenire alla seduta odierna per motivi di salute. E’ invece presente il dottor Michele Sarrica, capo di gabinetto dell’assessore Cuffaro.

Prima di rivolgere alcune domande ai nostri ospiti, che ringrazio sin d’ora per aver accolto con cortese disponibilità il nostro invito, avverto che i lavori della Commissione si svolgono in forma pubblica, secondo quanto dispone l’articolo 7 della legge istitutiva, e che è dunque attivato, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, l’impianto audiovisivo a circuito chiuso. Qualora da parte dei nostri ospiti o di colleghi lo si ritenga opportuno in relazione ad argomenti che si vogliono mantenere riservati, disattiverò l’impianto audiovisivo per il tempo necessario.

Preciso infine che dell’audizione odierna è redatto il resoconto stenografico che sarà sottoposto, ai sensi dell’articolo 12, comma 6, del Regolamento interno, alle persone ascoltate ed ai colleghi che interverranno, perché provvedano a sottoscriverlo, apportandovi le correzioni di forma che riterranno in vista della pubblicazione negli atti parlamentari.

La Commissione intende, preliminarmente, verificare con voi la condizione giuridica in cui si trovano tutti i consorzi agrari della Sicilia. Vi prego pertanto di elencare i consorzi siciliani e di riferire, per ciascuno di essi, se si trova in bonis, se è commissariato o in liquidazione coatta e, infine, quando sono stati assunti i provvedimenti di commissariamento e di liquidazione.

Mi rivolgo poi con alcune domande all’assessore Cuffaro, per quanto rientra nella sua responsabilità politica, e al dottor Caccamo, per quello che rientra nella sua competenza.

Quali ragioni giustificano o spiegano la durata delle gestioni commissariali e delle liquidazioni? Quali effetti ha avuto sui consorzi agrari siciliani la legge n. 410 del 1999? E’ previsto o possibile un ritorno in bonis di qualche consorzio?

Questa è una prima serie di domande, vedete voi come organizzare le risposte. L’onorevole Cuffaro può dirci da quanto tempo riveste la carica di assessore e può riferirci, per quello che gli risulta, come si è svolta l’attività di vigilanza sui consorzi agrari, per quanto gli compete.

CUFFARO. Signor Presidente, abbiamo predisposto una relazione che lascerò agli atti; vengono specificati, dal momento in cui sono stati commissariati, i consorzi siciliani e i corrispondenti commissari. I commissariamenti risalgono al 1991, forse la gran parte anche a periodi precedenti. Tutto è dettagliatamente descritto nelle tabelle allegate alla relazione che lascio agli atti della Commissione.

Sono assessore all’agricoltura dal 1996. Quando sono arrivato, la situazione dei consorzi agrari era già consolidata. I commissari sono tutti liquidatori, tranne uno, quello di Agrigento, che è commissario governativo. Dall’epoca del mio insediamento c’è stato qualche cambiamento. Per esempio, il commissario di Catania, dottor Puleo, è stato sostituito dal dottor La Spina; il consorzio di Trapani e Palermo è stato diviso in due enti: il dottor Sarrica, capo di gabinetto, è stato nominato commissario per uno dei due consorzi, mentre nell’altro, per ultimo è stato nominato il dottor Mannone.

Potranno essere più precisi i dottori Caccamo e Sarrica, che hanno seguito i consorzi e l’attività di controllo, che rappresenta la funzione più importante dell’assessorato.

Ricordo che l’assessorato si occupa dei consorzi in base al decreto legislativo n. 789 del 1948, con il quale il Governo nazionale trasferiva all’amministrazione regionale il controllo dei consorzi agrari. Abbiamo utilizzato la procedura prevista dall’articolo 12 della legge n. 36 del 1991, che in Sicilia ha regolato il regime di alcuni enti disciolti e cooperative; si tratta di una formula alquanto controversa, quella delle "ex cantine disciolte". In questo contesto sono stati coinvolti anche i dipendenti dei consorzi agrari in liquidazione.

Questa legge poi è stata rivisitata nel 1997 prima e nel 1999 poi e abbiamo rimesso in questo contingente i dipendenti dei consorzi agrari in liquidazione che avessero maturato 15 anni di anzianità.

Questi sono gli atti amministrativi e legislativi a cui ha provveduto la Regione siciliana e l’assessorato all’agricoltura da quando mi sono insediato in detto ramo di amministrazione.

Per quanto riguarda le altre domande, dal punto di vista tecnico, potrà meglio rispondere il dottor Caccamo. Io mi riservo di intervenire nuovamente qualora ci fosse bisogno di aggiungere qualche altra cosa.

CACCAMO. Vorrei precisare che non sono in servizio presso l’assessorato all’agricoltura dal 26 novembre 1998, avendo assolto funzioni di capo di gabinetto all’assessorato alla Presidenza e ora di capo di gabinetto all’assessorato agli enti locali. Sono stato invece preposto al gruppo che allora si occupava della vigilanza sui consorzi agrari, nel periodo 1988-1989; poi il nuovo assessore ha disposto la rotazione dei dirigenti e dei coordinatori e io sono passato ad un altro gruppo di lavoro. Successivamente il collega che mi aveva sostituito è andato via e mi hanno dato l’interinato anche dei consorzi agrari. Nel 1991 sono stato nominato liquidatore del consorzio agrario interprovinciale di Ragusa e Siracusa, al che l’assessore, per evitare che si venissero a cumulare le funzioni di controllore e controllato, ha spostato la competenza della vigilanza in testa ad altro funzionario della direzione. In pratica, mi sono occupato di consorzi agrari "a sbalzi". Questa è la situazione relativa alla posizione giuridica di chi vi parla.

Per quanto riguarda la domanda che ha rivolto il Presidente, in ordine alla situazione dei consorzi agrari con riferimento ai compiti di vigilanza, non posso che ripetere quello che ha detto l’assessore, nel senso che durante la mia "gestione", nell’esercizio delle funzioni di controllo, ho trovato quasi tutti i consorzi commissariati, mentre nel 1991 sono stato uno di quelli che, in relazione agli atti trasmessi dai consorzi agrari, ha proposto di sottoporre a liquidazione coatta amministrativa i consorzi agrari di Ragusa e Siracusa, Enna, Trapani, Palermo e Caltanissetta, mentre il consorzio agrario di Catania e Messina era già stato sottoposto a liquidazione coatta amministrativa nel 1987.

I consorzi agrari sono stati assoggettati alla liquidazione perché, dopo il commissariamento della Federconsorzi e il successivo concordato preventivo, non avendo alle spalle risorse finanziarie, essi si sono trovati a non poter più assolvere ai compiti istituzionali. Va tenuto conto infatti che, come sapete, ope legis i consorzi sono soci della Fedit e, per statuto, quest’ultima ha il compito di concedere finanziamenti - o diretti o attraverso fideiussione - ai consorzi agrari. Considerata l’esistenza del concordato preventivo con cessione dei beni, i consorzi agrari si sono trovati senza risorse, senza forniture di beni, servizi, macchine; pertanto i Cap tutti hanno invocato l’articolo 2540 del codice civile, cioè l’insufficienza dell’attivo ai fini del soddisfo dei debiti maturati.

In definitiva, posso affermare che i consorzi agrari in Sicilia sono andati in liquidazione coatta amministrativa dopo il crollo della Federconsorzi. Tra l’altro, i consorzi agrari hanno dovuto anche "sopportare" tutte le "agevolazioni" legislative che sia il Parlamento nazionale sia il parlamento regionale hanno consentito ai produttori dell’isola una volta per il terremoto, una volta per la siccità, con la proroga della scadenza delle cambiali agrarie. L’impossibilità di riscuotere i crediti vantati ha costretto i Cap a rivolgersi necessariamente o alle banche o alla Federconsorzi. Ripeto, a seguito del crollo della Fedit, i Cap si sono trovati in serie difficoltà.

Posso dare una testimonianza diretta, in quanto sono commissario liquidatore del consorzio agrario interprovinciale di Ragusa e Siracusa. Tale consorzio dal 1994 in poi è sempre andato in utile di esercizio. Come liquidatore, ho operato il secondo piano di riparto e quanto prima opererò il terzo, pagando al 100 per cento i crediti privilegiati e gli ipotecari; dopo di che potrò trattare, o in via extragiudiziale o attraverso le istanze di concordato, per soddisfare i creditori chirografari. Quindi vi è la possibilità di tornare in bonis quanto prima. Certo, il consorzio agrario di Ragusa e Siracusa da solo, una volta tornato in bonis non potrà continuare ad operare se non ci sarà un intervento successivo dell’amministrazione regionale per un riordino della materia, se si intende rendere un servizio al mondo agricolo isolano; occorre pertanto predisporre strumenti normativi che possano consentire a quei consorzi agrari che potranno andare in bonis di avere una continuità nell’attività di servizio al mondo agricolo.

SARRICA. Sullo stato di indebitamento dei consorzi - che mi pare oggetto di una delle domande poste all’inizio - allegate alla relazione troverà, Presidente, le tabelle che riportano l’elenco dei creditori privilegiati e quello dei creditori chirografari dei consorzi siciliani. Dai dati forniti dall’ufficio, che qui vengono allegati, si evidenzia che i creditori privilegiati sono stati quasi per intero pagati dai consorzi, mentre rimangono alcuni residui in capo al consorzio di Catania-Messina e qualcosa su Palermo e Caltanissetta, Ragusa e Siracusa. Diciamo, comunque, che il grosso dei creditori privilegiati è già stato pagato. Per quanto riguarda i creditori chirografari, i consorzi hanno già avviato la liquidazione dell’attivo.

Come è a conoscenza della Commissione, la legge n. 410 del 1999 è in fase d’espletamento dei propri effetti, considerato che l’articolo 8 ha stabilito le procedure per quantificare il debito del Ministero dell’agricoltura nei confronti dei consorzi, particolarmente per quanto riguarda il calcolo degli interessi. Da un paio di mesi è già stata avanzata proposta di transazione da parte del Ministero e i consorzi hanno fatto pervenire al Ministero stesso la disponibilità ad accettare tale proposta che vede, in aggiunta alla quota capitale, il tasso di riferimento maggiorato di 4,40 punti e, secondo il parere dell’Avvocatura dello Stato, una capitalizzazione semplice anziché mista. Ciò consentirà ai consorzi, intanto, di porre fine a un contenzioso annoso e, in secondo luogo, di fare un riferimento preciso a quella che potrebbe essere poi la percentuale da offrire, in un possibile concordato, ai creditori chirografari.

PRESIDENTE. In sintesi, la legge n. 410 del 1999 ha un risvolto positivo sui consorzi agrari?

SARRICA. Sicuramente ha un risvolto positivo in quanto presenta il vantaggio di intercettare l’interesse dei creditori dei consorzi nel momento in cui va a concludersi un contenzioso che, diversamente, sarebbe lunghissimo, considerato che andrebbe a chiudersi solo per la quota capitale. Per il calcolo degli interessi, viceversa, dovrebbe ricominciare ex novo un contenzioso che potrebbe essere lunghissimo. Accettando la proposta appena formulata dal Ministero, che mi pare vantaggiosa, in quanto, come dicevo, riconosce la quota capitale maggiorata del tasso ufficiale di sconto più 4,40 punti e le spese fin qui sostenute, si potrebbe così concludere una vertenza che si trascina da molto tempo.

PRESIDENTE. E’ previsto o possibile un ritorno in bonis di qualche consorzio?

SARRICA. Dalla relazione che l’assessore Cuffaro ha consegnato emerge la possibilità di un ritorno in bonis di alcuni consorzi interprovinciali. Anche questo ha una sua spiegazione. I due consorzi interprovinciali esistenti in Sicilia sono Catania-Messina e Ragusa-Siracusa. Questi consorzi, disponendo di un mercato più ampio di quello provinciale, hanno dimostrato di avere la possibilità di ridurre i costi di gestione e quindi ottenere dei risultati che consentono di ridurre l’indebitamento. Una volta chiusa la liquidazione, possono ritornare in bonis.

Gli altri consorzi provinciali, sono sotto l’attenzione dell’assessorato, che ha già avviato un monitoraggio dell’attività dell’ultimo periodo. Entro breve tempo l’assessorato avrà la possibilità di accertare la loro predisposizione strutturale alla chiusura dell’"esercizio provvisorio", che si prevede possa essere concluso o nei termini previsti dalla legge n. 410 del 1999, quindi nel 2002, o, ove non ci fosse la possibilità di arrivare fino a quella data, di essere decisa anche prima, se non ci sono garanzie sufficienti per la prosecuzione dell’attività stessa.

D’ALI’. Vorrei sapere se le operazioni di dismissione del patrimonio immobiliare della Federconsorzi abbiano inciso sulla vita dei consorzi agrari siciliani. Qual è attualmente la posizione immobiliare dei consorzi agrari siciliani? Tramite quali canali è stata dismessa parte di quel patrimonio?

SARRICA. Posso intanto assicurarle che, per quanto riguarda il consorzio agrario di Palermo, il patrimonio immobiliare era già stato dismesso molto tempo prima che accadessero i fatti cui si fa riferimento. Nel 1967, infatti, con un atto pubblico, il consorzio agrario di Palermo aveva ceduto tutto il suo patrimonio immobiliare alla Federconsorzi, al fine di chiudere rapporti finanziari che aveva con la Federconsorzi stessa.

La dismissione del patrimonio immobiliare della Federconsorzi, per questo consorzio in specie, ovviamente, non ha avuto alcun rilievo.

D’ALI’. Il consorzio agrario di Palermo poteva essere affittuario di immobili di proprietà della Federconsorzi?

SARRICA. In alcuni casi residui, poteva esserlo, ma in tutti gli altri casi il rapporto di affitto è stato chiuso per scadenza contrattuale e quindi le agenzie sono state allocate in altri immobili, che non trovano riferimento con la Federconsorzi.

D’ALI’. Questo vale anche per altri consorzi?

SARRICA. Non conosco la situazione esatta di tutti gli altri consorzi, ma alcuni, come quello di Caltanissetta e quello di Catania-Messina hanno dismesso o per chiusura di rapporto contrattuale di affitto o per morosità. Hanno comunque chiuso i rapporti con la Federazione.

D’ALI’. La Federazione risultava essere la proprietaria di tutti gli immobili destinati ad attività dei consorzi. Che lei sappia, lo era direttamente o tramite società collegate?

SARRICA. Per quello che mi risulta, la Federazione era proprietaria diretta degli immobili.

D’ALI’. Sa dirmi qualcosa della SIART?

SARRICA. No, conosco la SAIIM che è proprietaria di alcuni immobili tenuti in affitto da altri consorzi, anch’essi in fase di liquidazione.

MISURACA. Prendiamo atto che l’onorevole Cuffaro è dal 1996 assessore all’agricoltura e nella sua relazione ha egregiamente spiegato che la vicenda dei commissariamenti in Sicilia parte dal 1991.

Vorrei chiedere agli auditi di indicare se i consorzi agrari siciliani vantavano crediti nei confronti della Fedit, se nei loro controlli hanno verificato se la Fedit ha saldato i consorzi, se ci sono partite ancora aperte in Sicilia.

All’assessore Cuffaro vorrei chiedere un chiarimento. Tutti siamo a conoscenza del ruolo socio-economico svolto dai consorzi agrari in Sicilia, in modo particolare per quanto riguarda gli acquisti e le vendite collettive, ammasso grano e ammasso uva. Ritiene che nel futuro questa funzione possa essere svolta con un rilancio dei consorzi agrari?

Ci sono mai stati tentativi, a livello isolano, per far entrare come soci dei consorzi agrari anche cooperative o consorzi di cooperative, per un rilancio? Viceversa, bisognerebbe provvedere solo ed esclusivamente con l’intervento pubblico?

La domanda seguente è per il dottor Sarrica. Ci avete fornito un elenco dei commissari e vorrei sapere se sono ancora in carica. Per quanto riguarda il caso di Enna, ai sensi del decreto n.1817 del 28 dicembre 1992, il dottor Gaetano Rabbito è ancora in carica o no?

SARRICA. L’onorevole Rabbito è l’attuale commissario liquidatore del consorzio agrario di Enna.

CUFFARO. Siamo convinti del ruolo che hanno svolto i consorzi agrari in Sicilia. Siamo altresì convinti che ci sia ancora uno spazio nella politica agricola siciliana per i consorzi agrari. Lo sforzo degli ultimi anni, infatti, è non solo volto a un possibile ritorno in bonis dei consorzi, ma anche alla possibilità di un loro rilancio nel territorio, dove questi consorzi, sia pure in liquidazione, si stanno dando da fare per aprire sedi periferiche, proprio per far ripartire in Sicilia una macchina che ha svolto un lavoro importante nel passato.

Ci siamo anche posti il problema di prevedere un consorzio di secondo grado, che abbiamo costituito con il nome di COSISA. Unisce i consorzi agrari ed ha come scopo principale quello di rilanciare in Sicilia questo settore, sul quale nei prossimi anni bisognerà puntare. Attraversato e superato in qualche modo il primo momento di grande difficoltà delle liquidazioni, avviato il reinserimento nel territorio di alcuni di questi consorzi, credo sia giunto il momento di rilanciare il consorzio di "secondo grado", che abbiamo costituito per dare respiro a un settore indispensabile, visto il ruolo che i consorzi agrari hanno svolto nel passato e quello che potranno svolgere in futuro.


SARRICA. I rapporti tra i consorzi e la Federazione sono rimasti congelati alla data in cui è stata dichiarata la liquidazione coatta amministrativa dei consorzi agrari: si tratta di rapporti commerciali e finanziari. La Federazione, oltre a rifornire i consorzi di materie prime, macchine, attrezzi, offriva, infatti, anche il supporto finanziario, con lo sconto degli effetti a firma diretta dei consorzi e di quelli ceduti dai consorzi intestatari, firmati dai loro clienti. Questi rapporti – ripeto - sono rimasti fermi e vengono registrati nello stato passivo dei singoli consorzi. Per esempio, a Palermo, l’inserimento al passivo della Federazione è stato subordinato alla copertura diretta al mondo bancario. L’inserimento al passivo è stato richiesto sia dagli istituti di credito titolari degli effetti che dalla Federazione, subordinatamente al pagamento del primo titolare.


CACCAMO. E’ stato domandato se i consorzi erano creditori della Fedit. In realtà, la situazione è esattamente contraria e cioè che i consorzi sono debitori della Fedit.

PRESIDENTE. Il futuro lo abbiamo appreso, ma purtroppo ci dobbiamo occupare anche del passato. Vorremmo sapere in quali forme e con quali modalità è stato ed è esercitato il controllo dell’assessorato sui consorzi; qual è l’ufficio che se ne è occupato e che se ne occupa; se, a seguito di questi controlli, sono state redatte relazioni ispettive. In sostanza, vorremmo sapere come è stata esercitata la vigilanza da parte dell’assessorato sui consorzi agrari.

CACCAMO. Posso rispondere per il periodo in cui ho svolto le funzioni, vale a dire dal 1988; non so come sia stata esercitata la vigilanza dal 1982 al 1988. Una cosa è certa, se l’assessorato all’agricoltura ha sciolto gli ordinari organi di amministrazione di Palermo, Enna, Caltanissetta e Catania prima del 1987, si vede che nell’attività di vigilanza erano emersi elementi che hanno spinto l’organo di vigilanza ad adottare i necessari provvedimenti e a nominare i commissari.

PRESIDENTE. Le motivazioni risultano dai decreti e dalle ordinanze?

CACCAMO. Sì, risultano dai provvedimenti formali: ogni provvedimento deve essere motivato.

PRESIDENTE. Tra le motivazioni…?

CACCAMO. Non le ricordo; io non sono stato commissario straordinario, ma commissario liquidatore. Comunque quei provvedimenti sono stati adottati in base all’articolo 2540 del codice civile.

La vigilanza avveniva attraverso i normali canali previsti dalla legge. Sappiamo che una legge speciale sottrae il controllo dei consorzi agli organi ordinari e li riserva al Ministero dell’agricoltura. Tale funzione, attraverso il decreto legislativo n. 789 del 1948, è stata trasferita alla Regione Sicilia. In seno ai consorzi agrari il controllo interno veniva svolto dal collegio dei revisori, di cui facevano parte i rappresentanti dello Stato, del Ministero del tesoro, del Ministero dell’agricoltura e del Ministero del lavoro. Quindi c’era un controllo interno, specifico. Non solo. In Sicilia c’era una commissione provinciale di vigilanza presso la prefettura che controllava i bilanci delle cooperative iscritte nel registro prefettizio. Gli strumenti erano quelli cartacei: si esaminavano quegli atti che venivano sottoposti all’amministrazione dell’agricoltura secondo legge. In definitiva, cioè, nel caso di commissari straordinari, quando a questi venivano attribuiti anche i poteri dell’assemblea, tutti gli atti deliberativi per legge dovevano essere approvati dall’autorità di vigilanza, che era l’assessorato all’agricoltura.

Per quello che mi riguarda, durante il periodo "ballerino" in cui sono stato al controllo dei consorzi agrari, non ho avuto motivo di attivare la facoltà di ispezione prevista dalle norme statutarie. Non l’abbiamo fatto perché non ne ricorrevano allora le condizioni; non c’erano stimoli in tal senso, perché per fare le ispezioni bisognava essere allarmati da qualche atto. Durante il periodo in cui mi sono trovato alla vigilanza queste situazioni non si sono verificate.

PRESIDENTE. Praticamente non era un controllo sistematico; il controllo veniva attivato soltanto se succedeva qualcosa di patologico.

CACCAMO. In effetti siamo nell’ambito delle cooperative. Le norme statutarie - che poi provengono da uno statuto tipo approvato dal Ministero dell’agricoltura - in relazione al decreto legislativo n. 1235 del 1948 sottoponevano a specifico controllo del Ministero, e quindi dell’assessorato all’agricoltura, per i consorzi siciliani, tutti i poteri demandati secondo le norme del codice civile che vanno dall’articolo 2542 al 2545.

PRESIDENTE. Siete in grado di riferire se, presso gli archivi dell’assessorato, giacciono relazioni ispettive o di controllo oppure esistono solo i provvedimenti che hanno dato luogo al commissariamento o alla liquidazione dei consorzi agrari? La Commissione vuole essere messa a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto l’assessorato a promuovere o la liquidazione coatta amministrativa o il commissariamento.

CACCAMO. Gliel’ho detto, quello che ha spinto l’amministrazione ad adottare i provvedimenti di liquidazione coatta amministrativa riposa nelle relazioni che hanno fatto o gli stessi organi ordinari di amministrazione o il collegio dei revisori. Sulla base di questi elementi, sono stati adottati provvedimenti di assoggettamento dei consorzi agrari alla liquidazione. I provvedimenti adottati ci sono e nelle premesse dei provvedimenti stessi riposano le motivazioni. Se non ricordo male, tutti sono riconducibili all’articolo 2540 del codice civile. Giustamente i consorzi erano preoccupati dello stato di insolvenza a cui andavano incontro.

PRESIDENTE. Noi vorremmo acquisire - e voi ci fareste una cortesia facendocene avere una copia - tutti i provvedimenti che hanno posto i consorzi nella situazione o di liquidazione coatta amministrativa o di commissariamento. Glielo chiedo perché, dato che siamo in Sicilia, e io sono siciliano, desidero sapere se, in questi provvedimenti, possano risiedere eventuali motivi di natura extragestionale e contabile, se cioè ci siano motivi che denuncino un’infiltrazione di natura mafiosa, visto che l’agricoltura in Sicilia molto spesso risulta essere stata condizionata da un aspetto criminale che si chiama mafia.

SARRICA. Ogni provvedimento, così come ha già precisato il dottor Caccamo, nelle premesse rimanda sicuramente a relazioni dei commissari governativi - che ci impegniamo a far giungere alla Commissione non appena le avremo dall’ufficio - che facevano riferimento allo stato debitorio o comunque alla situazione del consorzio che, in quel momento, veniva da loro gestito. Da quelle premesse muovono i provvedimenti di liquidazione. Tutti questi documenti saranno forniti alla Commissione.

PRESIDENTE. La mia domanda andava oltre. Volevo capire se, al di là dell’aspetto formale, ci possono essere stati, dal punto di vista della vigilanza politica sui consorzi agrari, anche aspetti che avessero a che fare con la criminalità mafiosa. Chiedo, cioè, se nei consorzi agrari ci poteva o ci può essere un’infiltrazione mafiosa e quale tipo di strumenti politico-amministrativi abbiamo noi in Sicilia per poter prevenire questo tipo di infiltrazioni.

CACCAMO. Ho detto in premessa che mi sono occupato poco della vigilanza, però per quella che è la mia esperienza, posso dire che i consorzi agrari erano retti dalla Coldiretti. Non credo che nei consorzi agrari ci possa essere stato un interesse da parte della criminalità organizzata. Non credo assolutamente.

CUFFARO. Sono dello stesso parere del dottor Caccamo. Credo che purtroppo in Sicilia il fenomeno mafioso negli ultimi tempi si sia adeguato e attrezzato ad incontrare un’economia più forte. Di conseguenza la cosiddetta mafia dei campi, che nel passato è stata una realtà in Sicilia, credo che ormai abbia ceduto il passo a una mafia più organizzata dal punto di vista economico, che certamente va incontro a mercati più forti. Ritengo, in altre parole, che da tempo in Sicilia la mafia si dedichi ad altre cose, come ad esempio agli appalti e al traffico degli stupefacenti. Per cui, nell’ambito dei consorzi agrari, almeno da quando ci sono io, ritengo di non aver ravvisato fenomeni di collusione o comunque tentativi di accaparramento del settore da parte della mafia, anche perché gli interessi che ruotano attorno ai consorzi agrari negli ultimi anni sono così irrisori da non suscitare l’interesse della mafia. Ripeto, ritengo che, almeno negli ultimi anni, non ci sia un interesse della mafia nei confronti dei consorzi agrari.

PRESIDENTE. Intendevo riferirmi ovviamente al periodo precedente, soprattutto al periodo degli ammassi.

CACCAMO. Se si parla di ammassi andiamo al 1962 e agli anni precedenti. Forse qualcuno di noi non era nemmeno nato nell’amministrazione regionale.

CUFFARO. Se torniamo a tempi così lontani, credo che non solo non sia da escludere ma che ci siano atti giudiziari, processi, sentenze che testimoniano che nel passato qualcosa c’è stato. Non siamo in grado di riportare adesso gli episodi, però credo che ci siano stati interessi mafiosi nel passato. Tuttavia è da un po’ di tempo che questi non ci sono più, soprattutto dopo aver accantonato la politica degli ammassi dei consorzi agrari.

MISURACA. La Commissione ha registrato, a livello nazionale, un ruolo preminente - oserei dire da attori - delle organizzazioni professionali in agricoltura. Vorrei sapere qual è stato il ruolo di tali organizzazioni in Sicilia e se, nella triangolazione Ministero e Aima-assessorato all’agricoltura-consorzi agrari, negli anni dal 1980 al 1990, ci siano stati degli atti importanti da riportare, relativamente ai famosi interventi per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Spesso e volentieri l’Aima concordava tali interventi anche con l’assessorato all’agricoltura; vorrei sapere se, con i consorzi agrari, ci sono mai stati rapporti in questo senso, eventualmente nell’anticipazione di prodotti.

CACCAMO. Relativamente al coinvolgimento delle organizzazioni professionali, mi pare che l’assessore abbia dato una risposta quando ha parlato della costituzione del COSISA. Questo organismo di secondo grado andava oltre i limiti del decreto legislativo n. 1235 del 1948 perché poneva come soci tutte le categorie interessate, ivi comprese le organizzazioni professionali. Mentre con il decreto legislativo n. 1235 del 1948 la qualifica di socio era limitata ad un determinato requisito, quello cioè di essere produttori o imprenditori agricoli, con la costituzione del COSISA il raggio di azione veniva allargato a tutte le categorie interessate, operanti nel settore dell’agricoltura, comprese le organizzazioni professionali.

MISURACA. Cerco di essere più preciso. Che lei ricordi, nella designazione dei componenti dei consigli di amministrazione dei vari consorzi agrari, le organizzazioni professionali agricole quale ruolo avevano?

CACCAMO. Non sono in grado di rispondere.

PRESIDENTE. Per finire, vorrei una risposta alla seguente domanda.

Quale era e qual è l’ufficio preposto ai controlli e chi ne furono i responsabili dal 1982 al 1991? E’ quello il periodo sul quale stiamo svolgendo la nostra inchiesta.

CUFFARO. La risposta alla sua domanda è contenuta nella relazione che abbiamo consegnato alla segreteria, almeno per la parte dei controlli della regione, come ha ricordato il dottor Caccamo. C’era poi il controllo dei bilanci che era demandato alle prefetture, in particolare alle Commissioni provinciali di vigilanza delle prefetture, ai sensi del decreto legislativo n. 1577 del 1947.

PRESIDENTE. Non so se oggi siete stati in grado di soddisfare la nostra richiesta di avere i bilanci e le relazioni ad essi allegate nel periodo in esame.

SARRICA. Alcuni di questi documenti sono stati richiesti e già trasmessi alla Commissione. Per i restanti, gli uffici hanno già acquisito sia i bilanci sia le relative relazioni ed anche le relazioni semestrali compilate dal commissario liquidatore. Ve li trasmetteremo quanto prima, insieme ai provvedimenti di liquidazione coatta richiesti stamattina dal Presidente.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per le notizie fornite e dichiaro conclusa l’audizione.

Ricordo che la Commissione tornerà a riunirsi oggi pomeriggio, alle ore 14, per procedere all’audizione dei dottori Apice e De Virgiliis, componenti, nel 1991, del Collegio giudicante della procedura di concordato preventivo della Federconsorzi.

I lavori terminano alle ore 11.